Collana di San Gennaro tesoro del duomo di Napoli. Foto sul blog 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism

Il Duomo di Napoli e il museo del tesoro di San Gennaro

Non si può visitare Napoli senza sapere nulla di San Gennaro (e del suo tesoro), perché c’è troppa storia tra questo Santo e la città partenopea di cui è patrono.

E’ stato proprio studiando questo Santo che siamo incappati in numerosissime storie divertenti e ora siamo pronti a raccontarvele.

Voi siete pronti a sentir parlare di pittori assassini, di contratti con il divino, di uno dei tesori più preziosi al mondo e, ovviamente, del sangue di questo Santo?

Putti diversamente aerodinamici

Il nostro giro sulle tracce di San Gennaro non poteva che iniziare nel Duomo di Napoli perchè sebbene questa cattedrale sia intitolata a Santa Maria Assunta, è di certo la ‘casa’ di San Gennaro.

Per questo motivo, prima di addentrarci nel vivo della storia, faremo una rapida passeggiata qui intorno.

Come sempre nel nostro paese anche il Duomo di Napoli è una stratificazione di secoli di storia e di architettura. Al suo interno racchiude infatti anche l’ingresso alla Basilica di Santa Restituta.

Questa basilica risale al IV secolo e siccome in Italia siamo sempre stati maghi del riciclaggio fu costruita sopra un preesistente  tempio di Apollo. Anche a Bologna abbiamo visto qualcosa del genere nella Basilica di Santo Stefano che sorge su un tempio di Iside.

Si mormora tra i pettegoli che fosse stato l’imperatore Costantino a farla costruire. Su questo tizio che prima era pagano e poi cristiano se ne sono dette di cose, quindi è meglio diffidare di certe dicerie! Se però volete conoscerlo meglio parliamo di lui in un altro nostro articolo.

Facciata del duomo di Napoli. Foto sul blog 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
Facciata del Duomo di Napoli

Indipendentemente da chi l’abbia voluta questa basilica e il battistero di San Giovanni in Fonte che oggi è accessibile da qui, sono dei capolavori che meritano una visita.

Poiché Napoli ha la brutta tendenza a tremare a seconda degli umori del Vesuvio, e visto che la Basilica è così antica, nel corso del tempo questa è stata ristrutturata più volte. Il suo aspetto attuale è un bellissimo mix tra il gotico e il barocchissimo.

Se vi state chiedendo perche ‘barocchissimo’, sappiate che ci sentiamo di storpiare il termine il presenza di putti volanti dalle forme diversamente  aerodinamiche. Un altro bell’esempio di ‘barocchissimo’ è l’altare di San Giovanni Nepomuceno a Praga.

Basilica di Santa Restituta nel duomo di Napoli. Foto sul blog 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
Vedete, laggiù, come si librano leggeri quei putti?
Putti nella Basilica di Santa Restituta nel duomo di Napoli. Foto sul blog 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
E ora guardiamoli più da vicino: veri modelli dell’aerodinamica, è chiaro!

Il Battistero invece ha mantenuto le sue forme antiche e buona parte dei mosaici del V secolo. La cosa più straordinaria però è quel buco, lì in mezzo, che un tempo era forse ricoperto di marmo.

Ecco, quel buco è il fonte battesimale e per quanto ne sappiamo è il più antico costruito in occidente.

Fateci l’abitudine a sentir parlare di primati perché questo non è l’unico che troverete all’interno del Duomo di Napoli!

Antico fonte battesimale nel battistero di San Giovanni in Fonte a Napoli. Foto sul blog 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
Questo è il più antico fonte battesimale dell’Europa occidentale e il battistero è restaurato benissimo!
Antico battistero di San Giovanni in Fonte a Napoli. Foto sul blog 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
La volta mosaicata del Battistero di San Giovanni in Fonte si è per gran parte conservata intatta

Un Vip qualunque

Per cominciare a parlare di San Gennaro inoltriamoci ora nel Duomo e scendiamo nella Cappella del Succorpo che poi sarebbe la cripta della chiesa.

