Nave da guerra della WWII alla USS Alabama Battleship Memorial Park (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism.

USS ALABAMA Battleship Memorial Park

Stavamo percorrendo Interstate 10 cantando a squarciagola ‘Sweet home Alabama’ da quando avevamo passato i confini di quello stato, quando ci è caduto l’occhio su una roba ENORME.

 C’era una nave da guerra proprio lì, a lato strada, e a noi subito è venuto da chiederci il perché, visto che non ci sembrava che quella fosse una base militare.

Abbiamo subito controllato sul fido Google Maps, e abbiamo scoperto che si trattava della nave da guerra USS Alabama e che quello era il Memorial Park omonimo.

E vuoi non fermarti a visitare una vera nave che ha preso parte alla seconda guerra mondiale e dove hanno girato diversi film?

Tutta colpa degli italiani

La storia della USS Alabama comincia in tempo di guerra, in quanto fu costruita tra il 1940 e il 1942, ma i suoi inizi furono relativamente tranquilli perché fu dislocata nel mare del nord.

Passeggiava avanti e indietro per quei posti freddi e lontani dagli scontri più violenti della guerra proprio per colpa nostra.

Gli inglesi stavano organizzando lo sbarco alleato in Sicilia e tutte le loro navi erano già pronte per quello, quindi non ne avevano abbastanza per fare da scorta ai convogli artici diretti verso la Russia. Così, chiesero un “prestito” agli Stati Uniti, che inviarono la nuova e scintillante USS Alabama appena uscita dal cantiere navale.

Si sperava che questa nave, insieme alla sua “gemella” South Dakota, potesse tenere in scacco la temibile corazzata tedesca Tirpitz, che sorvegliava quel tratto di mare e stava causando più di un grattacapo alla marina di Sua Maestà.

Quando però venne il momento di sbarcare davvero in Sicilia, gli Alleati pensarono fosse il caso di distrarre le forze nemiche.

Cartello stradale 'Sweet Home Alabama' durante il nostro viaggio in USA. Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism.
Uno vede il cartello e subito partono i Lynyrd Skynyrd
Cannoni della nave da guerra della WWII alla USS Alabama Battleship Memorial Park (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism.
Anche se ormai ‘tappati’, i cannoni fanno una certa impressione

Qualcuno probabilmente suggerì un bel contingente di ballerine scarsamente vestite, ma invece si preferì optare per altro.

L’Alabama fu messa al centro di una dimostrazione militare e la speranza era di riuscire a raggiungere il doppio obiettivo di distrarre il nemico facendogli pensare che stava succedendo qualcosa a nord e magari attirare la famigerata Tirpitz.

O il grafico che aveva realizzato i volantini per la dimostrazione militare si era dimenticato di includere la solita pin-up pettoruta, oppure qualcuno si era dimenticato di invitare i tedeschi. Fatto sta che questi ultimi rimasero in porto scarsamente interessati agli affari dell’Alabama. Dopo questo spettacolo a teatro vuoto, l’Alabama tornò negli Stati Uniti.

Arruolati e vedrai il mondo!

Mai slogan fu più vero perché i militari americani durante la seconda guerra mondiale si sparsero in ogni angolo del globo e alcuni di essi ci arrivarono a bordo dell’Alabama che dopo un pit-stop in patria salpò le ancore in direzione dell’oceano pacifico.

Noi italiani pensiamo sempre di essere abbastanza ferrati sulla Seconda Guerra Mondiale perché si svolse in buona parte in casa nostra ma ci scordiamo spesso di quella parte di mondo che fu ugualmente travolta da quegli eventi come, per esempio, le isole del Pacifico.

Se diciamo Normandia a qualcuno penserà subito al le spiagge dello sbarco ma se diciamo Guam, Kiribati, Palau la prima cosa che viene in mente sono vacanze al mare su paradisiache isole tropicali e nessuno sembra ricordare che la guerra arrivò anche su quelle isolette lontane.

Eppure gli scontri sulle Isole Gilbert e Marshall furono feroci e comportarono ingenti perdite sia per lo schieramento americano sia per quello giapponese.

Fianco della nave da guerra della WWII alla USS Alabama Battleship Memorial Park (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism.
Le foto non rendono l’idea delle sue dimensioni
Cannoni della nave da guerra della WWII (USA) alla USS Alabama Battleship Memorial Park. Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism.
Tra i cannoni e il cielo grigio è tutto molto drammatico…

La USS era una cannoniera e fu inviata a scortare le portaerei che si unirono alle battaglie in quelle isole lontane. Aveva un ruolo cruciale in quegli scontri perché doveva proteggere le altre navi e gli aerei che trasportavano dagli assalti nemici e abbatterli prima che arrivassero a destinazione.

