Chiostro maiolicato di Santa Chiara a Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture.

Reggia di Capodimonte e Basilica di Santa Chiara a Napoli

Per qualche strana ragione la nostra città, Parma, non è gemellata con Napoli… però dovrebbe!

Il fatto è che queste due città sono legate a doppio filo nella storia e nell’arte attraverso la casata che ha regnato su entrambe: i Borbone.

Seguendo questo collegamento abbiamo visitato alcuni posti di Napoli che ci hanno fatto sentire a casa, come per esempio al Museo di Capodimonte, dove si trova la collezione Farnese che un tempo era esposta nella galleria della Pilotta a Parma, o come nella Basilica di Santa Chiara dove si trova la cappella Borbone.

Siete pronti a seguirci in una storia che inizia a Parma, viaggia fino in Spagna e poi approda nella meravigliosa Napoli?

L’ultima dei Farnese

Per una volta non cominceremo dall’inizio ma da un punto a metà della storia, quello per noi più significativo.

C’era una volta, all’inizio del settecento, una principessa che però, al contrario di quelle delle favole, non era mica tanto bella. Si chiamava Elisabetta e durante l’infanzia si era beccata il vaiolo. Era guarita ma la sua pelle era rimasta tutta bucherellata.

Quello che nelle favole non vi dicono mai è che le principesse son belle sempre, anche quando non lo sono, perché portano in dote ai loro ‘innamoratissimi’ pretendenti preziose doti, titoli e terre.

Nel caso dell’Elisabetta quello che la rendeva tanto più bella delle altre era il fatto che non aveva fratelli che potessero ereditare i suoi titoli, quindi i suoi figli avrebbero avuto diritto ai territori della sua famiglia che comprendevano sia il ducato di Parma sia il Granducato di Toscana, tramite la sua antenata Margherita de’ Medici (di cui vi abbiamo parlato qui).

Salone della reggia di Capodimonte a Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture.
Uno dei saloni della Reggi di Capodimonte a Napoli
Interni della reggia di Capodimonte a Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture.
Un salone degli appartamenti reali alla Reggia di Capodimonte

Con tutta questa ‘bellezza’ non stupitevi se invece di un principe azzurro le fece la corte addirittura un re.

Detta così sembra quasi una roba romantica ma ovviamente non lo fu perché lei il re di Spagna Filippo V manco lo vide in faccia. Dopo un corteggiamento per interposta persona via ambasciatori vari, il matrimonio avvenne a Parma per procura. Il che vuol semplicemente dire che lei se ne restò lì vestita da sposa mentre lui era in Spagna a farsi i fatti suoi. Romanticissimo.

Solo dopo il matrimonio la non bella principessa prese la lunga strada per la Spagna e là incontrò il suo re e gli diede molti figli.

Se fossero tutti vissuti felici e contenti la storia sarebbe già finita e infatti non andò così. L’Elisabetta ebbe infatti la sfiga di essere la seconda moglie del Filippo, il quale aveva già avuto degli eredi dal primo matrimonio.

Lei però era una donna avveduta e soprattutto intrigante, così fece di tutto per dare ai propri rampolli un radioso futuro e il suo primogenito, Carlo, ereditò di diritto il Ducato di Parma.

Nascita di una schiatta

Il Carlo traslocò a Parma dalla Spagna che aveva solo sedici anni ma il Ducato era piccolo e gli andava stretto così ci rimase solo tre anni prima di partire alla conquista di Napoli.

Una volta ottenuta Napoli decise di installarsi nella città partenopea ma c’era una cosa, a Parma, da cui non volle proprio separarsi: la collezione Farnese. Questa era un’ampia raccolta di opere d’arte che i suoi avi avevano continuato ad ampliare fin dai tempi in cui papa Paolo III, al secolo Alessandro Farnese, si era fatto ritrarre da Tiziano nel 1543.