Questa Cappella fu fatta costruire dal cardinale Oliviero Carafa nel 1497 quando questi riuscì a riportare le spoglie di San Gennaro a Napoli.

Qui bisogna fare un attimo il punto della situazione perché il Gennaro era morto martire nel 305 e già nei primi decenni del 400 si hanno notizie di un vivissimo culto a lui dedicato ma… ehm… al tempo non si badava tanto alla burocrazia e quindi la Chiesa ufficiale si scordò di un piccolo dettaglio. Piccolissimo.

Dovete infatti sapere che nonostante fosse molto venerato, il Gennaro non fu fatto Santo fino al 1586, quasi un secolo dopo che il Cardinale Carafa aveva riportato le sue spoglie a Napoli.

Quindi possiamo tranquillamente dire che questa Cappella fu costruita per ospitare le reliquie di un non-Santo. E se non era Santo allora cos’era? Uno qualunque? Un Vip? Cosa?

Decorazioni della cappella del Succorpo (o cripta di San gennaro) nel duomo di Napoli. Foto sul blog 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
La decorazione della Cappella del Succorpo è… un’altra cosa!

Be’, per essere un posto dove mettere le spoglie di un signor Nessuno bisogna dire che questa Cappella è bella lussuosa ma a suo credito va detto che c’è un motivo per cui i Napoletani hanno lottato con le unghie e con i denti per tenersi il Gennaro-non-ancora-Santo come patrono cittadino.

Questo motivo è molto particolare e va ricercato nelle storie legate a questo non-Santo. Il Gennaro infatti non fu preso e ucciso così, su due piedi, ma ci dovettero lavorare perché era peggio di Bruce Willis in Die Hard, in pratica uno duro a morire.

Tra torture e altre amenità gliene fecero di tutti i colori ma lui, più duro di Rambo, non fece neppure una piega e così, un po’ stanchi di avercelo tra i piedi a fare proselitismo, decisero di buttarlo in una fornace. Ne uscì illeso e senza nemmeno un granello di cenere sui vestiti e questo evento lo rese noto come un Santo ignifugo.

Ora capirete che se uno ogni volta che alza gli occhi si trova davanti un monte sputazzante lava, l’utilità di avere un patrono ignifugo è lampante e che questo sia un Santo o non lo sia è un dettaglio che passa in secondo piano.

Problemi notarili

Arriviamo così a una fredda mattina di gennaio del 1527.

Quel giorno Vincenzo de Bossis si era alzato, come tutti i giorni, e si era preparato per andare al lavoro con un bel sorriso stampato in faccia.

In città c’era la peste, la gente non aveva da mangiare perché la città era assediata e come se non bastasse il Vesuvio era più incazzoso del solito e faceva tremare tutto e allora, viene da chiedersi, che aveva il Vincenzo da essere così felice da alzarsi sorridendo?

Ebbene, dovete sapere che il Vincenzo lavorava in un settore che, allora come oggi, non teme la crisi e questo lo rendeva bello allegro: lui era notaio!

Una Madonna nella Basilica di Santa Restituta nel duomo di Napoli. Foto sul blog 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
Affreschi nella Basilica di Santa Restituta
Basilica di Santa Restituta nel duomo di Napoli. Foto sul blog 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
Interni della Basilica di Santa Restituta (che tanto noi pronunciamo sempre Restituitia… chissà perchè…)

Come saprà chiunque abbia mai avuto bisogno di un tale sciacal… ehm… professionista, il vero lavoro di un notaio è quello di fare una firma a garanzia, mentre tutto il vero lavoro di stesura contrattuale lo fanno dei volenterosi impiegati sottopagati e questo metteva di buon umore il Vincenzo o almeno lo fece finché non ricevette un visita da parte di tutti e sei i Sedili di Napoli.

I Sedili di Napoli erano delle istituzioni che amministravano la città e che derivavano da analoghe cariche già esistenti in epoca greca ma che con il tempo si erano specializzati in varie parti della municipalità.

I rappresentati di cinque dei sei Sedili erano nobili mentre il sesto rappresentava il popolo e poiché si occupavano di cose diverse era raro vederli tutti riuniti.

