Scalone del Palazzo Reale di Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato al pop-culture tourism

Il Palazzo Reale di Napoli

Oggi vi parleremo della regina Elisabetta e di suo figlio Carlo. No, non quell’Elisabetta e quel Carlo… questi sono degli altri e la loro storia va a intrecciarsi con un Palazzo Reale che probabilmente aveva pubblicato un annuncio sul settimanale dei reali:

AAA Cercasi un Re

il Palazzo Reale di Napoli infatti, sebbene dal nome parrebbe essere una normale dimora reale, sorse senza ospitare nessun regnante per molti anni. Nonostante questa mancanza però, il palazzo seppe ritagliarsi un posto nella storia della nostra nazione e quindi noi non potevamo non visitarlo!

Quando si va al mercato…

Questa storia comincia nel modo più normale del mondo, con una tizia a caso, la Kry, che va a  fare spesa in mercato.

Ora dovete sapere che la Kry, sebbene abiti insieme al Teo in una sconosciuta frazione della bassa padana, ha l’abitudine di passare  alcuni giorni ogni settimana sui colli, in Valtaro, e di conseguenza è qui, a Borgo Val di Taro, che ogni lunedì va a fare spesa al mercato.

Dopo aver fatto spesa, con le sue borse piene da cui spunta l’immancabile punta di Parmigiano Reggiano appena tagliata, la Kry va sempre a sedersi nel piccolo parco lì vicino, per godersi un momento di ombra e relax.

Siediti lì una volta, siediti lì due volte, dopo un po’ viene la curiosità di sapere a chi è intitolato quel monumento davanti al quale ci si siede, giusto?

Ecco, quello è il monumento a Elisabetta Farnese. Del perché si trovi proprio in quel parco ne parleremo un’altra volta ma intanto sappiate che ESSA è il deus ex machina di questa storia e il filo rosso che collega direttamente Parma e Napoli.

Scalone del Palazzo Reale di Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato al pop-culture tourism
I visitatori accedono al Palazzo Reale di Napoli dallo scalone d’onore che è un biglietto da visita mozzafiato
Scalone del Palazzo Reale di Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato al pop-culture tourism
Un lato dello scalone d’onore in tutta la sua magnificenza

A prima vista non sembra sensata questa cosa, perché Elisabetta era nata a Parma e poi era andata in sposa al re di Spagna quindi Napoli sembra non c’entrare nulla, ma voi portate pazienza e tutto sarà svelato!

L’Elisabetta fu la seconda moglie di Filippo V di Borbone il quale aveva già avuto diversi eredi dal primo matrimonio, cosa che lasciava i figli della Farnese con poche probabilità di arrivare al trono.

Elisabetta però era una con un alta considerazione di sé, visto che era l’ultima dei Farnese e pure l’ultima dei Medici, e così si mise a brigare per trovare un trono libero da appioppare al suo primogenito, Carlo.

Ora voi direte: quindi gli trovò il trono di Napoli? E… no! Così sarebbe troppo facile, troppo lineare! Gli trovò un bel posto da  Duca di Parma e Piacenza.

Il più amato, il più odiato

Non era proprio che il posto di Duca fosse libero, diciamo piuttosto che sua madre insistette per renderlo tale e visto che in quel periodo, era il 1731, il re di Spagna era affetto da una grave depressione, l’Elisabetta faceva a corte il bello e il cattivo tempo.

Così il sedicenne Don Carlo fu spedito a prendere possesso del Ducato di Parma e Piacenza e, per il suo arrivo in città, fu anche allestito uno spettacolo al Teatro Farnese, un posto ben poco usato a causa degli alti costi che prevedeva.

Sua madre Elisabetta però non aveva un’affezione così forte verso al sua terra natia da non capire che il Ducato era ben poca cosa rispetto ad altri regni più prestigiosi così, solo tre anni dopo, ordinò al Carlo di mettersi in marcia verso Napoli.

Elisabetta ambiva a riportare sotto il controllo spagnolo il sud della penisola e appena intravide l’opportunità di insediare il suo primogenito sul trono di Napoli, la colse al volo. Il Carlo ovviamente non ne fu per nulla dispiaciuto.

Quelli che invece se ne dispiacquero oltremodo siamo noi parmigiani perché il Carlo fece trasferire nella sua nuova residenza tutta la prestigiosa collezione Farnese che si trovava a Parma e a noi restò molto poco.

Era nei suoi diritti in quanto erede dei Farnese e suo fratello, che qualche anno dopo e sempre grazie alla madre intrigante riuscì ad accaparrarsi il Ducato, si dovette ricostruire una collezione partendo quasi da zero e secondo noi un paio di maledizioni gliele tirò.