A quanto pare deve aver fatto un buon lavoro perché proprio sulla nave ci sono dei simboli che ci facciano pensare che quello sia il conteggio dei nemici abbattuti… non ne abbiamo l’assoluta certezza ma così a occhio il disegno dell’aereo con tutto le bandiere di guerra giapponesi ci danno quell’idea.

Dopo aver conquistato le isole Gilbert e Marshall, l’offensiva americana avanzò nella regione che i giapponesi chiamavano la Zona di Difesa Nazionale Assoluta, poiché si trovava all’interno dell’area da cui i bombardieri avrebbero potuto raggiungere Tokyo.

E così l’Alabama fece rotta verso nuove battaglie.

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La valigetta del Destino

Che durante una guerra gli imprevisti siano all’ordine del giorno è un dato di fatto, ma ora vi parleremo di una serie di circostanze fortuite che sembrano avere dell’incredibile.

Dovete sapere che il piano del Giappone non era tanto quello di battere gli Stati Uniti grazie alla superiorità in battaglia ma quello, ben più realistico e sulla  carta realizzabile, di infliggere ai nemici perdite tali da indurre l’opinione pubblica americana a chiedere al governo la pace. Per realizzare questo piano serviva un’unica battaglia decisiva che colpisse con forza l’immaginazione popolare. L’ammiraglio Yamamoto era l’unico che sembrava nutrire perplessità su questo piano.

Ammiraglio Yamamoto nella bacheca al USS Alabama Battleship Memorial Park (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism.
Nelle bacheche molte sono dedicate ai nemici giapponesi
Una bacheca sulla nave da guerra della WWII alla USS Alabama Battleship Memorial Park (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism.
Nelle bacheche sulla nave si trovano molti oggetti e ‘memorabilia’ della seconda guerra mondiale

Dall’altra parte dell’oceano però gli americani rodevano di rabbia per Pearl Harbor e incolpavano di quell’attacco proprio ammiraglio Yamamoto. Quando nel 1943 i servizi di intelligence statunitensi ottennero le informazioni sui piani di volo dell’aereo di Yamamoto, non ci pensarono su due volte e attuarono ‘l’operazione vendetta’, abbattendo il trasporto dell’ammiraglio e uccidendolo. Con lui però morirono anche le perplessità sul piano dell’unica battaglia decisiva.

A Yamamoto succedette l’ammiraglio Koga che finalizzò la strategia e la battezzò ‘piano Z’. Aveva con sé la valigetta con il piano quando il 31 marzo del 1944 il suo aereo entrò in un ciclone e si schiantò.

Tranquilli, perché una copia del piano Z era in mano al suo vice ammiraglio Fukudome, che però stava volando su un aereo che accompagnava Koga e che entrò nello stesso ciclone, schiantandosi.

Fukudome sopravvisse ma la valigetta con il piano andò dispersa. Così dispersa che tempo zero ce l’avevano già in mano i guerriglieri filippini che non ci pensarono due volte e la passarono agli americani.

A quel punto, con tutti i piani nemici in mano, gli americani avevano un buon vantaggio e il resto lo fece l’Alabama quando, il 19 giugno del 1944, fu la prima ad individuare gli aerei nemici in avvicinamento e a dare l’allarme alla flotta che si preparò al combattimento per quella che sarebbe diventata nota come ‘Battaglia del Mar delle Filippine’. Spoiler: i giapponesi non vinsero quell’unica battaglia decisiva che tanto agognavano.

Farmacia sulla nave da guerra della WWII alla USS Alabama Battleship Memorial Park (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism.
La farmacia di bordo
Spaccio sulla nave da guerra della WWII alla USS Alabama Battleship Memorial Park (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism.
Spaccio a bordo dell’Alabama

Tra Starblazer e Star Trek

Il titolo di più grande battaglia navale della storia se lo contendono diversi scontri ma quella che si svolse nel golfo di Leyte tra il 23 e il 26 ottobre del 1944 fu sicuramente la più grande per numero di persone impegnate (oltre duecentomila) e fu l’ultima tra navi corazzate.

Manco a dirlo l’Alabama era lì e partecipò come scorta ma non subì nessun danno, perché a quello ci pensò Cobra, un tifone che affondò altre tre navi, a spedire la nostra corazzata in riparazione.

