Rocca Sanvitale e gli affreschi del Parmigianino
La provincia di Parma, dove viviamo, è ricca di castelli ma i nostri preferiti in assoluto sono due: quello di Torrechiara e la Rocca Sanvitale a Fontanellato.
Se Torrechiara è una meta nerd grazie al fatto che è stata usata per il film Lady Hawke, a Fontanellato il lato nerd va cercato con più attenzione, magari facendo anche qualche salto mentale di palo in frasca per riuscire a trovarlo… noi però abbiamo fantasia, quindi possiamo farcela.
Seguiteci quindi mentre vi spieghiamo perché il celebre affresco del Parmigianino “Diana e Atteone”, a nostro parere è una perfetta fanfiction di Harry Potter!
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VOTO NERD: ★★☆☆☆
Per quanto ci piacerebbe credere che l’affresco del Parmigianino illustri una trasformazione Animagus direttamente da Harry Potter… purtroppo sappiamo che non è vero! Due dadi però li diamo per l’aspetto neogotico/fantasy!
VOTO POP-CULTURE: ★★★☆☆
Il Parmigianino non da il nome a una Tartaruga Ninja ma è comunue famoso e in più nella Rocca ci sono i cimeli di Maria Luigia, la seconda moglie di Napoleone.
Un punto a caso
Il Girolamo Mazzola era un ragazzotto che di mestiere faceva il pittore e che, essendo di Parma, venne soprannominato Parmigianino.
Prima o poi dedicheremo un articolo alla sua vita ma per ora soffermiamoci solo sul fatto che, ad un certo punto, la famiglia Sanvitale lo chiamò per affrescare una saletta nella loro rocca.
Non sappiamo di preciso quando questo accadde ma la maggioranza degli espertoni ci dice che fosse quando era ancora molto giovane e noi gli crediamo.
Assumiamo quindi che corresse l’anno 1524 quando il ventunenne Parmigianino si recò a Fontanellato. A quel tempo la rocca se ne stava già lì da esattamente quattrocento anni e quindi possiamo tranquillamente dire che questa storia non parte né dall’inizio né dalla fine ma da un punto a caso della sua storia.


Rocca Sanvitale a Fontanellato
Più che una commissione, quella che i Sanvitale offrirono al Parmigianino fu una prova di resistenza perché la stanza che volevano decorare era piccola e soprattutto oscura visto che non aveva nemmeno una finestrella.
Il ragazzo però aveva occhi buoni e decorò quell’ambiente in soli 40 giorni, probabilmente lavorando a lume di candela.
La domanda che sorge spontanea è: perché affrescare uno stanzino completamente oscuro? Bello eh, ma che te ne fai?
Per sicuro non lo sappiamo ma la maggioranza dei nostri espertoni ci fa sapere che probabilmente era una stufetta. Per noi ignoranti una stufa è semplicemente un robo che emette calore ma pare che in questo caso si intenda invece una specie di sala da bagno e l’assenza di finestre l’avrebbe resa più riservata, quindi possiamo anche capirne la logica e pure il senso della decorazione.


Lei, lui, il cervo e l’alchimista
Va bene, colpa nostra che siamo monotematici, ma ogni volta che vediamo un’immagine del mito di Atteone di viene in mente il buon James Potter, il padre del più celebre Harry, che muta nella sua forma Animagus di cervo.
In realtà questo mito è molto più crudele di quanto possiate pensare perché il povero Atteone si aggirava per i boschi con la sua fida muta di cani da caccia in cerca di qualche preda.
A causa di una sfiga pazzesca Atteone incappò nella dea Diana che si stava facendo il bagno in un laghetto tutta ignuda. La dea della caccia avrebbe dovuto averlo in simpatia, essendo Atteone un cacciatore, ma poiché quel tizio aveva osato posare gli occhi sulle sue nudità, lei decise invece di incazzarsi come una biscia.


