Angeli delle "Sette opere di misericordia" di Caravaggio (Michelangelo Merisi). Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato al pop culture tourism

I quadri di Caravaggio a Napoli

Non sappiamo se ci avete mai fatto caso ma davanti all’aeroporto di Orio al Serio c’è da un po’ di tempo una statua di bronzo. E’ bella grossa ma capiamo che quando uno arriva lì e magari è un po’ stretto con i tempi, non è che sia proprio dell’umore giusto per notare una statua. Quella però c’è lo stesso.

Rappresenta un uomo seduto e ai suoi piedi c’è una cesta di frutta. La prima volta che abbiamo visto la statua siamo rimasti perplessi: chi è? Che ci fa qui?

Poi abbiamo trovato le risposte: è Caravaggio e con il suo caratteraccio è probabile che sia in aeroporto perché deve fuggire alla legge. A suo tempo lui scappò a Napoli e, per un’assurda coincidenza, pure noi andiamo lì.

E così ci siamo fatti il viaggio insieme e ci siamo ritroviamo più volte durante tutto il nostro soggiorno partenopeo!

Caravaggio è un paese

Per chi non lo sapesse Caravaggio è un paese in provincia di Bergamo e per molto tempo si è pensato che Michelangelo Merisi fosse nato proprio lì e dovesse a questo fatto il suo soprannome.

Se non abitassimo nel paese che ha orgogliosamente inventato la burocrazia, forse nessuno si sarebbe accorto che questo fatto non è vero ma noi siamo noti per tenere tutto, in triplice copia, e i secoli ci fanno un baffo.

A furia di scavare negli archivi a volte compaio informazioni inaspettate e questo fu il caso dell’atto di battesimo di Caravaggio che fu ritrovato solo nel 2007 e, a sorpresa, ci fece sapere che Michelangelo Merisi era nato a Milano

 I suoi genitori però provenivano da Caravaggio e lui ha sempre mantenuto il soprannome, quindi i Bergamaschi restano del parare che sia il caso di celebrarlo intitolandogli pure il loro aeroporto.

Ebbene sì, questo aeroporto che tutti chiamano sempre ‘Milano – Bergamo’ o ‘Orio al Serio’, in realtà è l’Aeroporto Internazionale Il Caravaggio e, per ribadirlo a chi non lo sapesse, hanno messo proprio davanti all’ingresso una grossa statua di bronzo che raffigura il pittore.

Statua di Manzù che ritrae Caravaggio all'aereoporto di Orio al Serio. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato al pop culture tourism
Potete vedere la statua di Caravaggio proprio davanti all’ingresso dell’areoporto di Orio al Serio.

La statua fu realizzata da Giacomo Manzù, artista nativo proprio di Bergamo, ed è stata spostata davanti all’aeroporto nel 2021 per le celebrazioni di ‘Bergamo capitale della cultura 2023’. Rimarrà in loco, salvo nuovi accordi, fino al 2026.

Se per caso vi capitasse di partire da Bergamo per andare a Napoli (o a Roma), fate come noi e scegliete di farvi accompagnare da Caravaggio in un percorso ideale alla ricerca delle sue opere.

Partite facendo conoscenza con questa statua e poi prendete un volo e andate ad ammirare le opere dell’artista che rivoluzionò la pittura.

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Tre buoni motivi per partire

Tre buoni motivi per partire’ è una frase tipica per un blog di viaggi, giusto? Peccato che noi ci stessimo riferendo al Caravaggio, mica a noi o a voi!

Nel sedicesimo secolo la gente normale non si spostava molto ma gli artisti di solito facevano eccezione a questa regola perché andavano ovunque ci fossero facoltosi committenti in grado di pagarli, quindi potremmo dire che il primo buon motivo per viaggiare era il lavoro.

