La Fiera di Stato del Texas (Texas State Fair)
Il prossimo fine settimana comincerà la Texas State Fair, una fiera che dal 1886 si dichiara fieramente “il posto più texano sulla Terra”.
Noi l’abbiamo visitata lo scorso anno e la prima cosa che vogliamo dirvi è che in Texas è tutto GRANDE, così grande che due giorni non ci sono bastati per vederla tutta!
La seconda cosa invece è CORNY DOG PER TUTTI!!!
🇺🇸 Dallas – Quest completata a ottobre 2025
Difficoltà: dipende
Arrivare alla Fiera di Stato del Texas a Fair Park a Dallas è facilissimo se si viaggia in auto perché i parcheggi sono enormi e serviti da navette per raggiungere l’ingresso.
È molto facile anche se siete a piedi ma soggiornate nell’area di Dallas, perché i mezzi pubblici, e in particolare la Green Line, sono frequenti e vi porteranno direttamente a destinazione.
Se invece soggiornate fuori Dallas, molto dipende da dove vi trovate: Fort Worth, per esempio, è collegata benissimo mentre Arlington non lo è per nulla, quindi fate attenzione al luogo in cui scegliete il vostro alloggio.
VOTO NERD: ★☆☆☆☆
Per quanto la Texas State Fair sia enorme, in realtà l’abbiamo trovata menzionata solo in un vecchio numero di Uncanny X-Men dove i nostri eroi dovevano cercare un nuovo mutante durante la fiera.
VOTO POP-CULTURE: ★★★☆☆
Le fiere americane le abbiamo viste in millemila film e telefilm e qualla di Dallas è la più grande, quindi ci troverete tutto ciò che avete visto sullo schermo, dal Luna Park al Rodeo!
La nascita della fiera
Un parco dedicato
Come sempre partiamo dall’inizio.
Prima della grande Texas State Fair a Dallas c’erano già state altre fiere statali a Houston, ma nel 1886 si decise di dedicare alla fiera una zona apposita che oggi si chiama, con un enorme sforzo di fantasia, Fair Park.
L’area inizialmente destinata a questo progetto fu di trentadue ettari che poi venne estesa nel tempo agli attuali centododici.
Per chi non avesse idea delle dimensioni vi basti pensare che è il doppio della superficie utilizzata da Disneyland Paris (considerando il solo parco divertimenti e non la zona dei resort).
All’interno di questa zona immensa sorsero da subito molte strutture pronte a ospitare tutti gli eventi della fiera, ma le cose presero una svolta inaspettata agli inizi del Novecento.
Nel 1904 un grande incendio e una perdita finanziaria subita dall’ente che gestiva la fiera si conclusero con il parco ceduto alla città di Dallas, ma con una ferrea clausola: il Fair Park sarebbe sempre stato destinato, per 24 giorni all’anno, alla Texas State Fair e così è ancora oggi.


Nel 1913, con un’incredibile lungimiranza, fu allestito per la prima volta un padiglione interamente dedicato alle autovetture che mise in mostra ben 175 veicoli, una cifra esorbitante per quel tempo.
Ancora oggi la zona dedicata ai motori è vasta, tanto che ci si può passare tranquillamente diverse ore, cosa che noi abbiamo fatto con grande divertimento perché il Teo non vedeva l’ora di poter salire su un vero Cybertruck mentre la Kry ha preferito andare a provare i percorsi accidentati riservati ai fuoristrada.
La magia dell’Art Déco
La svolta che diede al Fair Park l’aspetto odierno arrivò però nel 1936 quando a Dallas si tenne la Texas Centennial Exposition.
Il Texas si era infatti guadagnato l’indipendenza dal Messico nel 1836 e i festeggiamenti per il centenario di quella storica data avrebbero dovuto essere grandiosi.
Dallas, Houston e San Antonio furono le tre città che si offrirono di ospitare il centenario e alla fine la scelta ricadde su Dallas proprio grazie ai grandi spazi del Fair Park e alla presentazione dei progetti per nuovi e modernissimi edifici.
I progetti erano firmati da George Dahl, un architetto di Dallas che si era già affermato grazie alla costruzione di diversi edifici in città, ma che per il Fair Park aveva dato il meglio di sé.
Nel giro di nove mesi furono realizzati o rinnovati ben 50 padiglioni, tutti in un modernissimo stile Art Déco impreziosito da dipinti e statue sparsi in giro che simboleggiavano tutte le grandi conquiste dello Stato del Texas.
Purtroppo, nonostante la velocità di esecuzione, il giorno dell’apertura la Hall of State (che al tempo si chiamava State of Texas Building) non era ancora finita. I lavori continuarono e la costruzione fu completata non troppo tempo dopo l’inaugurazione della Centennial Exposition.


