Catacombe di San Gennaro a Napoli. Foto su 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri'

Le Catacombe di San Gennaro e il Rione Sanità

Dopo aver fatto la conoscenza con San Gennaro nel nostro articolo sul Duomo di Napoli, non abbiamo potuto fare a meno di andare a visitare anche le catacombe a lui intitolate per scoprire un’altra parte della sua storia.

Abbiamo prenotato la visita guidata chiamata ‘Il Miglio Sacro’, un percorso che segue all’inverso la via dei pellegrini e lungo la strada abbiamo scoperto molte più cose di quelle che avremmo mai potuto sospettare!

Vari tentativi di martirio

Abbiamo già parlato di San Gennaro eppure di lui, della sua vita e delle vicende che accaddero dopo la sua morte ancora non abbiamo detto parola.

Cominciamo subito col dire che il Gennaro nacque… non si sa bene dove. Visto che fu vescovo di Benevento c’è chi lo vuole nativo di quella città. Altri dicono che fosse originario di Napoli e per questo così venerato in quel luogo. Altri ancora sospettano provenisse dal Nord Africa, probabilmente dalle zone sotto il dominio romano. La verità è nessuno ha certezze.

Quello che sappiamo su questo Gennaro è molto poco e si può riassumere in: era vescovo e andò a evangelizzare in giro, i romani la presero male e cercarono di martirizzarlo in diversi dei soliti modi collaudati.

Questi modi collaudati di solito consistevano nel buttare il presunto sobillatore in una bella fossa con le belve e chiudere lì la questione. Dragonzio, il governatore della Campania che fa rima con l’elemento chimico con numero atomico 38, attuò proprio questa strategia per togliersi dai piedi il Gennaro.

Colonne nelle Catacombe di San Gennaro a Napoli. Foto su 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri'
Per meglio celebrare la tomba del Santo le catacombe divennero anche una Basilica e le colonne in foto ne dividevano le navate.
Affreschi nelle Catacombe di San Gennaro a Napoli. Foto su 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri'
Durante il tour ‘il Miglio Sacro’ vi verranno raccontati molti aneddoti sui vari affreschi e sulla loro importanza storica.

Qui la storia si divide tra chi dice che le belve si ammansirono davanti al Santo e chi invece propone che fosse stata la folla inferocita che parteggiava per Gennaro a far cambiare idea al signor numero atomico 38.

Noi però propendiamo per una spiegazione diversa. Sospettiamo che le belve in questione fossero grossi felini che si rifiutarono di mangiarlo all’urlo di “ma noi volevamo la scatoletta al tonno oggi!”. Esattamente come fanno i nostri gatti.

Affreschi nelle Catacombe di San Gennaro a Napoli. Foto su 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri'
Molti degli affreschi murali nelle Catacombe sono ancora perfettamente visibili
Catacombe di San Gennaro a Napoli. Foto su 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri'
Vista la popolarità di San Gennaro tutti volevano essere sepolti vicino a lui, quindi nel corso del tempo si è creato un certo sovraffollamento!

Dopo aver accertato che i felini sono animali umorali, la seconda volta tentarono di disfarsi del Gennaro bruciandolo vivo. Lo buttarono in una fornace ma questo se ne uscì senza nemmeno un po’ di tintarella.

A quel punto i romani si stufarono e decapitarono il Gennaro che così entrò a far parte della vasta schiera di Santi decollati.

Non c’è niente da fare: a noi ‘decollato’ continua a far venire in mente uno che parte in aereo, in shuttle o con altri mezzi di trasporto volanti. E invece il povero Gennaro fu decapitato…

Come ti scippo il Santo

Arriviamo così alla questione delle spoglie mortali del Gennaro. Il sangue fu portato a Napoli ma il resto del suo corpo fu inizialmente sepolto vicino al luogo della sua morte. Le reliquie dei Santi però sono solite viaggiare più di quanto abbiano fatto i Santi da vivi.

La zona dove si trovava la tomba di San Gennaro ricadeva sotto la giurisdizione di Benevento ma lì non c’era nessun culto legato al Gennaro. A Napoli invece, come abbiamo già spiegato, avrebbe fatto comodo un protettore ignifugo.

Forse fu per quello che al Vescovo di Napoli, Giovanni I, venne in mente di andarsi a prendere le preziose reliquie e riportarsele a casa.