"Sette opere di misericordia" di Caravaggio (Michelangelo Merisi). Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato al pop culture tourism
Dettaglio delle “Sette opere di misericordia” di Caravaggio che si trova a Napolil (immagine da Wikipedia)

Il Michelangelo però il suo primo viaggio lo fece quando aveva sei anni. Da Milano la famiglia tornò a Caravaggio per schivare la peste e, in effetti, anche questo ci sembra un ottimo motivo per mettersi in viaggio!

"Sette opere di misericordia" di Caravaggio (Michelangelo Merisi). Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato al pop culture tourism
Le “Sette opere di misericordia” di Caravaggio (immagine da Wikipedia)

Dopo i vent’anni il Caravaggio si trasferì a Roma ma per farsi un nome nel panorama artistico ci mise un po’ e anche quando cominciò a diventare famoso in tanti continuarono a non apprezzarlo.

Lui però ci mise del suo, perché se ti commissionano un bel quadro che rappresenti ‘la morte della vergine’ e tu come modella usi una baldracca incinta ripescata morta dal Tevere e la dipingi pure a piedi nudi fino alla caviglia (scandalo!), può essere che questo faccia sollevare giusto ventisette o ventotto sopraccigli, no?

Non furono però le sue scelte in fatto di modelle a portarlo al suo terzo buon motivo per partire ma il suo carattere solare e amabile.

Il Caravaggio a Roma tra risse, schiamazzi, diffamazione, possesso di armi, e altre simpatiche cose, si faceva un giorno in galera ogni tre.

Mena uno oggi, meno uno domani, andò a finire che ci scappò il morto e visto che la sua fedina penale era lunga un chilometro la pena emessa fu la decapitazione, eseguibile da chiunque lo riconoscesse per strada.  Quello fu il terzo buon motivo per partire e mettersi in viaggio verso Napoli, dove le leggi erano diverse e dove la sua faccia meno nota.

Sette in uno

A Napoli noi siamo andati con il preciso intento di visitare Santa Maria La Nova ma, mentre eravamo lì, il direttore del complesso, il gentilissimo Prof. Giuseppe Reale, ci ha consigliato di fare un articolo anche su Caravaggio.

A noi è parsa un’ottima idea e così siamo andati a vedere uno dei dipinti più famosi di questo pittore che si trova proprio in città: la sette opere di misericordia.

Questa grande tela ha una storia ben particolare perché fu la prima realizzata dal Caravaggio quando giunse a Napoli e gliela commissionò la Congregazione del Pio Monte di Misericordia.

Questa Congregazione era nata solo pochi anni prima grazie a un gruppo di sette giovani nobili che si erano prefissati di compiere opere di carità. Come sede della loro Congregazione avevano scelto un piccolo oratorio e decisero di decorarlo con dipinti che illustrassero i loro intenti.

Il quadro commissionato al Caravaggio era il primo e  quindi avrebbe dovuto, in un’unica tela, mostrare tutte e sette le opere di misericordia in cui il gruppo si impegnava: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati e seppellire i morti.

Tavolo delle capitolazioni al Pio Monte della Misericordia a Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato al pop culture tourism
L’antico tavolo in uso ai governatori che mostra il simbolo del Pio Monte della Misericordia.
Tavolo del Pio Monte della Misericordia a Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato al pop culture tourism
Il tavolo delle Capitolazioni dove si siedono oggi i setti governatori del Pio Monte di Misericordia.

Caravaggio riuscì a infilare nella tela tutte le cose richieste e i committenti ne furono così felici che applicarono al dipinto delle condizioni che ancora oggi vengono rispettati: questa opera non sarebbe mai stata venduta ne spostato dalla cappella per la quale era stata concepita e ne vietarono anche la riproduzione o la copia.

Con il tempo la Congregazione crebbe e così la loro sede si allargò ma mantenne in suo statuto iniziale e infatti ancora oggi è gestita da sette governatori che restano in carica per tre anni e mezzo, durante i quali ruotano i loro compiti ogni sei mesi per curare ognuna delle sette opere di carità.