Di questi 50 padiglioni ne sopravvivono una trentina, anche grazie al fatto che nel 1986, per i centocinquant’anni di indipendenza del Texas, tutto il complesso è stato inserito tra i Monumenti Storici Nazionali.
È vero che chi va alla fiera probabilmente non ha come interesse primario guardare gli edifici, ma mentre ci passate davanti date un’occhiata perché meritano davvero un po’ di attenzione!
La grande musica
Prima fu Elvis…
La musica è uno dei punti centrali di ogni fiera che si rispetti e la Texas State Fair non fa differenza.
Al Fair Park i luoghi dove si possono tenere grandi concerti sono numerosi: dal Music Hall, la grande sala realizzata in stile barocco spagnolo nel 1925, al Fair Park Coliseum, fino al Dos Equis Pavilion, l’anfiteatro all’aperto aggiunto nel 1988.
Anche se queste zone sono aperte per spettacoli e concerti tutto l’anno, danno il meglio di sé nel periodo della fiera.
E ora vediamo un po’ quali grandi nomi hanno suonato durante la Texas State Fair.
Cominciamo con il Music Hall che ospitò nel 1950 un memorabile concerto di Frank Sinatra.
Sebbene “The Voice” fosse al tempo un cantante molto amato, quel concerto fu presto obliato da un grande evento che tutti ricordano: il concerto di Elvis Presley nel 1956.

Solo due anni prima Elvis aveva ventuno anni e era stato un perfetto sconosciuto.
La sua fama era stata subitanea, tanto che non fu possibile “contenere” il concerto all’interno del Music Hall, perché le persone che volevano assistere allo spettacolo erano semplicemente troppe.


Per questo motivo si decise che il concerto si sarebbe svolto al Cotton Bowl, lo stadio di football che ospita sempre importanti partite universitarie durante la fiera.
Quella sera lo stadio era gremito e quando Elvis arrivò su un’auto decappottabile che fece il giro di tutto il campo prima di fermarsi davanti al palco, il pubblico esplose.
Con i suoi ventiseimila spettatori questo concerto mantenne il record di presenze per tutti gli anni ’50.

Stelle e camicie di flanella
Elvis portò il rock ‘n’ roll a far parte della cultura popolare e, dopo di lui, cose come i concerti oceanici e la fama subitanea divennero all’ordine del giorno.
I decenni però portarono nuovi cambiamenti e negli anni ’90 fu un altro genere musicale a prendere piede sulla scena mondiale: il grunge.
I Nirvana furono i portabandiera di questo genere e Dallas non perse l’occasione di avere il gruppo a suonare nel Fair Park.
Questa volta il concerto si tenne al Fair Park Coliseum e durante il suo svolgimento accaddero diversi eventi degni di nota.
Il primo riguarda il cantante Kurt Cobain, che minacciò il pubblico di lasciare il palcoscenico e di far trasmettere rumori fastidiosi se avesse visto di nuovo qualcuno tra il pubblico infastidire una ragazza.
Dal tempo del re del Rock, e delle sue fan che svenivano davanti alla celebre mossa pelvica, la sensibilità era cambiata e Cobain fu uno dei primi a lottare contro l’etichetta maschilista affibbiata a tanti cantanti.
Il bassista Krist Novoselic, invece, sempre pungente nei suoi commenti, non poté esimersi dal far notare due cose.
La prima era che vedere tanti visitatori pattinare sul ghiaccio alla fiera, indossando non eleganti costumi da pattinaggio sportivo, ma camicie di flanella a quadri, creava un quadretto ideale da “Grunge on ice”, come una parodia dei più celebri “Disney on ice”.
La seconda battuta fu invece più pungente, andando quasi a ledere l’orgoglio nazionale texano. Il vicino edificio era stato infatti ricoperto di stelle per richiamare la “stella solitaria” della bandiera del Texas.
Le stelle però erano tutte rosse e lui commentò che gli sembrava di suonare per i comunisti a Leningrado, paragone che ai texani, notoriamente conservatori, non piacque per nulla.