La rimisero in forma giusto in tempo per mandarla a Okinawa, la battaglia anfibia che ottenne la nomea di più sanguinosa tra quelle combattute nel pacifico, con la perdita di centocinquantamila vite umane.

Se gli scontri sulla terraferma furono feroci, quelli in mare non furono da meno anche perché i giapponesi avevano accumulato aerei per attacchi kamikaze alla flotta americana.

L’Alabama riuscì ad abbattere due di questi velivoli suicidi e a deviarne altri due ma alla fine uno riuscì a passare e danneggiò la portaerei che l’Alabama stava proteggendo, dall’evocativo nome (per noi nerd) di Enterprise.

Tuttavia, non fu l’unica nave dal nome evocativo (specialmente per noi nerd), poiché durante la battaglia di Okinawa affondarono la Yamato, la nave da guerra giapponese nella quale tutto quel paese aveva riposto le proprie speranze.

Se non sapete perché Enterprise e Yamato sono per noi nomi evocativi, vi aggiorniamo dicendo che l’Enterprise è la nave stellare della famosa serie Star Trek, mentre la Yamato e la nave spaziale del manga e anime Uchū senkan Yamato, che in un primo momento, in Italia, uscì con il titolo di Starblazer.

In pratica quella battaglia avrebbe potuto dare il via a uno scontro epico tra i fan di Star  Trek e quelli di Starblazer ma no, non preoccupatevi, quello non avvenne mai e i Trekker ancora oggi si limitano a litigare con gli jedi…

Il tappeto magico

Passando di palo in frasca da un fandom all’altro vi ricordiamo, come tutti i fan di Harry Potter sanno benissimo, che i tappeti volanti sono illegali nel Mondo Magico britannico… ma negli Stati Uniti?

Ci viene da dire che ai babbani non importasse molto se lo fossero o meno perché, per quanto riguardava l’esercito, erano più che i benvenuti, soprattutto sul finire della Seconda Guerra Mondiale.

Mirino dei cannoni della nave da guerra della WWII alla USS Alabama Battleship Memorial Park (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism.
Il mirino della nave. Al giorno d’oggi sembra davvero una roba d’altri tempi!

Eggià, perché dovete sapere che si chiamava proprio ‘Magic Carpet’ (tappeto magico), l’operazione con cui gli U.S.A. avevano programmato di riportare a casa tutti i loro militari che avevano combattuto in giro per il mondo e che erano più di otto milioni.

Un bel numero, soprattutto considerando che navi come la nostra Alabama in tempo di pace imbarcavano un equipaggio di circa 1800 persone ma in assetto da guerra potevano arrivare a 2500 stringendosi come sardine.

Ufficio postale sulla nave da guerra della WWII alla USS Alabama Battleship Memorial Park (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism.
L’ufficio postale di bordo
Sala ricreativa sulla nave da guerra della WWII alla USS Alabama Battleship Memorial Park (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism.
Zona ricreativa riservata agli ufficiali

Vuol dire che finita la guerra ogni nave come questa poteva portare a casa 700 persone il che, con un calcolo spanno metrico, significa che per portare a casa tutti sarebbero serviti undicimila viaggi!

A quel punto si presenta il vero annoso problema di questo rientro in patria: chi ha la precedenza? Chi sarà, tra tutti i meritevoli soldati che hanno combatuto su suolo straniero, il primo a poter tornare a casa?

Sartoria sulla nave da guerra della WWII alla USS Alabama Battleship Memorial Park (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism.
La sartoria a bordo della nave

Ovvio che si dovesse mettere almeno una macchinetta per prendere il numero perché altrimenti possiamo immaginare le risse per salire a bordo per primi!

Invece di una macchinetta per i numeri entrò in vigore il ‘punteggio di valutazione del servizio’, un metodo che, almeno sulla carta, prendeva in considerazione i meriti di ognuno al fine di assegnare i meritati rimpatri e i conseguenti (e sospirati) congedi.

Il sunto era questo: per tornare a casa servivano 85 punti e non si poteva far passare la propria carta del supermarket sulla spesa di quello prima di voi per ottenerli.

Ogni mese di servizio valeva un punto, ogni battaglia combattuta ne valeva 5 e i figli minorenni ad aspettarti a casa ne valevano 12 ma solo fino a 3, se ne aveva di più non valevano nulla. Le mogli che attendevano a casa i loro mariti, manco a dirlo, non facevano parte del gioco.