Se deciderete di vedere questo dipinto di Caravaggio non limitatevi alla visita dell’oratorio dove si trova ma dedicate un po’ di tempo anche alla quadreria del Pio Monte perché il Merisi non fu l’unico grande artista  che questa istituzione ingaggiò nel corso dei secoli.

Volgare o Intenso?

Questo primo quadro che Caravaggio eseguì a Napoli dopo il suo arrivo fu come un fulmine a ciel sereno. In città i pittori erano ancora tutti molto legati agli stilemi del manierismo e il chiaroscuro per cui oggi è noto il Merisi portò una ventata di aria nuova.

Da subito nacquero emuli del suo stile che prese piede senza difficoltà tra gli artisti del tempo, tanto che molti pittori che poi furono definiti ‘caravaggeschi’ erano proprio di Napoli.

Furono questi seguaci di Caravaggio che vent’anni dopo si riunirono nella famigerata ‘Cabala’, un gruppo di pittori che sosteneva lo stile napoletano e che cercava di scacciare dalla città, anche usando la violenza o l’intimidazione, tutti i nuovi artisti stranieri che venivano ingaggiati per qualunque motivo.

Se non ricordate la storia, ne abbiamo parlato nel nostro articolo sul Tesoro di San Gennaro.

Con il tempo però la sensibilità degli spettatori cambiò e così mentre da nuovo il quadro era apprezzato e ammirato, agli inizi del novecento la fama di Caravaggio tra i critici d’arte era ai minimi storici e questo dipinto fu pesantemente criticato.

Molti vedevano il tema delle sette opere di misericordia come una blanda scusa che il Caravaggio aveva usato per rappresentare volgari scene di borgata.

C’erano i piedi nudi di un cadavere (Eddai con ‘sti piedi!) e una donna che mostrava un seno. Tutto veniva mostrato sotto una luce impietosa che sembrava mettere in risalto i particolari troppo umani e carnali di questa scena.

Interni del Pio Monte della Misericordia a Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato al pop culture tourism
Interni del Pio Monte della Misericordia.

La sensibilità popolare però fa in fretta a cambiare e pochi anni dopo lo stesso dipinto fu celebrato da altri critici che lo fecero di nuovo conoscere al mondo come uno dei grandi della pittura italiana.

"Flagellazione di Cristo" di Caravaggio (Michelangelo Merisi). Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato al pop culture tourism
La “Flagellazione di Cristo” di Caravaggio (immagine da Wikipedia)

Una flagellazione errante

I dipinti di Caravaggio che ancora si trovano a Napoli sono solo tre e noi siamo riusciti a visitarne, per questioni di tempo, solo due.

Della prima vi abbiamo già parlato mentre la seconda è la “Flagellazione di Cristo” che inizialmente era stata commissionata per la cappella di famiglia dei de’ Franchis che si trova nella Basilica di San Domenico Maggiore.

L’avevano messa in bella mostra sull’altare, in un punto ben visibile, ma in seguito al terremoto dell’Irpinia nel 1980 si pensò bene di spostarla al Museo di Capodimonte per maggiore sicurezza.

A quello che ci dicono gli esperti (che però non sono tanto concordi) quest’opera fu realizzata durante il primo soggiorno napoletano del Merisi che, nello stesso periodo, realizzò anche un’altra opera simile: “Cristo alla colonna”.

La cosa divertente è che per secoli questa tela è stata attribuita a Mattia Preti, un pittore che aveva così ammirato Caravaggio da copiarlo in tutto, anche nei casini legali che lo avevano portato a fuggire qua e là quando si trovava con i gendarmi che gli fiatavano sul collo.

Solo negli anni ’50 nuove analisi e attente osservazioni hanno fatto pensare che forse questo Cristo fosse proprio una tela del Caravaggio e non del Preti ma nel frattempo l’opera aveva preso la via della Francia e ora si trova a Rouen… mannaggia! E pensare che uno dei torturatori ritratti è lo stesso ma, ovviamente, si era pensato che il Preti avesse copiato tutto, pure la faccia del tizio.