Detto fatto e in un amen, è proprio il caso di dirlo, le spoglie del Gennaro furono scippate e riseppellite nelle catacombe di Napoli. Divennero subito oggetto di venerazione e di pellegrinaggio, e molte persone decisero di farsi seppellire vicino al Santo.

Tunnel nelle catacombe di San Gennaro a Napoli. Foto su 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri'
In primo piano un fonte battesimale, forse secondo per antichità solo a quello del Battistero di San Giovanni in fonte
Catacombe di San Gennaro a Napoli. Foto su 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri'
Molti affreschi sono ancora perfettamente conservati.

Le catacombe in questa zona erano già molto utilizzate perché qui era stato sepolto Sant’Agrippino ma dopo l’arrivo di Gennaro fecero il boom!

Tra quelli che volevano essere sepolti qui e quelli che volevano venire a vedere la tomba del Gennaro c’era sempre la fila alla porta! La voce di questa sepoltura cominciò a girare e nel 831 quelli di Benevento si accorsero che qualcuno gli aveva scippato il loro Santo Vescovo.

Incazzati come delle faine a cui è stata chiusa in faccia la porta del pollaio si misero in marcia su Napoli, pronti a mettere tutto a ferro e fuoco per riavere il loro Santo. Finché il Gennaro non aveva follower non se lo filava nessuno ma appena divenne il corrispettivo della Ferragni tra i Santi, tutti lo volevano!

Fu così che San Gennaro lasciò le catacombe, che nel frattempo avevano preso il suo nome, e se ne andò in villeggiatura a Benevento per un paio di secoli.

Dopo di allora finì all’abbazia di Montevergine dove però, a causa di un pessimo social media manager, perse tutti i follower e finì nel dimenticatoio fino a quando i Carafa, una famiglia che praticamente sfornava solo Vescovi e Arcivescovi, non riuscirono a riportarlo a Napoli, dove la sua base di fan era sempre rimasta stabile.

Il Miglio Sacro

Il corpo di San Gennaro oggi si trova nella cappella del Succorpo del Duomo di Napoli ma da quando le sue spoglie lasciarono le catacombe queste persero gran parte dei pellegrini e con il tempo caddero nell’oblio.

Furono brevemente ‘riscoperte’ nel settecento, quando il Grand Tour dell’Europa divenne un must per tutti i giovani che potevano permetterselo ma la cosa perse fascino in fretta. Al tempo della seconda guerra mondiale era un posto ritenuto buono solo come rifugio antiaereo.

Negli anni settanta del novecento le catacombe furono oggetto di scavi archeologici ma, nonostante la loro importanza, il luogo rimase non accessibile al pubblico.

Oggi invece le catacombe sono visitabili e percorribili e noi, per scoprirle al meglio, abbiamo deciso di visitarle seguendo il tour ‘Il Miglio Sacro’, una visita speciale che si tiene tutti i sabati e le domeniche.

Questo tour percorre al contrario (dalla fine all’inizio), il percorso che seguivano i pellegrini in arrivo a Napoli per visitare la tomba di San Gennaro.

Pastorale di San Gennaro nelle sue Catacombe a Napoli. Foto su 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri'
La tomba dove si trovavano le spoglie di San Gennaro fu riscoperta solo nel 1969.

Si parte quindi visitando le catacombe e si scende lungo tutto il rione Sanità fino ad arrivare a Porta San Gennaro, la più antica delle porte di Napoli. Era da lì che dovevano obbligatoriamente passare i pellegrini che si recavano alla tomba del Santo.

Il Miglio Sacro è un tour lungo. Si parte alle nove del mattino e in circa tre ore si attraversa tutto il Rione Sanità. Anche se è una visita impegnativa in ternimi di tempo, noi ci sentiamo di consigliarla a tutti perchè oltre a visitare le catacombe imparerete a conoscere aspetti di Napoli che forse non vi aspettereste.

Questo tour vi condurrà alla scoperta della Basilica di San Gennaro Extra Moenia, una basilica paleocristiana che ha subito pesanti rimaneggiamenti nel periodo barocco, solo per essere poi “spogliata” all’inizio del Novecento in un maldestro tentativo di riportarla alle forme medievali che non ha mai posseduto.

Affreschi nelle Catacombe di San Gennaro a Napoli. Foto su 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri'
Affreschi nelle Catacombe di San Gennaro a Napoli.