Rocca Sanvitale a Fontanellato
Schizzò l’acqua in faccia all’involontario guardone e subito il poveraccio si trasformò in un cervo e la sua muta di cani, non riconoscendolo, lo inseguì e lo sbranò.
Se Diana che fa il bagno potrebbe essere un tema adatto ad una stufetta, ci sono altre cose che lasciano perplessi gli spettatori. Per esempio il buon Atteone è raffigurato non come un uomo ma come una donna e da un lato la dea Cerere assiste a tutta la scena con un certo distacco e con le poppe poco coperte.
Se lo chiedete a noi questa continua ad essere una fanfiction di Harry Potter con Lily, la mamma di Harry, che si trasforma in cerva, ma siccome la risposta giusta non può di certo essere quella, l’unica cosa che possiamo fare è riportare le interpretazioni più realistiche proposte da altri.
Le interpretazioni principali di questo affresco sono sostanzialmente due. La prima sostiene che sia una specie di richiamo alle trasformazioni alchemiche, ricco di simbolismi oscuri e poco comprensibili ai non iniziati.
Noi di alchimia sappiamo solo quello che abbiamo imparato a Praga, quindi preferiamo la seconda interpretazione che ora andiamo ad illustrarvi.


La madre affranta
Dovete sapere che i committenti dell’opera erano Paola Gonzaga e Galeazzo Sanvitale che, quando fu realizzato questo affresco, avevano da poco perso una figlia.
Tra i putti che sovrastano la scena potrete vedere la figura di una bambina che abbraccia un neonato. Molti riconoscono in lei la giovane figlia perduta dei Sanvitale, sostenendo che questo dipinto sia stato il loro modo per elaborare il lutto e ricordarla.
A sostegno di questa ipotesi c’è il fatto che Atteone (colui che subisce una fine orribile a causa di un fato avverso) è una donna, simboleggiando Paola Gonzaga e il suo dolore per l’ingiusta perdita di una figlia.
Anche la dea Cerere che osserva la scena pare abbia le fattezze di Paola Gonzaga, e a noi sembra strano che la committente sia contemporaneamente spettatrice e protagonista del dramma.
Forse però era un modo per rappresentarsi nel futuro, quando il dolore si fosse placato e lei avesse potuto riguardare al passato come una spettatrice distaccata.


Rocca Sanvitale a Fontanellato
Quale sia la verità non lo sapremo mai ma resta il fatto che il motivo principale per cui molti visitano Rocca Sanvitale è proprio questo affresco che è giunto fino a noi grazie a eventi quasi miracolosi.
Dovete infatti sapere che questo piano della rocca fu ad un certo punto utilizzato come lazzaretto per gli appestati e, per sterilizzare le stanze dopo il passaggio di tanti malati, si pensò bene di rimbiancarle con la calce viva, rovinando per sempre buona parte delle decorazioni pittoriche delle sale.
La Stufetta di Diana e Atteone invece rimase del tutto intatta perché la porta d’ingresso era stata nel frattempo murata e non vi era più un accesso dalla zona usata dagli appestati.
A proteggere questo capolavoro fu un’incredibile botta di culo o l’influsso alchemico di cui sopra?