Scalone del Palazzo Reale di Napoli. Foto in notturna sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato al pop-culture tourism
Siamo usciti dal Palazzo Reale che era quasi buio e abbiamo potuto vedere lo scalone ‘in notturna’
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Dall’altra parte della storia però c’era Napoli che, dopo due secoli di dominazione straniera, con l’arrivo del Carlo tornò ad essere un regno indipendente, pronto a rifiorire sotto le attenzioni dei Borbone.

A noi comunque rode ancora e se volete sapere quanto, leggetevi il nostro articolo dove parliamo del Glauco Lombardi, quello che si prodigò per farci riavere qualcosa di tutte le opere che passarono per Parma per poi involarsi verso altri lidi!

Cortile del Palazzo Reale di Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato al pop-culture tourism
Il cortile interno del Palazzo Reale di Napoli
Galleria del Palazzo Reale di Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato al pop-culture tourism
Un dettaglio dei soffitti della galleria del Palazzo Reale di Napoli

L’annuncio era la solita sòla…

I lavori di costruzione del Palazzo Reale di Napoli furono iniziati nel 1600 sotto il viceré Fernando Ruiz de Castro per ospitare Filippo III d’Asburgo che avrebbe dovuto visitare Napoli.

Si era scelta la zona che aveva il miglior panorama possibile, vicino al mare e a vista del Vesuvio, e il palazzo crebbe in fretta grazie al suo architetto, Domenico Fontana.

Sala del trono del Palazzo Reale di Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato al pop-culture tourism
La Sala del Trono non è quella dei tempi di Carlo ma è di molto successiva

Nonostante gli sforzi fatti il re purtroppo non soggiornò mai a Napoli e il Palazzo rimase ‘reale’ solo di nome e, dopo essere stato completato, rimase disabitato e abbandonato per lungo tempo.

Quando, nel 1734, il Carlo arrivò a Napoli queste cose non le sapeva e così si diresse verso il Palazzo Reale. L’aspetto esterno faceva ben sperare ma all’interno il Palazzo era fatiscente.

Per sua fortuna mentre scendeva verso Napoli, Carlo si era fermato a far visita al suo parente, Gastone de’ Medici, che saggiamente gli aveva affiancato una specie di consigliere, tale Bernardo Tanucci.

Il Bernardo era un tipo scomodo che credeva fermamente in idee assurde, tipo che secondo lui la chiesa doveva pagare le tasse allo stato.

Secondo noi il Gastone era ben felice di togliersi dai piedi quella testa calda del Bernardo e, da parte sua, il Carlo se lo prese volentieri perché gli stava simpatico.

Al loro arrivo a Napoli fu proprio il Bernardo a dare disposizioni per il rinnovo completo degli arredi del Palazzo Reale che, dopo il suo intervento, in breve tempo divenne abitabile.

Vista la situazione, il Carlo si premurò poi di adattare il Palazzo, che adesso meritava davvero l’appellativo di Reale, alle sue esigenze. Fece aggiungere due nuove costruzioni: l’appartamento del maggiordono e l’appartamento dei principi reali… ma di principi reali non ce n’erano e, nonostante l’impegno del Carlo e del Bernardo, al palazzo mancava un tocco femminile.

Potere alle carampane!

Ora che il figlio Carlo aveva un bel titolo e un bello staterello tutto suo, l’Elisabetta pensò fosse giunto il momento di appioppargli pure una moglie.

Ci voleva la ragazza giusta, una di buoni natali e che portasse anche delle sane alleanze, ovviamente. Prima puntò gli occhi sulla giovane Maria Teresa d’Asburgo ma quella, già al momento del suo battesimo, era stata destinata a un regno tutto suo e quindi non andava bene.

Fu offerta in sposa al giovane Carlo la figlia del re di Francia ma l’Elisabetta portava un certo rancore verso i francesi e non ne volle sapere. A quel punto che cosa fare?

Visto che il giornale di annunci sul quale il Palazzo Reale di Napoli aveva pubblicato la sua richiesta di un nuovo re non aveva l’angolo dei cuori solitari, Elisabetta dovette procedere ad utilizzare il metodo classico.

Galleria del Palazzo Reale di Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato al pop-culture tourism
Siamo solo noi o è impossibile resistere alle foto con gli ‘sluccichi’?
Una porta nel Palazzo Reale di Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato al pop-culture tourism
Una bellissima porta decorata all’interno del Palazzo Reale di Parma

Ora, se voi non siete madri intriganti, o nonne arcigne, probabilmente questo metodo non lo conoscete ma noi siamo qui per spiegarvelo. Prima di tutto bisogna mandare gli inviti per una merenda con canasta alle amiche.

Attenzione! Le amiche non devono essere vere amiche, solo tizie con le quali si finge di essere amiche! Questo è un punto importante. Bisogna tra l’altro accertarsi prima che ognuna di loro abbia numerosa figliolanza e nipotanza.

All’arrivo delle invitate si passa a far servire una merenda leggera e poi, con la scusa che fuori fa freschino, si introduce nei calici delle non-amiche una generosa quantità di alcol dal gusto sfacciatamente dolce.