Comunque anche l’Alabama fece la sua parte nel riportare a casa questi soldati imbarcandone settecento a  Okinawa per poi sbarcarli a San Francisco.

L’Alabama in Alabama

L’Alabama restò in servizio in mare fino al 1962. Ormai era vecchiotta e il costo per adeguarla ai nuovi lanciamissili teleguidati sarebbe stato proibitivo, così si decise di smantellarla.

Lo stato dell’Alabama però non voleva assolutamente che la gloriosa corazzata che portava il nome di quello stato andasse distrutta e così raccolse ottocentomila dollari per trasformarla in nave museo.

La marina consegnò la nave il 16 giugno 1964 e successivamente la rimorcarono fino alla baia di Mobile, dove ancora si trova oggi.

Fu il rimorchio più lungo di una nave che non fosse da guerra attiva e dovettero superare diverse difficoltà ma ce la fecero comunque e l’Alabama fu dichiarata monumento storico nazionale nel 1986.

La nave si trova nell’USS Alabama Battleship Memorial Park nella baia di Mobile che, come vi dicevamo all’inizio, è proprio appena fuori dalla Interstate 10.

La potrete visitare interamente seguendo ben tre itinerari diversi e potrete divertirvi a salire e scendere scale e scalette tra un ponte e l’altro, scoprendo tutte le cose che erano indispensabili per la vita di bordo, dalle cucine al salone del barbiere. C’è addirittura un ring per gli incontri di pugilato tra marinai!

L’Alabama però non è l’unica cosa esposta in questo parco perché qui troverete molti altri mezzi militari americani, dal sottomarino USS Drum a un intero padiglione riservato agli aerei, da quelli della Seconda Guerra Mondiale fino alla più recente Guerra Fredda.

Barbiere sulla nave da guerra della WWII alla USS Alabama Battleship Memorial Park (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism.
La sala del barbiere di bordo
Carri armati al USS Alabama Battleship Memorial Park (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism.
Nel Memorial Park oltre alla USS Alabama ci sono esposti ogni genere di mezzi militari
Un aereo stealth all'USS Alabama Battleship Memorial Park (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism.
Un aereo stealth esposto davanti al padiglione degli aerei da guerra

Se però la storia militare non è il vostro forte forse vorrete visitare ugualmente questo parco per il fatto che è stato anche lo scenario di un vecchio film molto amato negli anni ’90…”

Locandina di "Trappola in alto mare" (Under Siege) con Steven Seagal
Locandina del film “Trappola in alto mare” da Wikipedia

Una coniglietta in alto mare

Ora voi giovani non lo ricorderete ma credeteci sulla parola: milioni di adolescenti persero la vista a causa della coniglietta di Playboy Erika Eleniak.

Tra le varie apparizioni televisive e cinematografiche di questa playmate ce n’è una che è rimasta nel cuore di molti di questi non più vedenti, quella dove esce da una grossa torta di compleanno e si spoglia per la gioia di… in realtà solo degli spettatori e del protagonista della pellicola perché tutti i marinai che avrebbero sbavato sulla sua performance sono ormai morti.

Il film in questione è “Under siege” che in Italia uscì con il titolo “Trappola in alto mare”, ed era uno di quegli action-movie di serie B che vedevano come protagonista Steven Seagal.

Tutta la storia era ambientata su una nave, la Missouri nella finzione cinematografica ma l’Alabama nella realtà, e il protagonista era nientemeno che Casey Ryback, il cuoco di bordo.

Che questo Casey non avesse sempre fatto il cuoco gli spettatori lo capiscono subito ma chissà perché invece i militari che gli stanno intorno fanno fatica a capacitarsi finché l’unico intelligente del gruppo non apre il file giusto e annuncia a tutti che in realtà era un ex ufficiale dei navy seal con un carattere di merda.

A quel punto il vero colpo di scena sarebbe stato scoprire che la spogliarellista era un’abile spia tipo Mata Hari ma… ehm… erano gli anni ’90 e la spogliarellista era la solita bionda svampita.

Cuochi sulla nave da guerra della WWII alla USS Alabama Battleship Memorial Park (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism.
I veri cuochi a bordo dell’USS Alabama durante la Seconda Guerra Mondiale

Tra le scene d’azione dello Steven e le grazie dell’Erika il film divenne un cult del genere, amato e ricordato ancora oggi.

Se vi venisse voglia di rivederlo attualmente si trova su Disney+  e noi, complice il fatto che il Teo fa parte di quella schiera di non vedenti di cui parlavamo prima, lo abbiamo riguardato.

