L'abbazia senza tetto di San Galgano, in Toscana. Foto sul blog di viaggi Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri

L’abbazia di San Galgano e la vicina rotonda di Montesiepi, in provincia di Siena, appartengono a quei posti che tutti gli appassionati dei programmi di Giacobbo (come noi!) dovrebbero visitare.

Il motivo è semplice: c’è la spada nella roccia!

La leggenda ufficiale ci dice che Galgano Guidotti era un giovane cavaliere scapestrato, dedito a ogni tipo di vizio disponibile come ogni giovane che si rispetti.

Solo che gli anni passavano e questo niente, continuava a non voler mettere la testa a posto.

Cartello vicino alla spada nella roccia.
Leggio con spada di fianco all’altare della Rotonda di Montesiepi.

Sua madre gli urlava contro ogni giorno e lui niente, se ne fregava.

La sua fidanzata, timorata di dio, gli diceva che gliela avrebbe data solo dopo il matrimonio per invogliarlo a sistemarsi e lui la ignorava (tanto andava a puttane e quindi non è che gli interessasse poi molto).

Finché era giovane, la situazione era comprensibile ma verso i trent’anni un po’ tutti cominciarono a biasimarlo e lui ancora niente, si fingeva sordo da entrambe le orecchie.

Tutti i suoi conoscenti tanto hanno fatto, tanto hanno detto, che alla fine si è dovuto scomodare l’arcangelo Michele per convincerlo.

A quel tempo una visita personale da parte di un arcangelo non era cosa che potevi ignorare facendo finta di avere il citofono rotto, così a Galgano toccò ascoltarlo.

“Galgano tu diventerai un cavaliere di dio e ti arruolerai nella milizia celeste!” Gli disse l’angelo, sfolgorante di luce divina.

Galgano però la sera prima aveva bevuto forte e così diffidò un po’ di questa visita perché, si sa, quando si beve troppo a volte si vedono cose che mica sono vere e, magari, quello poteva non essere proprio un angelo ma solo il suo amico Elmo, vestito a festa con un paio di ali di pollo sulla schiena…

Così l’arcangelo, un po’ scocciato, suonò di nuovo al citofono e questa volta si assicurò di arrivare quando Galgano era sobrio.

“Senti un po’, ti ho detto che devi abbandonare la tua vita! Dai, adesso prendi il cavallo e seguimi che t’indirizzo io perché tu come minimo, se ti lascio solo, m’inventi che ti si è rotto il navigatore e mi sbagli strada!”

Così Galgano lo seguì in mezzo ai colli ma ancora non era proprio sicuro di non essersi fatto di qualcosa perché, nel tragitto, passarono davanti al Mulino Bianco e Michele cercò di fargli una predica su come l’acqua che cadeva dalla ruota simboleggiasse la caducità delle cose mortali ma il profumo di biscotti appena sfornati, e una gallina parlante di nome Rosita, lo distrasse e Galgano non capì niente.

Rotonda di Montesiepi – Esterno
Spada nella roccia all’interno della Rotonda di Montesiepi.

Arrivarono su un colle cove c’era una piccola cappella rotonda e lì Michele, vedendo che Galgano non ascoltava una parola, arruolò pure Gesù, Maria e tutti gli apostoli per spiegargli la situazione.

A quel punto Galgano cominciò a sospettare che la cosa si stesse facendo seria e prestò un minimo di attenzione e abbandonò la sua vita dissoluta per darsi all’eremitaggio ma tutti i presenti, sapendo che Galgano era uno di cui ci si poteva fidare fin lì, gli dissero:

“Fai una bella cosa. Per non aver tentazioni di tornare indietro pianta la tua spada qui in questa bella roccia.”

Galgano lo fece e con un po’ di eremitaggio a pane e acqua divenne santo.

Questa però è solo la leggenda di San Galgano ma ci dice poco della spada nella roccia e di quello che tutti vogliono sapere, in altre parole se questa storia ha anche solo una minima parentela con quella di re Artù.

E così ecco subito che ci corre in aiuto un’altra storia fantasiosa: quella di San Guglielmo d’Aquitania, un altro cavaliere che divenne eremita. San Guglielmo proveniva dalla Francia e si dice che in realtà fosse il duca d’Aquitania che, durante il pellegrinaggio verso Compostela, aveva finto la sua morte per poi ritirarsi in eremitaggio vicino a Grosseto, non troppo distante da Chiusdino dove abitava Galgano.

Alla corte di Guglielmo c’era un certo Chrétien de Troyes che poi era l’autore di buona parte del ciclo arturiano quindi, dando per buona questa storia, potremmo pure pensare che l’amico ‘Elmo’ (quello con le ali da pollo) avesse raccontato a Galgano alcune di queste storie cavalleresche sentite a corte. Da lì a pensare che si fossero parlati della spada nella roccia il passo è breve… anche se a ben guardare in tutti quei racconti storie la spada nella roccia non c’era mica perché la prima menzione, nelle storie, arriva un po’ dopo la morte di questi due. L’idea però era interessante e quasi credibile, dai!

Intanto che siete qui a vedere la spada di Galgano conficcata nella roccia all’interno della rotonda di Montesiepi, potete anche fermarvi alla vicinissima abbazia di San Galgano che era stata costruita quando il culto del santo era nel suo fiore. Poi, vuoi una carestia, vuoi una pestilenza, aggiungici pure qualche saccheggio, nel giro di duecento anni i monaci cominciarono a sospettare che il posto non fosse poi così propizio ai pellegrinaggi e si trasferirono a Siena.

Da lì l’abbazia cadde in rovina velocemente, aiutata anche dall’abate commendatario cui era stata affidata la struttura che, vedendo che i monaci non avevano la minima intenzione di tornare, zitto zitto si vendette tutto il vendibile, compresa la copertura di piombo del tetto della chiesa.

Nemmeno le rovine si salvarono dalla sfiga che aleggiava su ‘sto posto, infatti sul campanile cadde pure un fulmine.

A quel punto i religiosi abbandonarono ogni pretesa sul posto e quella divenne una bella fattoria in campagna e solo nel 1924 si decise di conservare quanto restava del posto con un restauro conservativo grazie al quale, oggi, possiamo visitare quest’abbazia che è una delle poche in Italia a non avere una copertura, cosa che di solito è invece collegata a posti analoghi ma che si trovano nel Regno Unito.

Abbazia di San Galgano – Navata centrale

E per finire in bellezza il giro, dovete sapere che Galgano non si era drogato male quando pensava di essere passato davanti al Mulino Bianco (anche se forse se ha sentito parlare una gallina…) perché proprio qui sulla strada potete visitare l’antico mulino che era stato usato per gli spot pubblicitari del Mulino Bianco.

Il mulino in realtà sembra essere contemporaneo alla costruzione dell’abbazia, quindi del 1200 o giù di lì, e non è per niente bianco ma in sasso ed era semplicemente stato dipinto per le riprese dello spot diretto da Giuseppe Tornatore (e con le musiche di Ennio Morricone).

L’antico mulino usato per lo spot pubblicitario del Mulino Bianco girato da Tornatore e con le musiche di Morricone.

Per approfondire:

Informazioni pratiche:

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