La “Flagellazione di Cristo” che invece si trova ancora a Napoli recentemente è andata in Francia per una breve villeggiatura. Al suo ritorno, qualche mese fa, si è deciso di esporlo per un breve periodo nel Complesso Monumentale Donnaregina e noi, fortunelli, siamo andati a vederla proprio lì dove aveva un posto d’onore e un’illuminazione realizzata ad hoc che permetteva di ammirarlo in tutta al sua bellezza.

Biglietto A/R per Malta

A Napoli il Caravaggio stava bene ma la condanna alla decapitazione a Roma era ancora in vigore e la cosa lo impensieriva e i suoi committenti, impietosi, giravano il coltello nella piaga. Dipingi una Salomè con la testa del Battista in mano oggi, dipingine una domani, possiamo capire come mai non riuscisse a togliersi dalla testa il pensiero fisso di perdere la testa!

Chiostro di Donnaregina vecchia a Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato al pop culture tourism
Chiosto piccolo di Donnaregina vecchia

Forse fu per quello che nel 1607 gli venne un’idea luminosa: andare a Malta e diventare Cavaliere! Non gli era venuta immantinente la voglia di fare il cavaliere e anzi non ne sentiva la minima vocazione, ma i Cavalieri avevano l’immunità e questo l’avrebbe di certo fatto dormire più tranquillo.

Dopo un anno di noviziato il Caravaggio era riuscito a diventare “Cavaliere di Grazie”, il rango riservato a chi non era di nobili natali, ma poi entrò in gioco la sua scarsa vocazione e il suo carattere amabile e solare e le cose precipitarono.

"Flagellazione di Cristo" di Caravaggio a Donnaregina nuova a Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato al pop culture tourism
Interni del Complesso Donnaregina e laggiù in fondo potete intravedere la “Flagellazione di Cristo”.
Sepolcro di Maria d'Ungheria a Donnaregina vecchia a Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato al pop culture tourism
Al Complesso Monumentale Donnaregina non abbiamo potuto fare a meno di andare a vedere il Sepolcro di Maria d’Ungheria

Non si sa bene cosa combinò ma tra una rissa in taverna e un conseguente arresto e l’aver mancato di rispetto a un cavaliere di rango superiore, venne anche alla luce il fatto che era ricercato per omicidio e fu buttato fuori dall’ordine cavalleresco a calci in culo forse non troppo metaforici e tornò a Napoli.

Caravaggio fu accoltellato alla Locanda del Cerriglio a Napoli. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato la pop-culture tourism
La Locanda si trova in questo stretto vicoletto, uno dei più stretti di Napoli.

Nella città partenopea il Merisi frequentava spesso un locale che si trovava in uno strettissimo vicoletto, la locanda del Cerriglio. Era un posto frequentato da tutti, popolani e nobilotti, e fu quando uscì da lì in una notte di ottobre del 1609 che qualcuno lo assalì e lo gonfiò come una zampogna, lasciandolo pure sfigurato.

Chi fosse a volergli così male non si sa. Alcuni dissero che erano uomini al soldo della famiglia Tomassoni, di cui faceva parte l’uomo che aveva ucciso a Roma. Altri dicono che fosse una vendetta da parte del Cavaliere che aveva insultato a Malta. Altri ancora sostennero che si era fatti nemici altri pittori…

Dopo di allora Napoli non gli sembrò più così ospitale e tentò una nuova fuga ma questa volta non gli andò molto bene e morì durante il viaggio.

Una cosa sola è certa in tutto ciò: per quanto la Locanda del Cerriglio fosse mal frequentata questo non turbò affatto i suoi avventori abituali, tanto che ancora oggi la trovate in attività in via del Cerriglio!

L’ultimo Caravaggio

C’è un terzo dipinto di Caravaggio che si trova a Napoli presso le Gallerie d’Italia a Palazzo Piacentino: il “Martirio di Sant’Orsola“.