Il Vincenzo pensò subito che stessero per riversargli in grembo una patata bollente di considerevoli dimensioni e infatti era così:

“Questa situazione in città è insostenibile!” gli dissero “Qui c’è bisogno di un intervento dall’alto ma noi vogliamo delle garanzie, così tu ora ci farai un bel contratto!”

“Un contratto? Tra chi? Con la peste? Con il Vesuvio?”

“Ma no, certo che no! Noi vogliamo fare un contratto con San Gennaro!”

Contratto tra la città di Napoli e San Gennaro nel museo del tesoro. Foto sul blog 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
La domanda permane: ma per San Gennaro, chi ha firmato??
Busto reliquiario di San Gennaro nella sua cappella nel Duomo di Napoli. Foto sul blog 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
Il busto reliquiario di San Gennaro è in oro (mentre gli altri Santi patroni sono in argento) e per questo il Santo è chiamato anche ‘Faccia Gialla’

Nella logica del tempo immaginiamo che avesse perfettamente senso, per un notaio, compilare un bel contratto tra la città e il non-ancora-Santo e così il Vincenzo si mise lì e scrisse tutte le clausole richieste che possiamo riassumere in: 1) Fine della pestilenza 2) Fine della guerra 3) Fermare il Vesuvio.

In cambio ogni sedile avrebbe racimolato diecimila ducati per costruire al non-ancora-Santo una Cappella maestosa, quella che oggi si chiama Reale cappella del Tesoro di san Gennaro.

Il più grande tesoro del mondo

E arriviamo così all’altro primato del Duomo di Napoli, quello del Tesoro di San Gennaro che è anche il più grande tesoro del mondo intero. Qualcuno ha calcolato che sia più prezioso perfino dei gioielli della corona del Regno Unito.

Noi abbiamo visitato entrambi e non facciamo nessuna fatica a credere che il tesoro di San Gennaro valga molto di più!

Cominciamo la visita di questo tesoro proprio dalla Cappella di San Gennaro dove si trova il sangue del Santo.

Se vivete sotto un sasso e non lo sapete ancora, il sangue di San Gennaro è noto per la sua liquefazione. In tre date particolari (il sabato precedente la prima domenica di maggio, il 19 settembre e il 16 dicembre) il sangue contenuto in due ampolle si scioglie e torna liquido come se fosse appena sgorgato dalle vene del Santo.

Sebbene la liquefazione del sangue attiri sempre una gran folla di fedeli e anche di curiosi, l’evento non avviene sempre e quando il sangue resta solido si dice che  sia indice di un periodi di grandi sfortune per la città e da lì il motto/preghiera ‘stai sciolt’ che a Napoli potrete trovare stampato anche su simpatiche magliette.

Ingresso alla cappella e al tesoro di San Gennaro nel Duomo di Napoli. Foto sul blog 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
Ingresso alla cappella di San Gennaro
Cappella del tesoro di San Gennaro nel Duomo di Napoli. Foto sul blog 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
La Cappella di San Gennaro in tutta la sua bellezza

Ovviamente per i Napoletani il più grande dei tesori è proprio questo sangue prodigioso (attenzione! La Chiesa ci dice che è un prodigio, non un miracolo, non sbagliatevi!) e infatti lo si può ammirare solo nei giorni della liquefazione perché per il resto dell’anno viene tenuto sotto chiave in cassaforte.

Si dice che sia la cosa più al sicuro di tutta Napoli perché nella cassaforte ci sono addirittura telecamere che sorvegliano il sangue 24 ore su 24!

La cabala dei pittori

Oltre al sangue, la cappella di San Gennaro è un susseguirsi di capolavori artistici di cui molta parte eseguiti dal Domenichino.

Il Domenichino però, sebbene i suoi progetti per la Cappella fossero piaciuti ai committenti, aveva un grosso difetto agli occhi dei napoletani: era un emiliano!

Che la commessa per la cappella del non-Santo patrono (perché fu costruita che ancora Gennaro non era Santo) fosse stata affidata a uno straniero, ai pittori della zona proprio non andava giù.