Dall’inizio all’Albertina
Adesso che abbiamo parlato di un punto casuale, anche se importante, nella storia di questa rocca, ripartiamo dall’inizio e andiamo con ordine.
Tanto per cominciare non furono i Sanvitale a costruire per primi una fortezza in questo luogo, ma i Pallavicino, una famiglia nobiliare che abbiamo già citato nel nostro articolo su Varano de’ Melegari.
I Sanvitale entrarono in scena più di due secoli dopo, nel 1378, quando la rocca fu presa dai Visconti che poi la cedettero ai Sanvitale per compensare la loro fedeltà.
Da allora questo posto rimase sempre di proprietà alla famiglia Sanvitale, a parte per un piccolissimo periodo di tempo, all’inizio del milleseicento, in cui gli fu confiscato per un brutto pasticcio di congiure e tradimenti ai danni del duca Ranuccio I Farnese.
Rocca Sanvitale a Fontanellato
Non vogliamo però indugiare su quell’evento e avanziamo velocemente verso il 1833, quando il trentaquattrenne Luigi Sanvitale si trovò moglie.
La prescelta era la sedicenne Albertina di Montenuovo, una ragazza il cui cognome era stato inventato alla sua nascita, non potendole dare né quello del padre né quello della madre.
L’Albertina era infatti la figlia di Maria Luigia, Duchessa di Parma, e del suo amante il Conte Adam Albert von Neipperg.
Sì, la ragazza era a tutti gli effetti la manifestazione tangibilissima del fatto che Napoleone, il marito ufficiale di Maria Luigia, portava un palco di corna che Atteone spostati proprio.
Il fatto che la Duchessa avesse un amante ufficiale era cosa nota, come d’altronde era noto che pure il Napoleone non lo tenesse nei pantaloni nemmeno mentre era in esilio all’Elba ben lontano dalla moglie.
Al tempo però non c’erano i reality e quindi l’unica cosa su cui il popolo potesse spettegolare erano i nobili, di conseguenza la bambina non fu allevata a corte ma allontanata per mantenere le apparenze.


Gossip e teatrini
Per fortuna, quattro anni dopo la nascita dell’Albertina, Napoleone morì e la nostra amata duchessa, di cui vi abbiamo parlato qui) si risposò immediatamente e fece portare a palazzo sia la figlia che il figlio avuto sempre da Neipperg.
Per i suoi figli fece anche commissionare un piccolo teatrino delle marionette in un delizioso stile neoclassico, con tanto di quinte e scenografie intercambiabili.
Tempo dopo, quando i bambini erano ormai cresciuti, la Duchessa donò questo incredibile pezzo di artigianato all’asilo di Fontanellato, dal quale il comune lo ricomprò nel 1959 e adesso è uno dei preziosi cimeli che potete ammirare durante la visita della rocca.
Nonostante l’amore per i suoi figli però, pettegolezzi sulla vita sentimentale di Maria Luigia continuarono… e continuaro… fin dopo la morte del secondo marito.
Qualcuno ipotizzò che lei si fosse consolata della sua vedovanza tra le braccia di tale Luigi Sanvitale. Lo stesso Luigi che pochi anni dopo avrebbe sposato l’Albertina.
Rocca Sanvitale a Fontanellato
Non sappiamo se queste fossero solo voci o se ci fosse del vero ma il matrimonio dell’Albertina si rivelò felice nonostante le malelingue e la differenza di età tra gli sposi e lei fu sempre molto legata alla madre.
Albertina visse per molto tempo nella Rocca di Fontanellato e ancora oggi potete vedere i numerosi cimeli di famiglia che vi sono rimasti tra i quali spicca la mano di Maria Luigia scolpita dal Canova.
Videosorveglianza senza fili
Nella foga del momento ci siamo un po’ scordati di parlare del Luigi, che in realtà fu un personaggio notevole sia a livello locale che nazionale.
Innanzitutto era un fervente sostenitore delle classi popolari e fondò sia un asilo d’infanzia che una casa di provvidenza destinata ai ragazzi tra gli otto e i diciotto anni.
Luigi, dopo i moti popolari del 1848, divenne membro prima del governo provvisorio e poi di quello ufficiale e nel 1860 fu eletto, con suffragio popolare, primo sindaco di Parma.