Visiterete poi la bellissima Basilica di Santa Maria della Sanità, dove potrete vedere qualcosa di davvero unico: il ‘Presepe favoloso’.

In questo caso la parola ‘favoloso’ indica le favole napoletane che sono narrate tra i personaggi di questo presepe. Creato dai Fratelli Scuotto della bottega La Scarabattola, in collaborazione con lo scenografo Biagio Roscigno, quest’opera ha dell’incredibile.

Anche se il tour vi lascia il tempo necessario per ammirare il Presepe Favoloso, noi vi consigliamo di tornare a rivederlo in un secondo tempo, magari durante una visita ad hoc, dove poter scoprire con calma tutte, ma proprio tutte, le favole che si annidano in questo presepe, da quella di mamma sirena fino a quella di Maria Manilonga.

Porta San Gennaro a Napoli. Foto su 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri'
Porta San Gennaro era il punto di partenza del Miglio Sacro che portava alla tomba del Santo ma, con nostra gioia, il tour era in discesa e questo è stato il punto di arrivo!
Murales di Totò nel rione Sanità a Napoli sul percorso del Miglio Sacro. Foto su 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri'
E come si fa ad andare a Napoli senza risparmiare un pensiero a Totò e Peppino? Il murales è dall’artista Tono Cruz.

Il nuovo Michelangelo

E dopo questo ennesimo capolavoro arriviamo ad una delle cose che ci ha fatto decidere di vedere Napoli: il ‘Figlio velato’ in Basilica di San Severo.

Sentiamo già che qualcuno ci sta dando dei rincitrulliti perché quella statua lì, quella famosa che tutti vanno a vedere, si chiama ‘Cristo velato’ e si trova in Cappella San Severo non nella Basilica omonima.

Ammettiamo che spesso non siamo tra le persone più sveglie del mondo ma in questo caso non ci siamo sbagliati! L’equivoco è voluto ma non da noi!

Dovete sapere che il ‘Figlio Velato’ è una scultura di Jago, un artista poco più che trent’enne ma che ha l’ambizione di diventare il nuovo Michelangelo.

Vi sentiamo, lì dai loggioni, che bisbigliate su quanto questo sia impossibile e sul fatto che non ne fanno più di artisti come il Buonarroti. Ricredetevi perchè anche il Teo, che è un sostenitore accanito di queste stesse teorie, ammette che Jago potrebbe essere l’eccezione che conferma la regola.

Il 'Figlio velato' di Jago nel rione Sanità a Napoli. Foto su 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri'
Le foto non rendono nemmeno lontanamente l’idea dello straziante realismo di quest’opera.
Basilica San Severo nel rione Sanità a Napoli. Foto su 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri'
Nella Basilica di San Severo non c’è solo il ‘Figlio Velato’ di Jago ma anche molte altre opere di importanti artisti del passato.

Per la collocazione di questa opera, che mostra un bambino senza vita coperto da un velo/sudario, è stata scelta la Basilica di San Severo sia per la sua omonimia con il luogo in cui si trova il celebre Cristo Velato, sia perché in questo posto, che è un vero scrigno d’arte dove si trovano capolavori di Luca Giordano, Francesco Fracanzano e Andrea Vaccaro, l’opera di Jago può mettersi in diretta contrapposizione con i maestri dei tempi passati.

Se state guardando le foto di questo Figlio Velato e avete deciso che forse questo artista giovane ma pieno di talento merita un approfondimento, allora sappiate che poco lontano da qui, nella chiesa di Chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi, potrete visitare lo Jago Museum dove troverete altre delle sue incredibili opere.

Il 'Figlio Velato' di Jago nel Rione Sanità a Napoli. Foto su 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri'
L’angolo di destra manca e i numeri che vedete sono quelli del blocco in cava.

L’angolo mancante

Per invogliarvi a conoscere meglio Jago e la sua arte, vi riportiamo un aneddoto che ci è statonarrato durante il tour del Miglio Sacro.

Se osservate il blocco di marmo sul quale è scolpito il Figlio Velato, vedrete che uno degli angoli è sbeccato.

Jago scolpì l’opera nel 2019 mentre si trovava a New York, poi questa fu spedita per mare fino al porto di Napoli e da lì trasportata in questo luogo.

Le opere d’arte vengono sempre maneggiate con mille precauzioni quando vengono spostate, ma nonostante ciò, gli incidenti possono capitare. In quel caso, durante il trasporto dal porto, un incidente sbeccò un angolo del blocco di marmo.