Al giorno d’oggi tutti pensiamo che gli artisti siano gente a modino, tutti presi dalle loro elucubrazioni sull’arte, ma al tempo li facevano con uno stampo diverso e infatti molti pittori dell’epoca si radunarono in quella che veniva chiamata la ‘cabala napoletana’.

Questo gruppo aveva come scopo quello di imporre uno stile pittorico napoletano e, per farlo, non esitava a  scacciare i pittori stranieri dalla città, in modo che le maggiori commesse finissero in mano a gente del posto. Detta così non gli si può che dar ragione, anche se forse sui metodi ci sarebbe qualcosa da obiettare.

La decollazione del Domenichino nella cappella di San Gennaro nel Duomo di Napoli. Foto sul blog 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
La decollazione del Domenichino… e non ci sono aerei in vista!
Paliotto di altare in argento nella cappella del tesoro di San Gennaro nel Duomo di Napoli. Foto sul blog 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
Tra i tantissimi tesori della Cappella anche il paliotto dell’altare in argento sa farsi notare!

Il primo che subì pressioni per non eseguire il lavoro pittorico nella cappella fu Guido Reni, o così narrano le leggende. Ricevette dapprima lettere minacciose, poi fu pedinato e minacciato e per finire il suo assistente fu accoltellato. Subito dopo Reni radunò le sue cose e lasciò Napoli.

La Deputazione, l’ente laico che si era incaricato di sovrintendere i lavori della Capella, a quel punto chiamò Francesco Gessi ma dopo poco tempo due suoi allievi sparirono misteriosamente. Le ricerche non servirono a nulla e il Gessi riprese la strada di casa senza indugi.

Il fatto è che la Deputazione stava scegliendo intenzionalmente pittori stranieri per evitare invidie e gelosie tra i maestri napoletani e, fermi sulla loro idea, chiamarono il Domenichino.

Siamo sempre nel ramo della leggenda ma pare che il Domenichino, dopo l’ennesima minaccia, si fosse deciso a  lasciare Napoli nottetempo, lasciandosi alle spalle senza nemmeno una parola sia la moglie che la figlia.

Il Viceré la prese sul personale e fece imprigionare le due sfortunate per costringere il pittore a tornare in città, cosa che lui fece poco tempo dopo rimettendosi al lavoro. Il Domenichino aveva già decorato quasi tutta la cappella quando all’improvviso morì.

Qualcuno dice che fu avvelenato proprio dalla Cabala ma magari fu solo un caso, no?

Insomma, fare il pittore per la Cappella di San Gennaro non era un lavoro per deboli!

Altare del duomo di Napoli. Foto sul blog 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
Altare del duomo di Napoli

L’applausometro

I tesori di questa Cappella però sono ancora tanti e quello che spicca di più è certamente il busto d’oro di San Gennaro che ne contiene la testa.

Questo busto fu realizzato da degli orafi provenzali nel 1305 e viene usato ancora oggi durante la processione in onore del Santo.

Capite però che una città all’ombra di un vulcano abbisogna di una protezione ulteriore e così Napoli si pregia di avere, oltre a San Gennaro, altri 55 Santi (o 56 se si conta anche Maradona, come ci ha detto qualcuno nemmeno troppo scherzosamente):

La seconda città per numero di Santi Patroni è Venezia e ne ha solo 25, chiaro segno che le maree fanno meno paura del vulcano!

Nella Cappella di San Gennaro potrete vedere anche delle enormi statue d’argento che raffigurano gli altri santi protettori ma non tutti sono esposti e molti sono invece nel museo del tesoro.

Interni del museo del tesoro di San gennaro a Napoli. Foto sul blog 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
Il museo del Tesoro di San Gennaro merita di essere visitato anche per i locali che lo ospitano

Capirete bene però che portare in processione ogni volta San Gennaro e altre 55 grosse statue d’argento potrebbe essere un pochettino faticoso, così si è pensato a un metodo per scegliere i Santi che di volta in volta accompagneranno il Gennaro.

La settimana prima della processione nel Duomo si terrà la lettura dei nomi di tutti i 55 santi co-patroni e i presenti potranno esprimere il loro apprezzamento tramite applauso e i più acclamati avranno l’onore di uscire in processione.