Cosa fare (e vedere) in fiera
Texas Star e Corny Dog
Avete presente la tipica atmosfera da fiera americana che potete vedere in film e telefilm? Ecco, una parte della Texas State Fair è esattamente come la immaginate con tiri a segno, giostre e l’immancabile ruota panoramica.
Ovviamente in Texas è tutto più grande, quindi le ruote panoramiche sono più di una, anche se la più celebre rimane la Texas Star.
Questa ruota fu costruita nel 1985 e, con i suoi quasi sessantacinque metri, era la più alta del Nord America e tale rimase fino al 2013.
Con un certo orgoglio nazionale, non possiamo fare a meno di notare che questo colosso fu costruito molto vicino a noi: nella provincia di Reggio Emilia!
E dopo le giostre, l’altro punto immancabile di ogni fiera (americana e non) è il cibo.


Alla Texas State Fair, il padrone incontrastato è il Corny Dog, un würstel in pastella, fritto e infilato su un bastoncino, in modo che sia perfetto come cibo da passeggio.
Questo street food arrivò negli Stati Uniti grazie agli immigrati tedeschi, ma fu la famiglia Fletcher a renderlo un vero mito americano quando, nel 1942, decise di aggiungere il bastoncino e di venderlo durante la fiera.
La famiglia Fletcher gestisce ancora oggi la vendita di Corny Dog durante la Texas State Fair e il loro chiosco è quello che si trova ai piedi di Big Tex, la mascotte della fiera.
Noi lo abbiamo assaggiato ma ammettiamo che non ci ha entusiasmato quanto i panini al brisket, uno dei tagli bovini più amati (e più grigliati) del Texas.

Big Tex
Ovviamente una fiera enorme come questa non poteva non avere la sua mascotte… e che mascotte!
Dal 1952 Big Tex ha dato il benvenuto ai visitatori della fiera e con i suoi diciassette metri di altezza è stato definito il texano più alto del mondo.
L’enorme statua, vestita con jeans, camicia e gli immancabili stivali e cappello da cowboy, ha anche una mascella mobile, così sembra proprio che sia lui a fare gli annunci e a salutare il pubblico con il tipico “Howdy, folks!”, il saluto texano.
“Howdy” è la contrazione dialettale della frase “How do you do?” (come stai/state?) che però nella sfumatura locale è più un saluto tipo “ciao, sei il benvenuto” che una vera domanda, mentre “Folks” potrebbe essere tradotto letteralmente con “gente”, ma in realtà è più simile al nostro “amici” che a un insieme di sconosciuti.
L’unico neo di Big Tex, almeno a nostro avviso, è che il suo volto era stato ispirato a varie persone, assemblando connotati “del Sud” che però davano vita a un volto un po’ arcigno, anche se forse l’intento era quello di mostrare un cowboy ruvido ma dal cuore d’oro.
Comunque, quella versione di Big Tex chiuse la sua carriera nel 2012, a sessant’anni suonati, perché un incendio lo distrusse quasi interamente.
L’anno successivo, però, Big Tex era di nuovo lì a dare il benvenuto ai visitatori della fiera, con un volto molto più amichevole e con i suoi vestiti nuovi fiammanti.
Eh già, perché l’altra particolarità di Big Tex è che i suoi abiti sono veri capi di abbigliamento e nel corso del tempo le più grandi marche di jeans, dalla Lee alla Wrangler passando per Levi’s, hanno fatto a gara per vestire questa icona texana che indossa una taglia, udite udite, 298!
Il Rodeo
Tra le mille attività che allietano la fiera, il rodeo è certamente una delle cose da vedere.
Lo ammettiamo: noi eravamo davvero in hype per questo spettacolo a cui non avevamo mai assistito dal vivo.
Abbiamo così scoperto che il rodeo non si limita al Bull Riding, ovvero alla cavalcata di un toro scatenato, ma è composto di varie discipline.