La galleria Farnese alla Reggia di Capodimonte a Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture.
Alcune opere della galleria Farnese che un tempo si trovava a Parma.
La galleria Farnese alla Reggia di Capodimonte a Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture.
Alcune opere nella galleria Farnese a Capodimonte

Una volta che la collezione arrivò a Napoli però il Carlo si rese conto di avere un piccolo problema di spazio perché non sapeva davvero dove mettere tutta quell’ingombrante roba. Lui, appena arrivato in città, aveva pensato di riciclare il Palazzo Reale già disponibile ma quello non era stato progettato per ospitare una galleria d’arte. Pensa che ti ripensa il Carlo decise che aveva bisogno di un posto nuovo e, visto che era il re, perché non farsi costruire una reggia su misura?

Il nuovo progetto aveva tutte le carte in regola: la reggia sarebbe sorta su un’altura, sarebbe stata maestosa e avrebbe dominato tutta la città!

Raramente quello che sulla carta è perfetto lo è anche nella realtà e così la Reggia di Capodimonte iniziò la sua esistenza dovendo superare alcune piccolissime difficoltà, come per esempio il fatto che si trovava oltre il vallone della Sanità, una depressione da cui si saliva in quota tramite una strada che non era degna di questo nome… per non parlare del fatto che la collina non aveva fonti d’acqua.

Insomma, tra una cosa e l’altra i lavori andranno per le lunghe e solo nel 1758 i primi quadri furono posizionati nella galleria. L’anno seguente il Carlo divenne re di Spagna e gli toccò (mooolto a malincuore) lasciare Napoli e la sua Reggia non finita.

A quel punto il regno fu affidato alle capaci manine del terzogenito maschio del Carlo, il piccolo Ferdinando I che al tempo aveva solo otto anni.

Ferdinando fu il primo re di Napoli ad essere nato in città e da lui discenderà poi il ramo dei Borbone detto “delle due sicilie”.

Interni della reggia di Capodimonte a Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture.
L’appartamento reale alla Reggia di Capodimonte
Cappella Borbone nella Basilica di Santa Chiara a Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture.
La cappella Borbone a Santa Chiara.

La vita di questo regnante sarà lunga e molto travagliata ma per ora vi basti sapere che non solo nacque a Napoli ma vi morì anche e fu il primo Borbone ad essere sepolto nella Basilica di Santa Chiara che, dopo di lui, divenne il luogo di riposo di questa nobile famiglia che ancora oggi detiene i diritti di sepoltura in questa cappella.

La Basilica dei Re

Fu il Carlo a scegliere la Basilica di Santa Chiara come luogo dove far erigere nel 1742 la cappella Borbone ma, inizialmente, non era sua intenzione rendere questo luogo una tomba di famiglia.

Sapete come vanno queste cose, no? E’ come quando lasci qualcosa in un punto e ti dici “Dopo lo metto al suo posto” e un mese dopo l’oggetto incriminato non si è spostato nemmeno di mezzo millimetro e, salvo terremoti, probabilmente non lo farà mai.

Ecco, allo stesso modo la Cappella Borbone si istituzionalizzò nel corso del tempo e, a partire dal Ferdinando, tutti i membri della famiglia furono sepolti qui.

Per accordare questa cappella, e la Basilica di Santa Chiara, con la grandezza della nuova stirpe regnante, dal 1742 al 1796 la vecchia chiesa gotica fu rinnovata in stile barocco e impreziosita da un nuovo pavimento di marmo e da numerose opere d’arte.

Tra le tombe dei Borbone ce n’è però una legata a un culto particolare, quello di Maria Cristina di Savoia.

La Maria Cristina era Borbone per matrimonio, avendo sposato Ferdinando II, e a Napoli divenne nota come la “reginella santa” sia perché era una donna molto pia sia perché durante la sua brevissima vita (morì di parto nel 1836 a soli 24 anni) chiese al marito la grazia per ogni condannato a morte e la ottenne sempre.

Oltre a questo si prodigò in opere di carità e di assistenza e il suo ricordo rimase vivo per anni nei cuori dei suo sudditi, tanto che dopo la sua morte il marito ne chiese la beatificazione.

Già nel 1859 la Santa Sede la dichiarò Venerabile ma la beatificazione vera e propria arriverà solo nel 2014.  Oggi nella Basilica di Santa Chiara potrete vedere un simulacro in silicone che mostra le fattezze della ‘reginella santa’.