Ma perché sceglierne uno piuttosto che un altro? Ebbene, molti di questi sono Santi ‘specializzati’! Per esempio Sant’ Asprenato cura i mal di testa e se in un dato anno ci fosse un dilagare di emicranie probabilmente sarebbe tra i più acclamanti! E su una nota divertente sappiate che molti napoletani sono convinti che l’aspirina prenda il suo nome proprio da questo Santo!

Una mitra val ben un murales

Dopo aver ammirato tutte le opere nella Cappella, potrete inoltrarvi anche nel museo del tesoro. Questa parte del Duomo prevede un biglietto a parte e volendo anche una bellissima audio guida e il nostro consiglio è di prenderla e di concedervi almeno un paio d’ore per scoprire in dettaglio tutti i tesori qui custoditi.

Questa volta non sono  solo tesori artistici ma proprio tesori nel senso di un tripudio di oro e pietre preziose che luccicano tanto da rivaleggiare con il sole!

Avete di certo presente il famoso murale di San Gennaro realizzato dall’artista della street art Jorit, quello che si trova a Napoli in via Vicaria Vecchia. Ecco, in quella rappresentazione il Gennaro ha in testa qualcosa che però non si capisce bene cosa sia.

Quella sarebbe la mitra perché lui, in quanto vescovo (di Benevento… non di Napoli!) viene rappresentato con il simbolo del suo ruolo.

E’ per quello che nel 1713 la Deputazione commissionò all’orefice Matteo Treglia una mitra per adornare il busto con le reliquie del Santo e anche in questo caso, esattamente come per la Cappella, non si badò a spese.

La mitra, che potrete vedere all’interno del museo del tesoro, pesa 18 chili e ha incastonati ben 3.328 diamanti, 168 rubini e 198 smeraldi.

E questo non è il solo tesoro inestimabile che si trova in questo posto perché è in buona compagnia! Ci sono tantissimi altri pezzi quasi ugualmente preziosi ma una menzione speciale va alla collana di San Gennaro.

Foto del murales di San Gennaro dal sito ufficiale di Jorit
Mitra di San gennaro nel museo del tesoro a Napoli. Foto sul blog 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
Il pezzo più iconico del museso di San Gennaro è questa mitra… ma pare che il pezzo più prezioso sia la collana!

Questa collana fu inizialmente realizzata nel 1679 per adornare il busto del Santo ma nel corso del tempo molti regnanti hanno fatto aggiungere delle parti pagandole di tasca propria.

Tra i tanti ci piace ricordare Giuseppe Bonaparte. In ogni altro posto l’arrivo di Napoleone o dei suoi fedeli significava che molte opere d’arte avrebbero preso la via della Francia mentre qui a Napoli, dove Giuseppe regnò per alcuni anni, questo trend fu invertito. La città, invece di perdere qualcosa, ne uscì arricchita da una preziosa croce in smeraldi e diamanti.

E quando diciamo ‘città’ non lo intendiamo come un modo di dire perché, come abbiamo detto più sopra, la Cappella di San Gennaro, e per estensione tutti i suoi tesori, furono commissionati dai Sedili e poi sempre gestiti dalla Deputazione che ne era sua emanazione.

I Sedili non esistono più ma la Deputazione rimane. E’ un organismo laico cura la Capella di San Gennaro e promuove il culto del Santo e tramite la Deputazione questo luogo è ancora oggi proprietà non della Chiesa o di un ente ma dei cittadini di Napoli.

Nel contratto tra il Santo e la città, i napoletani si impegnavano a costruire una Cappella con un finanziamento di sessantamila ducati e invece, già per l’iniziale costruzione, ne furono spesi quasi cinquecentomila. Con tutto il resto che fu aggiunto nei secoli successivi si può tranquillamente dire che la città abbia fatto la sua parte e visto che il Vesuvio non è ancora esploso osiamo dire che pure San Gennaro ha fatto la sua.

L’angolo dello shopping:

(in qualità di affiliati Amazon otteniamo dei guadagni dagli acquisti idonei)

18 commenti

  1. Conosco pochissimo Napoli, ci sono stata una volta sola di passaggio, ma naturalmente conosco la fama di San Gennaro, del suo tesoro e anche del miracolo che si verifica tutti gli anni. Mi riprometto sempre di andare in questa splendida città, ma ancora non ci sono riuscita!

