Come sopravvivere all’Oktoberfest
Stiamo per dirvi una cosa gravissima: non eravamo mai stati all’Oktoberfest.
Pare strano, lo sappiamo, perché Monaco di Baviera è una città che ci piace molto, ma la birra non ci piace di meno, quindi perché non siamo mai andati all’Oktoberfest prima di quest’anno?
Boh! Saranno state delle congiunzioni astrali sfavorevoli o la mancanza della compagnia adatta. Vi giuriamo che non abbiamo una risposta a questa annosa domanda, ma almeno ora abbiamo rimediato!
🇩🇪 Monaco di Baviera – Quest completata a settembre 2026
Difficoltà: facile
Arrivare a Monaco di Baviera è facilissimo! Dal Nord Italia la città è raggiungibile con 5/6 ore di auto oppure si può prendere uno dei tanti voli, anche low cost, che la collegano con i maggiori aeroporti italiani.
L’Oktoberfest poi è appena fuori dal centro storico cittadino e lo si può raggiungere da diverse fermate della metropolitana, senza contare i bus e, se proprio volete, pure i monopattini che qui hanno corsie dedicate su molte strade.
Insomma, raggiungere l’Oktoberfest non è un problema… ma a seconda di quanti litri di birra avrete bevuto, andarsene dalla festa potrebbe esserlo!
VOTO NERD: ★★★☆☆
L’Oktoberfest è ormai una festività internazionale: lo è da quando pure nei videogiochi comparve un’annuale evento dedicato alla festa della birra, come per esempio il Brewfest di World of Warcraft!
E poi c’è l’Arnold Schwarzenegger che, per quanto sia austriaco e non tedesco, per anni è stato una presenza fissa di alcuni tendoni.
VOTO POP-CULTURE: ★★★★★
L’Oktoberfest non è solo la festa della birra più grande del mondo ma anche la più copiata.
Pensate che durante il nostro ultimo viaggio a Tokyo siamo finiti all’Oktoberfest che si teneva sotto lo Skye Tree!
Siamo certi che, senza andare a Monaco, anche vicino a casa vostra ci sia un “Oktoberfest”.
I luoghi dell’Oktoberfest
Theresienwiese
Del famoso matrimonio avvenuto nel 1810 tra Ludovico I di Baviera e Teresa di Sassonia-Hildburghausen i cui festeggiamenti si trasformarono poi nell’Oktoberfest, abbiamo già parlato in un precedente articolo, quindi passiamo invece a vedere in dettaglio il luogo dove si svolge la festa della birra più grande del mondo.
Il luogo è la Theresienwiese (il prato di Teresa), intitolato proprio alla sposa di quel fatidico matrimonio, e per molti anni la zona rimase in effetti un prato vero e proprio alle porte della città.
Quel volpone assatanato del marito della Teresa però aveva idee tutte sue e, quando si accorse che al suo popolo piaceva far baldoria, prese la palla al balzo per spingere le sue aspirazioni politiche ma soprattutto sociali.
Ludovico aveva già pagato di sua tasca numerosi monumenti che celebrassero la grandezza dei popoli di lingua tedesca, come il Walhalla, e pensò bene di ripetere la cosa alla Theresienwiese.


Richiamò il suo architetto preferito, Leo von Klenze, e si mise a fare progetti.
Il Leo e il Ludovico se la intendevano già da decenni perché insieme avevano progettato la Königsplatz di Monaco, la piazza che ospita tre edifici rispettivamente in stile ionico, dorico e corinzio, prima di buttarsi sul già citato Walhalla.
Per questo ormai il Leo sapeva cosa ci si aspettava da lui: riportare in vita le linee dell’antica Grecia per rendere Monaco l’Atene sull’Isar.
Il problema era che il progetto prevedeva sia un grande palazzo neoclassico che un’enorme scultura che rappresentasse la Baviera.
Ruhmeshalle e la Baviera
Lo scultore scelto, Ludwig Schwanthaler, era però un fervente seguace di quelle teorie che aborrivano le arti “straniere” come quelle greche, e voleva che la sua opera avesse un carattere più “germanico”.
Il Ludovico, che era diviso tra l’amore per il classico e la fede nella sua terra, diede un colpo al cerchio e uno alla botte dando ragione a entrambi e realizzando quello che oggi viene ritenuto un capolavoro “ludoviciano”.
La Ruhmeshalle è un imponente memoriale a tre ali con un lungo colonnato sotto il quale sono posti i busti degli uomini e delle donne che hanno reso grande la Baviera.
Davanti a questo edificio, in posizione sopraelevata rispetto al resto dell’immensa spianata della Theresienwiese, si erge l’enorme statua della Baviera.