Facciata della Basilica di Santa Chiara a Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture.
Facciata della Basilica di Santa Chiara a Napoli

La Maria Cristina sarà anche stata dichiarata Beata ma non sia mai che una reale vesta male in pubblico! E così questa bambola (fin troppo… real doll se lo chiedete a noi) indossa abiti dell’Atelier Bencivenga.

Simulacro di Maria Cristina di Savoia, la reginella Santa, nella Basilica di Santa Chiara a Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture.
Forse saremo noi a essere maliziosi ma questa Maria Cristina… ehm… ci sembra un po’ troppo real doll…
Ingresso alla Basilica di Santa Chiara a Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture.
Il portone d’ingresso alla Basilica di Santa Chiara

Tengo ‘o core scuro scuro…

Se siete tra quelli che odiano l’idea che le vecchie chiese medievali, gotiche e romaniche, siano state ‘storpiate’ da orpelli e stucchi barocchi, allora sarete felici di sapere che oggi la Basilica di Santa Chiara è tornata ad essere gotica, ma non senza dolorose perdite purtroppo.

Porticato del chiostro maiolicato di Santa Chiara a Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture.
Su buona parte del porticato del chiostro di Santa Chiara sono ancora visibili gli affreschi mentre tutto il muro basso è maiolicato.

Se in altre chiese si è scelto di eliminare le aggiunte barocche per ripristinare l’aspetto originale, nessuno ha potuto decidere nulla nel caso di questo posto perché la Basilica di Santa Chiara il 4 agosto del 1943, dopo essere scapata alle bombe per due anni, è infine stata colpita. Il rogo che ne seguì durò per tre interi giorni e alla fine la magnifica basilica fatta impreziosire dal Carlo non esisteva più.

Non andarono perdute solo le aggiunte barocche ma anche gli originali affreschi di Giotto, le vetrate gotiche e il soffitto.

La distruzione della Basilica di Santa Chiara rimase una ferita aperta nel cuore dei Napoletani, e degli italiani tutti, per lungo tempo. Le immagini drammatiche della distruzione della Basilica furono trasmesse dall’Istituto Luce e pochi anni dopo, nel 1945, uscì la canzone “Munasterio ‘e Santa Chiara”, testimonianza  toccante del sentimento di perdita lasciato dalla guerra.

Munasterio ‘e Santa Chiara…

tengo ‘o core scuro scuro…

Ma pecché, pecché ogne sera,

penzo a Napule comm’era,penzo a Napule comm’è?!

Dopo la guerra una commissione creata ad hoc decise di ristrutturare la Basilica che per secoli era stata così importante per la città di Napoli e per la sua storia.

E’ vero che esistevano fotografie degli interni ma la commissione scartò immediatamente l’idea di restaurarla nelle sue forme barocche perché, visto il poco che ne rimaneva, sembrò più logico rifarsi all’originale stile gotico.

Vorremmo poter dire che oggi la Basilica di Santa Chiara è tornata ad essere una chiesa gotica ma la verità è che troppo era andato perso e così oggi ci ritroviamo davanti a un edificio che… ricorda un po’ il gotico senza esserlo davvero.

L’interno della Basilica è austero ma basta uno sguardo per sentire il pesante senso di vuoto che la ristrutturazione non è riuscita a colmare.

Anche così restano qua e là preziose testimonianze del passato, dai frammenti degli affreschi di Giotto alle tombe di molti regnanti Angioini… perché il Carlo non fu il primo a designare questa chiesa come degna di ospitare le salme della propria stirpe, visto che anche il suo costruttore originale, Roberto d’Angiò, aveva pensato la stessa cosa.

Muri del chiostro maiolicato di Santa Chiara a Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture.
I muri che cingono il chiostro di Santa Chiara sono anch’essi maiolicati
Una colonna del Chiostro maiolicato di Santa Chiara a Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture.
Gli alberi di agrumi pieni di frutta sembrano aggiungere qualcosa alla bellezza del chiostro di Santa Chiara.

L’inizio e prima ancora

Roberto d’Angiò fu il terzo re di Napoli e fu lui, insieme alla moglie Sancha d’Aragona a dare inizio alla costruzione della Basilica di Santa Chiara nel 1310.