    1. Per noi era la prima volta da turisti a Napoli ed è stata splendida! C’è tantissimo da vedere e l’unica cosa di cui si siamo pentiti è di non averle potuto dedicare più tempo!

  2. Non sapevo tutta la storia del santo non santo Gennaro, e della sua caparbietà a non voler morire! A parte scherzi, nel duomo di Napoli, l’ambiente che ho apprezzato di più è stata la Cappella del Succorpo, stupefacente! Ma anche il barocchissimo non male!

    1. In effetti credo che l’effetto WOW lo vinca la cappella del Succorpo… almeno finchè non si arriva davanti alla mitra e alla collana!

  3. Quando sono stata a Napoli non l’ho visitato ma ora me ne rammarico perché dal tuo articolo ho capito che era una cosa assolutamente da vedere addirittura meglio della corona inglese. Come sempre poi ci hai raccontato la storia del Santo infarcita dalla tua ironia, apprezzo sempre di più i tuoi racconti

    1. I gioielli della corona inglese li abbiamo visti e in effetti la gara è durissima perchè… sluccicano tutti tantissimo!

  4. Il Tesoro di San Gennaro e la storia di come, nei secoli, si è costituito, è davvero incredibile. Sono affascinata dalla storia di Napoli e dal suo legame con San Gennaro, è qualcosa di assolutamente unico al mondo.

    1. Sì, non mi viene in mente un’altra città che sia così legata al suo Santo Patrono ma ovviamente potrei sbagliarmi!

  5. Ma quanti retroscena curiosi e divertenti ruotano intorno a San Gennaro!
    Mi ha divertito anche il modo in cui è stato scritto l’articolo, facendomi scivolare fino alle ultime righe!

    1. San Gennaro in versione Bruce Willis si presta alle storie fantastiche! 🙂

  6. Sono estremamente ignorante in fatto di santi e cose religiose, ma devo dire che la fama di San Gennaro è arrivata anche da me in Piemonte, grazie alla mia maestra delle elementari, di origini napoletane e fedelissima del santo patrono di Napoli. La cosa della liquefazione del sangue mi ha sempre affascinata e anche un po’ spaventata da bambina, ogni volta che la maestra ce lo raccontava. Ma ora che immagino Gennaro come una specie di Bruce Willis la scena diventa decisamente meno spaventosa!

    1. Oh, a questo gliene hanno fatte di tutti i colori e lui ne usciva sempre illeso! Chiaro che aveva la fibra del buon John McClane in Die Hard!

  7. Bellissima storia letta d’un fiato come fosse un romanzo! la mia visita al Duomo di Napoli è stata troppo frettolosa per apprezzare tutta la bellezza e ho assolutamente intenzione di tornare, nel frattempo ti dico che mi sono molto divertita con la storia dei pittori caldamente invitati ad abbandonare la decorazione della cappella!

    1. Eh, i pittori napoletani pretendevano il chilomentro zero molto prima che andasse di moda!

  8. Non sapevo che san Gennaro fosse un santo ignifugo! Non mi sono mai interessata della sua storia sinceramente, nonostante io adori Napoli e le sue tradizioni, e la raggiunga non appena mi è possibile. Seguirò i tuoi consigli e andrò a visitare i luoghi iconici dedicati a questa patrono.

    1. Se non hai mai visto il Museo del Tesoro di San Gennaro io te lo consiglio davvero perchè è… super sluccicoso!

  9. Il Tesoro di San Gennario non l’ho mai visto ma la sua fama lo precede: chi non lo conosce, anche se non è di Napoli? Deve davvero essere straordinario e se penso a tutte quelle gemme e pietre preziose… Mamma mia, la mia mente da mineralogista vaga, vaga e vaga!

    1. Senti maaaa… tu e il padre della Kry siete separati alla nascita per caso? Chiedo perchè entrambi avete subito pensato ai minerali presenti…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Potrebbe anche interessarti...