Le scene dei vari passaggi sulla nave da un ponte all’altro rendono benissimo l’idea di quanto una nave di questo tipo sia angusta e labirintica e ci fa un po’ effetto il pensiero di quanto queste persone che lavorano su navi del genere possano sopravvivere non tanto all’assedio del titolo del film ma più che altro alla vita di tutti i giorni in spazi così limitati.

Per approfondire:

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14 commenti

  1. Io penso mi sarei fermata subito dal cartello Sweet Home Alabama ignoranto la nave: ogni cosa ha le sue priorità! 😀
    Però anche la nave sembra molto interessante e soprattutto lo è la sua storia, gloriosa e importante. E’ vero che noi italiani sappiamo poco delle battaglie che si sono svolte nel Pacifico, io per prima, mi ha interessato molto leggere la sua storia nel tuo articolo!

    1. Ammetto che al cartello una sosta abbiamo dovuto farla… tipo che correvamo a bordo autostrada per fare le foto…🤣

  2. Seconda Guerra Mondiale? Allora è proprio il mio pane!
    Sono una grandissima appassionata di storia, e questo ormai lo sapete, ma forse non sapete che colleziono cimeli e memorabilia della WWII e che quindi tutto ciò che riguarda il secondo conflitto bellico mondiale mi interessa assolutamente!
    Non mi perderei mai la possibilità di visitare questo vero e proprio simbolo del conflitto nel Pacifico!

    1. Averlo saputo un momento prima ti avremmo detto di farci un giro insieme lo scorso fine settimana a Militalia!
      Che facciamo? Ci diamo appuntamento per il prossimo anno?

  3. Anche io, come voi, mi sarei fermata per capire se fosse possibile visitare questo gigante. Ad Edimburgo ho fatto il tour a bordo del Britannia, la casa galleggiante di Queen Elisabeth ed è stato magnifico, figuriamoci salire a bordo di un’imbarcazione del genere!

    1. Noi della Betta visiteremmo tutto! Ma proprio tutto! 🩷
      Dacci solo il tempo di organizzarci e ce la faremo!

  4. Hai ragione pezzi di storia che non si conoscono bene pur essendo italiani, avete fatto bene a fermarvi la visita la meritava tutta. Fa male pensare a questa triste parentesi della storia che purtroppo continua a ripetersi nel mondo

    1. In effetti di tutto ciò che è successo tra America e Giappone noi non sapevamo praticamente nulla, come se fosse proprio una guerra diversa e non la stessa che interessò anche il nostro paese

  5. Sapevo poco o nulla di questo capitolo di storia, ma come sempre del resto, forse dormivo a scuola nelle ore di storia? Comunque voi l’avete, come sempre raccontata in maniera più interessante e coinvolgente di qualunque insegnante. E poi Trappola In Alto Mare: visto e rivisto!

    1. Noi eravamo campioni del dormire in classe… la Kry era riuscita pure a convincere tutti i professori che soffrisse di narcolessia, figurati!
      Poi però abbiamo scoperto che mettendo la storia nella giusta prospettiva e riguardi tutto con il filtro della ‘stupidera’, le cose potevano essere divertenti!

  6. Che storia pazzesca!! sono stata in Alabama ma non fino a Mobile e adesso che ho letto il tuo articolo mi dispiace molto non aver visitato la mitica Alabama che ha vissuto così tanti momenti tragici ed epici allo stesso tempo

    1. A noi la visita è piaciuta molto anche se forse avrebbe meritato più tempo e magari una giornata migliore… però le nuvole fanno tanto ‘drammatico’ in foto! 🙂

  7. Vivo a Gaeta, dove queste enormi nave da guerra sono perennemente ormeggiate nel porto, danneggiando tra l’altro lo skyline della città. Per cui la vista di questo colosso non mi stupisce. Questo parco effettivamente ricorda un pò quelli della Normandia, dove sono esposti carri armati e cingolati e dove i cimiteri americani occupano una gran parte del territorio costiero. Sicuramente una parte di storia che nessuno deve dimenticare, ma nonostante questo le guerre nel mondo continuano a dilagare. Non sempre ricordare porta a migliorare.

    1. Capisco che possano non piacere le navi da guerra parcheggiate davanti a casa, ma questa è un pezzo di storia tutto il Memorial Park è davvero interessante visto che copre un lasso di tempo che va dalla seconda guerra mondiale alla guerra fredda.
      In più c’è da dire che non si trova in città ma abbastanza fuori da non essere ‘nei piedi’ a nessuno.

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