Se Luigi fu importante per la storia di Parma, quello che segnò davvero il futuro della rocca fu suo nipote Giovanni, l’ultimo conte Sanvitale.
Il Giovanni aveva il pallino della fotografia e così ad un certo punto gli venne la voglia di installare in una delle torrette della rocca, una camera ottica che è l’unica in Italia ancora funzionante ai nostri giorni.
Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando sappiate che, grazie a un gioco di prismi e rifrazioni, vi basterà entrare nella torre e chiudere la porta per poter vedere su due tavole bianche tutto quello che succede nella piazza antistante la rocca.
Dopo che per secoli gli occhi di tutti i maligni erano stati puntati sulla famiglia, sembra quasi una specie di giusta vendetta poter spiare i movimenti del popolo senza essere visti, non pensate?
Fu lo stesso Giovanni a vendere molti dei cimeli di famiglia a Glauco Lombardi per la creazione del museo dedicato a Maria Luigia e sempre lui alla fine vendette questa rocca al comune nel 1948.
Fantasmi, gatti e quant’altro
La rocca e tutto ciò che contiene è oggi un museo e noi vi abbiamo raccontato solo poche delle cose che potrete ammirare al suo interno.
Tra le cose che abbiamo fino a qui tralasciato ci sono i quadri di Felice Boselli, un pittore barocco che aveva l’abitudine di firmare le sue opere inserendo un gatto nella composizione… perché lui si chiamava Felice che in latino era felix… come il gatto! Noi, da schiavi delle terribili palle di pelo, non possiamo che apprezzare!


Rocca Sanvitale a Fontanellato
Potrete poi vedere una vera cassaforte d’epoca con un complesso sistema di apertura che è un vero e proprio gioiello artigianale e ci ha ricordato le casse del tesoro che abbiamo visto al museo dei pirati di St. Augustine.
E per finire non possiamo esimerci dal citare il fantasma che come d’uso infesta ogni castello che si rispetti.
Qui a Rocca Santivale si trova infatti un disegno fatto su un muro che si dice sia opera di Maria, la figlia di Albertina.
Noi non lo abbiamo visto ma non fatichiamo per nulla a credere che una bambina di cinque anni, lasciata sola per meno di un minuto in presenza di un muro e con a disposizione qualcosa che possa usare come tinta, sia riuscita nella titanica impresa di lasciare il suo marchio indelebile. Se non ci credete è solo perché i vostri genitori sono stati così gentili da non rinfacciarvi il fattaccio fino all’età adulta!
Comunque dalla presenza di questo graffito nasce la leggenda del fantasma di questa bambina, morta a soli cinque anni, che pare infesti ancora il castello.
Per accertarvi di persona della sua presenza potete tenere d’occhio l’ampio calendario di eventi che si svolgono in rocca e magari partecipare a una delle numerose visite serali!





Come sempre la storia come la raccontate voi è avvincente ed esilarante. Conosco Fontanellato ma non ho mai approfondito la storia della rocca, degli affreschi e dei fantasmi, c’è proprio da passarci una giornata e divertirsi a interpretare e reinventare le vicende dei personaggi. Grazie, come sempre del bel suggerimento
Per noi è davvero “dietro casa”, così ci andiamo spesso, anche solo per un aperitivo, ma non delude mai!
Wow.. mi segno subito questa chicca imperdibile. Mi piace partecipare ad eventi noir in cui Si cercano sussurri e lamenti nei castelli abbandonati. Anche il Castello di Fumone prometteva meraviglie, ma non sono riuscita a carpire alcun ectoplasma. Chissà magari qui sono più tangibili!
Facciamo così: se ci vai faccelo sapere e noi ti porteremo in osteria prima di entrare… Un po’ di vino aiuta sempre a stare al caldo e a vedere i fantasmi!😂
Mi avete lasciata senza fiato con questo bellissimo e interessantissimo racconto della Rocca di Fontanellato! Ecco un modo carino per avvicinarsi e fare avvicinare la gente a luoghi come questo! Mi piace da morire. Potreste scrivere un libro o un fumento sui “Racconti e leggende di Fontanellato”!
Ah se fosse per noi saremmo pronti anche subito a sceneggiare un fumetto su qualunque tema ‘poco serio’!😂
Schiava di palle di pelo a rapporto! Ma come… io che adoro i gatti (e non disdegno l’arte barocca) non sapevo niente di questo Felice Boselli! Ora mi fiondo su Google a indagare. Comunque veramente tantissime cose interessanti da vedere in questa rocca, è un vero scrigno di sorprese!
Ah! Il Felice è un pittore piuttosto local ma cosa vuoi… a noi schiavi piace!😍