Lo stile scelto fu il gotico perché le maestranze provenienti dalla Provenza, di cui Roberto era Conte, erano abili in quello stile.

Tra le tombe Angioine che si sono almeno in parte salvate c’è anche la sua, che potrete vedere nella zona del presbiterio.

Alla sua destra c’è la tomba di suo figlio Carlo e della di lui moglie Maria di Valois, mentre a sinistra c’è la sepoltura della figlia dei due, Maria di Durazzo.

In questo non troppo allegro quadretto famigliare c’è un’assenza molto importante: manca la figlia ed erede di Carlo, Giovanna I di Napoli.

Giovanna fu una delle prime donne a regnare davvero e questo per merito del padre che l’aveva designata come erede.

Questa regina fu una figura incredibile nel panorama politico del tempo (ne parliamo qui) ma questo le procurò anche molti nemici e alla fine morì assassinata, motivo per cui il luogo della sua sepoltura non è certo.

Nella basilica di Santa Chiara vi sono dei frammenti di un sepolcro che Giovanna aveva commissionato mentre era ancora in vita. Non è dato sapere se il suo corpo sia mai stato qui e, se già prima le prove erano scarse, i bombardamenti hanno probabilmente cancellato ogni possibile indizio.

Tombe Angioine nella Basilica di Santa Chiara a Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture.
Ciò che resta delle tombe Angioine nella Basilica di Santa Chiara. Qui potete vedere come appariva la tomba di Roberto d’Angiò prima del 1943.
Scavi archeologici che mostrano una vasca romana del primo secolo. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture.
Una vasca termale del primo secolo che potete vedere negli scavi archeologici accessibili dal museo dell’opera di Santa Chiara.

Non bisogna però pensare che tutto il male venga per nuocere perché nel secondo dopoguerra, quando cominciarono i lavori di ristrutturazione della Basilica, gli scavi portarono alla luce altre cose che fino a quel momento erano rimaste sconosciute.

Si scoprirono infatti i resti di un grande impianto termale del primo secolo che si estendevano nel sottosuolo di questa zona, attestando così che in epoca romana il decumano inferiore (la strada su cui si affaccia la Basilica) era una zona dedita agli svaghi.

Napoli su Instagram

Oggi potete vedere questi scavi archeologici visitando il Complesso Monumentale di Santa Chiara che comprende anche il Museo dell’Opera di Santa Chiara e il Chiostro Maiolicato.

Nel museo troverete molti dei frammenti recuperati dalla Basilica dopo i bombardamenti e un’ampia sezione che parla in dettaglio della sua storia ma… noi lo sappiamo che in realtà a voi interessa il Chiostro Maiolicato!

La maggior parte delle persone che paga il biglietto per entrare qui vuole solo andare a farsi un selfie in mezzo al bellissimo chiostro maiolicato, perché su Instagram va alla grandissima ed è tra le cose più fotografate di Napoli.

Al contrario della Basilica il chiostro è stato risparmiato dalla distruzione della seconda guerra mondiale e quindi potete ancora oggi vederlo nella forma che gli è stata data durante il restauro settecentesco.

Al tempo il convento delle Clarisse era un luogo a cui accedevano donne di alto rango sociale, quindi non stupisce che questo luogo sia stato decorato in modo tanto ricco e allo stesso tempo con materiali che fossero duraturi.

Colonne del Chiostro maiolicato di Santa Chiara a Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture.
L’infilata delle colonne del chiostro maiolicato di Santa Chiara

La scelta della maioliche non è così strana come si potrebbe pensare perché fin dal rinascimento l’arte della ceramica a Napoli si era evolta, assumendo forme locali diverse da quelle di luoghi come Faenza e Urbino.

I fratelli Donato e Giuseppe Massa, incaricati di realizzare le maioliche del chiostro, in realtà si pregiavano di avere un loro stile unico, distinguendosi da quanti ancora si rifacevano alle maioliche abruzzesi.

Il loro lavoro è sopravvissuto meravigliosamente al passare dei secoli e le scene che potete vedere sulle panche maiolicate rappresentano tradizionali paesaggi della zona o scene di vita rurale… a parte una!

Una sola delle panche rappresenta una scena della vita all’interno del convento e in particolare mostra una monaca che distribuisce il cibo ai gatti.