Per gli uomini le gare prevedono la monta del cavallo con sella e a pelo, dove ovviamente i cavalli sono selvaggi e per nulla felici di ritrovarsi un cowboy sul groppone.
Si continua poi con l’abbattimento del manzo dove, partendo da cavallo, il partecipante deve lanciarsi su un manzo, afferrarlo per le corna e sdraiarlo a terra.
L’ultima competizione prevede invece di catturare un vitello in corsa con il lazo stando sul cavallo, scendere a terra e legare insieme tre delle zampe dell’animale.
Le discipline femminili sono tre e prevedono molta meno forza fisica, ma più precisione e tecnica.
La prima è una gara a tempo durante la quale una cavallerizza deve seguire un percorso tra barili senza abbatterli e nel minor tempo possibile.
La seconda, similmente alla prova maschile, prevede di catturare un vitello col lazo stando sul cavallo, ma senza dover scendere per legargli le zampe, cosa che la cowgirl dovrà invece fare nella terza prova, dove il vitello sarà però sostituito da una capra.
A noi lo spettacolo è piaciuto moltissimo (sì, i cowboy su cavalli selvaggi prendono botte inenarrabili!), ma non siamo riusciti a godercelo fino in fondo perché il padiglione dove si teneva era refrigerato fino a temperature polari e noi, visto che fuori faceva più di trenta gradi, eravamo in maglietta!
I passatempi texani
Oltre ai rodei, all’interno della fiera potrete anche visitare tantissimi padiglioni di bestiame, dai bovini al pollame, perché la Texas State Fair mantiene ancora la sua anima agricola e ci sono addirittura competizioni per valutare le razze migliori.
Per la gioia dei più piccini c’è poi un’intera area dedicata ai cuccioli, di qualunque animale da fattoria, nati direttamente all’interno della fiera.
Con un po’ di fortuna potrete vedere pulcini uscire dal guscio o una mucca partorire in diretta o allattare il proprio vitello.
Tornando alle competizioni, dovete sapere che queste non sono limitate al bestiame perché qui potrete vedere anche le gare per la torta più buona, la passata, la marmellata, i sottaceti e chi più ne ha più ne metta!

Le competizioni culinarie hanno interi padiglioni dedicati con esposti i vasetti vincitori di ogni tipo di delizia, ma anche l’artigianato tipico ha il suo giusto spazio.
Noi non avevamo idea che ci potessero essere così tanti tipi di coperte patchwork e, per ognuna, c’è una gara dedicata.
Le grandi coperte, cucite in colori sgargianti e con ogni genere di motivi, riempiono un intero padiglione e sono semplicemente incredibili.
Anche se le coperte patchwork sono davvero numerose e bellissime, anche altri tipi di lavori artistici hanno il loro spazio, dai classici dipinti a oggetti realizzati con i materiali più particolari.
In tutto questo bailamme non dobbiamo però scordarci che il Texas è un paese con due anime: americano per scelta, ma messicano di origine.
Per questo motivo anche la cultura ispanica ha il suo enorme spazio dedicato con mostre a tema nel padiglione dedicato al Mundo Latino!


Qualcosa per tutti
Oggi, nell’era dei social, anche la Texas State Fair è stata investita da mille polemiche, alcune delle quali riguardanti il vero numero di visitatori che alcuni dicono essere in calo, mentre altri in aumento.
La verità noi non la sappiamo, ma possiamo dirvi che nei due giorni che abbiamo passato all’interno di questa fiera di gente ce n’era tanta.
Per darvi un’idea vi basti sapere che dal parcheggio dove abbiamo lasciato l’auto era disponibile un simpatico trenino per portare i visitatori all’ingresso, vista la distanza.
Visitare “Il luogo più texano sulla Terra” è stata una grande esperienza e, sinceramente, se passate per Dallas durante le settimane in cui la fiera è aperta, ve la consigliamo con tutto il cuore perché all’interno di questo enorme spazio c’è davvero qualcosa di interessante per tutti, fosse anche solo farvi un giro in pedalò sul lago!
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No vabbè adorerei tantissimo andare a questa fiera super americana e kitsch! In realtà amo gli Stati Uniti ma non avevo mai preso in considerazione il Texas. Curiosità: voi come si siete finiti? Avete fatto un tour del sud ? Comunque sembra davvero di stare in una serie televisiva tra rodei e giochi da luna park
Noi abbiamo fatto un tour solo del Texas… ehm… in realtà solo della metà orientale perchè il Texas è davvero grosso!
Ci siamo finiti perchè c’erano un sacco di eventi che volevamo vedere: un renassaince festival (quello del Texas è il più grande), un rodeo (durante la fiera ce ne sono diversi), il dia de los muertos (a San Antonio è sentitissima come festa), una partita di football (il marito tifa per i Saints di New Orleans, ma le cheerleader dei Dallas Cowboy sono il top)… insomma, abbiamo messo insieme tutti gli eventi, ci abbiamo aggiunto lo Space Center perchè a Houston hanno un problema, una spuzzata di complottismo su JFK e siamo finiti lì.
Prossimamente speriamo di riuscire a fare anche la parte occidentale perchè il Texas ci è piaciuto tantissimo!