 Non appena tutte sono sulla buona strada verso la sbronza allegra si colpisce con la frase ad affetto “Ah, il mio Carlo! E’ tanto un bel ragazzo! Certo, ha un naso importante ma si sa cosa si dice degli uomini con il naso grosso, no?”

Da lì in poi la cosa procede nel modo più naturale possibile e le suddette carampane, leggermente alticcie, cominceranno a tirare fuori dalla borsetta i ritratti delle loro giovani protette, più che pronte a vantarne le virtù.

La campionessa indiscussa di ‘vanteria’ risultò essere Guglielmina Amalia, la vedova dell’Imperatore Giuseppe I che, manco a farlo apposta, aveva una bella nipotina da accasare.

Fu così che venne scelta come moglie di Carlo la giovanissima Maria Amalia di Sassonia.

Teatro di corte del Palazzo Reale di Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato al pop-culture tourism
Il teatrino di corte durante la Seconda Guerra Mondiale fu usato come cinema dai soldati alleati e fu anche bombardato… ma lo hanno ristrutturato bene!
Salone del Palazzo Reale di Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato al pop-culture tourism
Una delle sale del Palazzo Reale di Napoli

Nuora e suocere: nessuna nuova

Maria Amalia fu spedita a Napoli che aveva solo tredici anni ma parlava già tre lingue, traduceva dal latino, disegnava e suonava con perizia ed era una fanatica della caccia. Era pure belloccia, cosa che non guasta mai.

Certo, c’era il piccolo problema che non era ancora abbastanza grande da dare dei figli al Carlo e lui, mentre aspettava che Maria Amalia crescesse, scoprì che era pure simpatica e che andavano d’accordo come il pane con la nutella.

Fu un’unione felice e con il tempo i figli arrivarono in numero esorbitante ma le gravidanza non tennero lontana la Maria Amalia dalla vita di corte anzi, tutto il contrario.

Come prima cosa decise di dare una spintarella alla carriera del Bernardo perché a lei le sue idee rivoluzionarie, che prevedevano di svecchiare un po’ il regno cacciando i gesuiti, parevano valide. Come seconda cosa si circondò di donne influenti che in breve furono chiamate “il partito della regina”.

Tutte insieme queste donne decisero di fare pressioni per rendere il regno di Napoli neutrale nelle grandi guerre europee e cercarono di limitare le imposizioni che arrivavano dalla Spagna, in particolare quelle dell’Elisabetta che, nel frattempo, era diventata di fatto reggente in nome del marito infermo.

Cappella Reale del Palazzo Reale di Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato al pop-culture tourism
La cappella del Palazzo Reale di Napoli

Insomma, come nelle migliori storie, nuora e suocera si vedevano come fumo negli occhi.

Quando il marito di Elisabetta morì e salì al trono il figlio del primo matrimonio di suo marito, lei perse gran parte del suo potere e fu messa in disparte mentre a Napoli Maria Amalia ebbe campo libero.

Carlo e Maria Amalia riportarono Napoli ai fasti del passato ma purtroppo il loro regno non durò quanto avrebbe potuto perché il fratellastro di Carlo, che era re di Spagna, morì senza eredi e lui si imbarcò con la moglie per raggiungere il suo nuovo regno.

Sala del Palazzo Reale di Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato al pop-culture tourism
Una delle magnifiche sale del Palazzo Reale di Napoli
Lampadario nel Palazzo Reale di Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato al pop-culture tourism
Uno dei meravigliosi soffitti affrescati del Palazzo Reale di Napoli

Alla fine il sogno dell’Elisabetta di vedere il suo primogenito sul  trono di un grande regno si avverò, quindi tutto è bene quel che finisce bene, no?

In più il Palazzo Reale di Napoli, dopo di allora, non ebbe più bisogno di mettere annunci perché rimase nelle capaci mani del Bernardo che governò a lungo sulla città in nome di Carlo.

Dopo di lui si susseguirono molti altri regnanti e ognuno di loro lasciò la propria impronta su quel Palazzo ora davvero Reale… ma quelle sono altre storie…

4 commenti

  1. Ho visitato Palazzo Reale durante uno dei miei ultimi viaggi a Napoli e l’ho trovato meraviglioso. Da lassù poi si gode anche di una magnifica vista su Piazza del Plebiscito, il che non guasta.

    1. In effetti la vista su Piazza del Plebiscito era fantastica… ma c’era troppo da dire sulla piazza in sè per poterne parlare adeguatamente in questo articolo!

  2. Bellissima storia come sempre che mi ha fatto venire voglia di visitare il Palazzo Reale di Napoli che non avevo proprio considerato. Mi è piaciuto molto l’intervento delle “carampane” che questa volta sono state capaci di trovare la vera anima gemella del povero Carlo

    1. Eh, quel trucco lì di trovare l’anima gemella alle carampane non riesce sempre! Il Carlo è stato fortunello!

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