Panca maiolicata nel chiostro. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture.
GATTI!!!!!! Pure le clarisse di Santa Chiara erano delle gattare!
Chiostro maiolicato a Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture.
Le famose colonne del chiostro maiolicato di Santa Chiara.

Non sappiamo perché esista quest’unica scena diversa dalle altre ma potremmo fare un’ipotesi. Dovete sapere che i gattari, come noi, sono anche peggio dei genitori con figli piccoli.

I genitori di solito ammorbano tutti con le foto e le storie dei loro piccoli ma in genere gli esseri umani hanno uno o due figli per volta… i gattari invece riescono a collezionare numeri esorbitanti di felidi e di ognuno di loro hanno foto in ogni posa e una serie infinita di aneddoti da raccontare a tutti.

Con questa realtà in mente ci pare probabile che pure le monache fossero gattare e quindi il loro primo istinto fu quello di chiedere una foto (o una maiolica) che rappresentasse ognuno dei loro felini… a nostro parere non fa una piega!

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12 commenti

  1. Partirò per Napoli fra due giorni e mi ha fatto molto piacere leggere questo articolo dedicato anche a Santa Chiara dato che, ovviamente, è una delle mete che ambisco maggiormente di vedere!
    Indissolubilmente i Borbone sono legati sia con Napoli che con Parma e sarà per me un piacere seguire questo fil rouge per scoprire meglio la loro storia!

    1. Ammettiamo che noi, per seguire meglio il fil rouge, abbiamo già pronto il prossimo articolo sulla Reggia di Colorno dove vivevano i Borbone!😂
      Per il tuo viaggio a Napoli invece ti auguriamo TANTA PIZZA!

  2. I tuoi articoli mi approfondiscono cose che ho visto con superficialità, ho visitato il complesso di Santa Chiara ma non conoscevo tutta la storia, interessante davvero. Il chiostro è comunque molto bello così inserito in città sembra proprio una gemma nascosta

    1. Ammettiamo che non eravamo molto convinti sul complesso monumentale di Santa Chiara perchè a furia di vedere le foto in rete ci stava quasi antipatico… però ne è valsa la pena perchè ha una storia incredibile!

  3. Sai che non avevo idea che la Reggia di Capodimonte contenesse i capolavori della collezione dei Farnese? Incredibile gemellaggio tra due città bellissime e goderecce che hai fatto molto bene a sottolineare. La Basilica di Santa Chiara ha lasciato anche a me un senso di vuoto, qualcosa che era e che non potrà essere mai più.

    1. Purtroppo la Reggia di Capodimonte è ancora in restauro e non tutto è accessibile ma almeno si sono fatti un punto d’onore di tenere aperto comunque con lo slogan “Aperto anche durante i restauri” che è tanta roba!
      Torneremo non appena finiti i lavori per vedere le parti che ci siamo persi (e per la pizza, of course!)

  4. Ho amato il Chiostro di santa Chiara. I colori, la poesia, il profumo degli agrumi…un luogo in cui, nonostante ci fosse una gran quantità di persone, ho ascoltato solo un rigoroso silenzio. Magnifico anche il presepe permanente. L’avete visto?

    1. Sì, abbiamo visto sia il presepe permanente che la Maddalena di Artemisia Gentileschi in esposizione temporanea! Siamo usciti davvero soddisfatti (e sfiniti)…

  5. Napoli non è una città come tutte le altre e secondo me la vostra ironia è molto in linea con l’atmostfera partenopea! Io mi sono innamorata del chiostro di Santa Chiara, mi ha davvero colpita al cuore, i suoi colori e la pace che si respira… Complimenti, comunque fate sempre venir voglia di partire!

    1. Secondo noi più che l’ironia è la capacità di restare incollati al tavolo da pranzo per quelle setto/otto orette che accomuna parmigiani e napoletani… ma potremmo sbagliarci!😂

  6. Bellissima la basilica e il chostro di Santa Chiara, una tappa imperdibile di ogni visita a Napoli ma del collegamento con Parma proprio non ero a conoscenza

    1. Eh… abbiamo il sospetto che sia un’affinità più gastronomica che storica!😂

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