Tutti erano comprensibilmente preoccupati e si aspettavano che l’artista facesse fuoco e fulmini visto che la sua opera era stata rovinata e invece… Jago non fece neppure una piega.

Con tutta la calma del mondo si prese il tempo di tranquillizzare tutti, spiegando che la sua arte non potrebbe esistere se lui stesso non lavorasse insieme agli altri. Senza le persone che avevano trasportato la statua dal porto, essa non sarebbe mai stata esposta, quindi l’incidente era parte del percorso unico di quell’opera.

Per sottolineare questo sommo rispetto di Jago per il lavoro altrui, potrete vedere anche i numeri che hanno assegnato in cava a quel pezzo di marmo sul lato del blocco su cui si trova il Figlio Velato. E’ questo il modo in cui Jago ci ricorda che la realizzazione di quest’opera è la summa del lavoro di più persone.

Ponte della Sanità in rione Sanità a Napoli sul percorso del Miglio Sacro. Foto su 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri'
Il ponte della Sanità, la sua storia e anche il suo murales intitolato ‘l’abbraccio’ di Jerico Cabrera Carandang meriterebbero un articolo a parte!
Affreschi nelle Catacombe di San Gennaro a Napoli. Foto su 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri'
Uno scorcio delle Catacombe di San Gennaro

Con questa filosofia non deve stupire che Jago abbia deciso di allestire il suo museo proprio nel Rione Sanità di Napoli, in un luogo che negli ultimi anni sta cercando con impegno e determinazione di tornare ad essere una parte importante della città come era nei secoli passati.

Rione Sanità

Abbiamo dovuto pensare molto a cosa scrivere in questo articolo riguardo al Rione Sanità di Napoli perché durante il tour del Miglio Sacro la nostra guida, nativa proprio di questa parte della città, ci ha raccontato in maniera molto coinvolgente la storia recente di questa zona.

Noi però abbiamo deciso di non riportarvi in dettaglio questa parte del tour perché si parla di storia recente, di quella su cui è difficile essere obiettivi e, oltretutto, non è la nostra storia da narrare.

Molti ricorderanno a grandi linee che il rione Sanità è stato per molti anni una delle zone più povere di Napoli, quella in cui gli scontri di mafia avvenivano regolarmente e dove la criminalità era elevata.

Qualcuno ricorderà anche la triste vicenda di Genny Cesarano, il ragazzo che nel settembre del 2015 fu ucciso da un proiettile vagante proprio in Piazza Sanità.

Palazzo dello Spagnolo in Rione Sanità a Napoli sul percorso del Miglio Sacro. Foto su 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri'
Il Palazzo dello Spagnolo nel Rione Sanità ci ricorda il glorioso passato di questa zona di Napoli.
Statua a Genny Cesarano a Napoli. Foto su 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri'
Statua dedicata a Genny Cesarano in Piazza Sanità

Da allora però sono passati già nove anni e le cose in questo rione sono cambiate anche grazie all’impegno della cooperativa ‘La paranza’ che organizza i tour del ‘Miglio Sacro’ e che gestisce le catacombe di S. Gennaro.

Quello che abbiamo visitato noi è un rione vivace e colorato, pieno di bellezza, di storia e di cultura ma con uno stretto legame con le sue origini.

Questa storia di cambiamento e di grandi sogni per il futuro è qualcosa che dovete visitare di persona e sentire raccontare dalle persone che ci vivono perché noi potremmo riportare le loro parole ma non potremmo mai esprimere i sentimenti di chi in quel posto di è nato e ci ha sempre vissuto.

Quindi l’unica altra cosa che ci rimane da dire è che dovreste davvero visitare le Catacombe di S. Gennaro e tutto il rione Sanità, così anche voi, nel vostro piccolo, potrete aiutare questo luogo a ritrovare il suo posto nella storia.

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2 commenti

  1. Un’esperienza da fare assolutamente! Grazie per aver portato alla luce i segreti di San Gennaro, l’icona di Napoli. E’ sempre bello sentir raccontare il folklore locale di questa splendida città partenopea che, finalmente, comincia ad essere apprezzata come Si deve.

    1. Ah noi la apprezziamo fin troppo… ci mangeremmo tutto! Ma proprio TUTTO! 🤣

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