Questa statua, interamente in bronzo, fu un grande vanto per Ludovico perché era dai tempi dei greci e dei romani, o così diceva lui, che nessuno aveva più realizzato un’opera così monumentale.
Per la sua realizzazione dovette addirittura sovvenzionare l’apertura di una fonderia ma, non fidandosi del tutto perché sarebbe stata la prima commissione, pensò bene di cominciare facendo realizzare un grande obelisco.
Quest’opera, che commemora i trentamila soldati bavaresi morti durante la campagna di Russia di Napoleone, oggi la potete vedere a Karolinenplatz.
Dopo però toccò alla Baviera che, invece di essere una specie di Atena classicheggiante, si erge fiera nella sua pelle d’orso, come una valchiria germanica e selvaggia.
E la cosa spettacolare è che potete anche salire all’interno della statua e giungere fino alla sommità, dove vi aspetta una targa a ricordo del Ludovico e la grandiosa vista sulla Theresienwiese e sull’Oktoberfest.
Gli eventi dell’Oktoberfest
La sfilata degli osti e dei birrifici
L’evento che dà inizio all’Oktoberfest è, tradizionalmente, la sfilata degli osti e dei birrifici.
Fu un macellaio e locandiere di nome Hans Steyrer a dare il via a questa tradizione.
Hans, meglio noto al tempo come l’Ercole di Monaco per la sua possanza, decise nel 1887 di pubblicizzare il suo spazio all’Oktoberfest organizzando un magnificente corteo che dalla sua locanda portava alla Theresienwiese.
Su carri infiorati, trainati da cavalli sontuosamente bardati, lui e tutta la sua famiglia, oltre a tutti i lavoratori che avrebbero servito la clientela, sfilarono per le strade di Monaco con al seguito tutti i barili di birra destinati alla festa.
Ebbe un successo così grande che dall’anno seguente molti altri lo imitarono e dal 1925 questa sfilata venne codificata e regolata in modo definitivo.
Oggi si apre con il Münchner Kindl, il bambinello di Monaco che rappresenta lo stemma cittadino.


Nel blasone della città c’è infatti un giovane monaco che tiene in mano un testo sacro ma nella sfilata, visto il carattere festoso dell’evento, il libro è stato sostituito con un boccale di birra e un ravanello, simbolo della gastronomia locale.
Seguono poi le carrozze degli osti, che oggi sono i proprietari dei vari tendoni, e quelle dei birrifici, cariche di botti di birra.
Oggi la maggior parte dei birrifici non usa più le botti di legno per la birra ma i grandi fusti di alluminio, quindi le botti in sfilata sono solo decorative… a parte quelle dell’Augustiner che si è rifiutata di modernizzarsi e serve ancora, durante l’evento, solo birra proveniente dalle botti di legno!
La sfilata si chiude poi con le bande musicali che allieteranno i tendoni e con la rappresentanza del personale di servizio che lavorerà all’evento.
O’zapft is!
Queste parole significano, in dialetto bavarese, “è spillata!” e sono quelle che danno il via all’Oktoberfest.
La spillatura della prima botte è una tradizione che risale al 1950.
Quell’anno il tempo era inclemente e la sfilata di apertura si tenne sotto una pioggia battente, tanto che appena arrivati alla Theresienwiese l’oste Michael Schottenhamel, proprietario dell’omonimo tendone, invitò all’interno il sindaco Thomas Wimmer.


Lì, un po’ per gentilezza un po’ per dare brio alla giornata grigia, gli propose di essere proprio lui a spillare il primo barile della festa.
Il fatto è che “spillare” un barile è una faccenducola complicata: si deve avvicinare un rubinetto in ottone (la spina) a un tappo di sughero che si trova sul fronte della botte.
A quel punto si deve colpire il rubinetto con un martelletto finché la spina non si incastra nel tappo ma, e qui viene il bello, appena il tappo si fora bisogna essere rapidi e martellare dentro il rubinetto, perché se no si verrà inondati di schiuma.
Il povero sindaco Wimmer non era certo un oste provetto, così gli servirono ben diciassette colpi per martellare correttamente la spina.
Una volta riuscito nell’intento, carico di schiuma e sotto gli occhi di tutti, tra l’esasperato e lo stupito disse “O’zapft is!”.
La cosa divertì i presenti che scoppiarono a ridere e già dall’anno successivo si decise di ripetere la cosa, tanto che oggi, dopo che la sfilata è arrivata alla Theresienwiese, il sindaco si reca al tendone Schottenhamel per spillare il primo barile a mezzogiorno esatto.
Solo dopo la prima spillatura tutti i tendoni dell’Oktoberfest potranno iniziare a servire birra.
Sfilata dei tiratori
Non vi sarete mica già scordati del Ludovico, vero?
No, perché qui all’Oktoberfest lui è onnipresente e infatti pure la sfilata in costumi tradizionali e dei tiratori è farina del suo sacco.
Nonostante la Teresa fosse, nel tempo, diventata un alce a causa dei cornoni che il Ludovico le aveva piazzato, la coppia giunse ugualmente a festeggiare le nozze d’argento nel 1835.