Il quadro fu eseguito dopo l’aggressione davanti alla Locanda del Cerriglio dalla quale sappiamo che il Merisi uscì piuttosto malconcio.

Il committente ne chiese addirittura la consegna prima che la pittura fosse asciutta e poco dopo il Merisi partì per il suo ultimo viaggio.

Noi, per problemi di tempo, non siamo riusciti a vedere questa tela ma per un tour completo di Caravaggio a Napoli non possiamo non citarla perchè è considerata da molti l’ultimo quadro del pittore prima della sua prematura morte.

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13 commenti

  1. E’ stato divertente leggere del viaggio di Caravaggio a Napoli come se fosse un film. Il taglio dato all’articolo ha catturato la mia attenzione stimolando la voglia di approfondire il girovagare degli artisti e nel caso specifico di Caravaggio. Mi è tornato in mente leggendo l’articolo che in un mio viaggio a La Valletta c’era la possibilità di vedere una sua opera.

    1. Se segui le opere di Caravaggio ci viene davvero un bel giro su e giù per l’Italia e anche a Malta, come ci fai notare anche tu!

  2. A parte qualche reminiscenza scolastica, so pochissimo di Caravaggio e non avevo idea che l’aeroporto di Orio al Serio fosse intitolato a lui, non essendo mai stata da quelle parti non ho mai visto la statua ma, qualora vada, non me la perdo di certo!

    1. Devi passare da qui in fretta perchè la statua la lasceranno per poco (fino al 2026 credo)!

  3. All’interno della Cattedrale di La Valletta, la capitale di Malta, c’è un magnifico quadro di Caravaggio, che raffigura la decapitazione del Battista. Inutile dire quanto mi sia emozionata nel trovarmici di fronte, un’opera sublime.

    1. Non faccio nessuna fatica a crederci e infatti vorremmo sfruttare presto il fatto che l’areoporto di Parma dove siamo noi è collegato con Malta…

  4. Michelangelo Merisi, protagonista tra l’altro di un’opera di Milo Manara meravigliosa, è uno dei pittori più misteriosi e potenti della nostra storia. Napoli custodisce alcuni dei suoi quadri più preziosi e se si ama questo artista non si può fare a meno di visitare la splendida città partenopea!

    1. Eh, in realtà lo sappiamo che nel tuo cuore c’è il Tiepolo e che ci commenti il Merisi per gentilezza!🤣😘

  5. Non solo sono partita da Bergamo un paio di settimane fa senza vedere la statua, ma non avevo mai fatto caso che l’aeroporto di Orio al Serio (oppure Orio SUL Serio, come diceva una mia ex collega) si chiamasse ufficialmente Aeroporto Internazionale Il Caravaggio. Personaggio che mi incuriosisce non poco, in particolare da quando ho fatto binge watching su Netflix della serie Ripley, in cui Caravaggio e in particolare Davide con la Testa di Golia avevano un ruolo.

    1. Ecco cos’era! Ci abbiamo pensato in due ma non ci veniva in mente niente che coinvolgesse Caravaggio e invece c’era Ripley!
      Grazie per avercelo detto perchè era come un prurito in un punto ingrattabile e ci stavamo rogitando sopra DA GIORNI!

  6. Un personaggio incredibile con un pessimo carattere (tratto comune si vede ai vari Michelangelo della storia dell’arte) ma con una visione della pittura così moderna che ancora oggi è inarrivabile. Grazie, come sempre, per i dettagli biografici

    1. I Michelangeli (bravi eh, nulla da dire su quello!) non credo fossero proprio i primi nella lista “Amici da chiamare per farsi un bicchere in compagnia!”

  7. Poco si sa di Michelangelo Merisi la cui vita è avvolta sempre nel mistero. Forse proprio questa cosa lo rende così unico e particolare. Sicuramente era un viaggiatore che si pagava i suoi vizi vendendo opere d’arte, è stato in moltissimi posti anche a Malta se vi ricordate. Insomma un artista molto particolare e che forse nei suoi quadri tendeva a rappresentare la cruda verità

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