Per l’occasione le associazioni di tiro, probabilmente incredule che la Teresa non avesse ancora fatto fuori il marito fedifrago, decisero di omaggiare i reali sfilando con i costumi tipici delle varie zone rurali che componevano il regno.
Dopo questa sfilata però non ce ne furono altre, se non in occasioni speciali, e questo evento entrò a far parte del calendario della festa (la prima domenica di apertura) solo a partire dal 1950.
Le gare di tiro invece non smisero mai di esserci anche se, nel corso del tempo, sono state aggiornate.
Se all’inizio i tiratori erano uomini delle milizie cittadine che coglievano l’occasione per farsi belli con moschetti e le balestre davanti alla folla, nel corso del tempo le armi da avancarica furono abbandonate.
Fu probabilmente una buona decisione perché sparare in tendoni di legno affollati di gente non sembra esattamente un’idea geniale, e oggi si usano armi ad aria compressa.
Le balestre, invece, all’Oktoberfest c’è addirittura un tendone dedicato: l’Armbrustschützenzelt è dove si tengono anche i campionati tedeschi!
Solo l’ultimo giorno dell’Oktoberfest le vecchie armi da avancarica vengono tirate fuori dagli armadi perché a mezzogiorno, un folto gruppo di tiratori storici si raduna sulle scale sotto la grande statua della Baviera per sparare a salve e decretare la chiusura della festa.
Ein Prosit der Gemütlichkeit
Questo non è un evento “ufficiale” dell’Oktoberfest ma familiarizzate con le parole perché le sentirete molto spesso!
“Ein Prosit der Gemütlichkeit” è una canzone che viene normalmente passata dalle due alle quattro volte all’ora in ogni tendone della festa.
Il titolo è traducibile in qualcosa tipo “Alla salute, che tutti stiano bene!” e poi boccali in alto e giù di birra.
In pratica è l’inno non ufficiale dell’Oktoberfest e fu importato dal nord della Germania da un volpone di nome Georg Lang che nel 1898 ebbe un’idea sul filo della legalità.
Al tempo la birra veniva venduta in tanti piccoli stand di legno ma lui pensò bene di affittare cinque lotti adiacenti e di metterci sopra un bel tendone grande che poteva tenere fino a seimila persone e lo chiamò 1. Bayerische Riesenhalle (prima sala gigante bavarese).
All’interno poi, oltre ai tavoli, mise addirittura la luce elettrica e una banda di trenta elementi che suonava di continuo.

Deve essere vero perchè il Teo è salito sulla ruota panoramica anche se soffre di vertigini.
La canzone “Ein Prosit der Gemütlichkeit” prese subito piede e il pubblico cominciò a rispondere “Oans, zwoa, drei, gsuffa!” (uno, due, tre, beviamo!), alzando i boccali e buttando giù grandi quantità di birra.
Manco a dirlo oggi sono gli stessi proprietari dei tendoni a richiedere che venga suonata spesso, anche perché a ogni brindisi il consumo di birra SI IMPENNA (e i guadagni pure!).
Purtroppo il geniale Georg Lang morì giovane ma la sua eredità spirituale continua e il suo megatendone si è evoluto nel tempo nell’attuale Augustiner-Festhalle, visto che la Augustiner era stata al tempo la birra scelta da Lang.


Organizzare l’Oktoberfest
I tendoni vanno prenotati?
Okay, non lo abbiamo ancora detto perché lo davamo per scontato ma sulla Theresienwiese, durante l’Oktoberfest, vengono eretti numerosi grandi tendoni, di solito una quarantina.
Diciassette di questi tendoni sono quelli “grandi”, che per la maggior parte possono ospitare al tavolo dalle cinque alle diecimila persone per volta.
In totale, tra tutti i tendoni, ci sono posti a sedere per centoventimila persone, ma ci è ben chiaro che spesso, nei fine settimana, i partecipanti sono molti di più.


Per questo motivo la primissima domanda che ci siamo posti, quando abbiamo deciso di andare all’Oktoberfest, è stata se avremmo dovuto prenotare un posto nei tendoni per evitare lunghe file.
Dopo una rapida consultazione con persone più esperte di noi (grazie Boss!), ci è stato detto che, andando in settimana, difficilmente avremmo trovato fila e così è stato.
Se però siete un gruppo numeroso e intendete visitare la festa durante il week-end, noi vi suggeriamo di prenotare, cosa che potete fare consultando i link dei vari tendoni che trovate sul sito ufficiale.

La prenotazione di solito comporta di pagare in anticipo una consumazione minima, e per questo vogliamo ricordarvi che i menù sono diversi per ogni tendone, quindi vi consigliamo di consultarne diversi prima di scegliere!
Noi siamo stati tentatissimi di scegliere l’Ochsenbraterei che è famoso per mettere allo spiedo buoi interi, però serve la birra Spaten che non è in cima alla nostra classifica.
Siamo così finiti a mangiare (e bere of course…) all’Augustiner-Festhalle e, per una questione sentimentale, all’Hofbräu-Festzelt che serve birra HB.
L’alloggio perfetto
Una volta risolto il problema dei tendoni, resta quello dell’alloggio perché diciamocelo: alloggiare in centro a Monaco di Baviera durante l’Oktoberfest ha prezzi proibitivi, senza se e senza ma.
Nel corso degli anni siamo stati spesso a Monaco e abbiamo i nostri alloggi preferiti che abbiamo subito consultato per vedere se erano liberi. Lo erano. Poi abbiamo visto il prezzo di due notti e siamo svenuti.
In pratica un albergo di bassa categoria (lo definiremmo “moooolto spartano”), che però si trova vicino alla Theresienwiese, può costare dai cinquecento euro in su per notte.
Personalmente se spendiamo quella cifra per un alloggio vogliamo che valga i soldi pagati, non solo per la posizione ma anche per tutto il resto, quindi abbiamo cercato altrove.
Nemmeno a dirlo tutto il centro di Monaco aveva prezzi simili e così abbiamo prenotato al Kalm Stay – Munich East, un hotel di quelli con solo check-in online, senza reception.
L’hotel dista otto chilometri circa dal centro storico e dieci dalla Theresienwiese ma ha il vantaggio di trovarsi a pochi passi dalla fermata della metro di Moosfeld.
Da lì con la linea rossa (U2) in circa venticinque minuti si arriva a Sendlinger Tor o alla fermata successiva che è Hauptbahnhof, e in una decina di minuti a piedi si giunge infine all’Oktoberfest.
Questa sistemazione ha il vantaggio di trovarsi al di fuori della zona per cui è necessario il bollino ambientale per le auto, cosa che non avevamo.

Se però volete alloggiare in centro, ricordatevi che il bollino potete farlo online sul sito TÜV NORD, ma per la Germania non c’è ancora un sistema di lettura della targa, quindi il bollino fisico vi verrà inviato per posta nel giro di 15 giorni.
Lederhosen & Dirndl
Siamo certi che tutti abbiano in mente lo stereotipo (abbastanza realistico) della tipica cameriera dell’Oktoberfest in abito tradizionale che trasporta un numero enorme di boccali di birra.
Ecco, quell’abito tipico è il Dirndl mentre il corrispettivo maschile, con le braghette in daino al ginocchio e le bretelle, è il Lederhosen.
Noi ci aspettavamo che all’Oktoberfest ci fosse un certo numero di local in abito tipico, anche perché in giro per la Baviera non è così difficile incontrare persone che, per cerimonie o feste, indossano quel genere di abiti.
Quello che davvero NON ci aspettavamo era che l’Oktoberfest fosse un enorme carnevale con tutti in abiti tipici bavaresi, che siano local o meno.


Lungo la strada che porta alla Theresienwiese ci sono praticamente solo negozi cinesi che vendono repliche a bassissimo prezzo degli abiti tipici e i turisti li comprano e li indossano come se ne andasse della loro vita.
Noi, a cui idee come l’appropriazione culturale fanno un baffo visto che amiamo i costumi, culliamo da anni l’idea di farci confezionare abiti bavaresi e avremmo pure già scelto la sartoria. Se ancora non li abbiamo ordinati è solo perché, come tutte le creazioni artigianali, sono abbastanza costosi.
Per questo motivo siamo inorriditi davanti alla quantità di abiti sintetici e onestamente BRUTTI che abbiamo visto in giro: nylon, camicie tutte uguali, stampe improponibili e improbabili…
Se proprio sentite la necessità festosa di indossare qualcosa all’Oktoberfest, fatevi un favore: investite in un cappello buffo, come quelli dei tacchini arrosto che applaudono, e lasciate stare gli abiti tipici china-tarocchi!
Spenderete meno e farete sorridere di più!
Per approfondire:
Informazioni pratiche:
Questi di seguito sono link di affiliazione
Se effettui un acquisto tramite questi link, il blog riceverà una piccola commissione senza alcun costo aggiuntivo per te.

Ti serve un alloggio a Monaco?




