Street art a Mossale vicino a Bosco di Corniglio. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture

I murales di Mossale di Bosco di Corniglio e di Sesta Inferiore

Come forse ormai avrete capito, con cadenza bimestrale pubblichiamo un posto seguendo una tematica comune scelta dai blogger che fanno parte del circuito Viaggi.Cibo.Emilia.

Questa volta il tema scelto è quello della Street Art e per noi è stato difficile decidere di cosa parlare. Alla fine abbiamo deciso di fare la cosa più difficile e di andare a cercare alcuni posti ancora poco noti ma che crediamo meritino tutta la visibilità del mondo: i borghi di Sesta Inferiore e di Mossale di Bosco di Corniglio in provincia di Parma.

E ci raccomandiamo, se vi verrà voglia di vistarli taggateli su Viaggi.Cibo.Emilia!

Quando la Street Art non c’era

Non è da molto tempo che le grandi opere colorate che dominano dai muri di città grandi e piccole sono stati riconosciuti come arte a tutti gli effetti, invece di essere relegati al ruolo di opere brutte e deturpanti.

Non confondiamo, restano ancora molti muri imbruttiti da graffiti fatti ‘a pene di segugio’ e che rappresentano, in maggioranza, proprio membri anche se questa volta umani e non canini. Queste opere degne di un fissato dell’urologia sono poi spesso accompagnate da frasi ben lontane dalla scurrile prosa dantesca quando ci spiegava che “elli avea del cul fatto trombetta”, ma almeno siamo arrivati a un distinguo tra questi scarabocchi e le opere d’arte.

A nostro parere ci voleva poco: un graffito vandalico è una robetta fatta in cinque minuti da una persona che passa di lì e non ha di meglio da fare, mentre un murales è opera di un’artista che spesso lo ha pensato e ripensato mille volte prima di eseguirlo. A volte è come quelli di Bansky, fatto in fretta e furia, e altre è un lavoro lungo e faticoso.

Questa accettazione da parte del grande pubblico è stata guadagnata faticosamente negli anni e non è arrivata da un momento all’altro come se fosse scesa dal cielo.

Fontana a sesta inferiore vicino a Corniglio (Parma). Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture
La fontana del borgo di Sesta Inferiore

Se cercate ‘Street Art’ sulla nostra amica Wikipedia, essa vi dirà che il movimento è nato negli anni 2000 e deriva dai graffitari dediti alla Guerrilla Art. Siamo certi che questo sia vero per molti alti posti nel mondo ma da noi in Italia le cose sono un po’ diverse perché, storicamente, abbiamo avuto molti borghi completamente affrescati e la voglia di essere circondati da muri dipinti non ci ha mai veramente abbandonato.

A sostegno di questa nostra teoria siamo andati a visitare un borgo che è stato definito un ‘museo a cielo aperto’ già molti anni prima che qualcuno cominciasse a parlare di Street Art.

Se anche voi, come noi, amate questo genere di borghi dipinti, non perdetevi anche gli articoli di Liberamente Traveller e Small But Gold!

Madoi museo all'aperto a Sesta Inferiore vicino a Corniglio (Parma). Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture
Ingresso al borgo di Sesta Inferiore, museo all’aperto di Walter Madoi
Affresco di Madoi a Sesta Inferiore vicino a Corniglio (Parma). Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture
Le scene dipinte da Madoi raffigurano di tutto e, all’interno del borgo di Sesta Inferiore, sono tantissime!

Un museo a cielo aperto

Un giorno gli abitanti del piccolo borgo di Sesta Inferiore, che sta abbarbicato sull’Appennino Parmense a quasi mille metri d’altitudine, decisero che la loro chiesetta abbisognava di nuovi affreschi.

Erano gli anni ’60 ma il boom economico non era mai arrivata in quei luoghi e la gente non navigava nell’oro. Gli abitanti decisero comunque di auto-tassarsi per acquistare almeno i materiali necessari, perché per loro fortuna avevano già un pittore volontario ed era pure uno bravo.

Affreschi di Madoi nella chiesa di San Rocco a Sesta Inferiore vicino a Corniglio (Parma). Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture
Uno dei muri della chiesetta di San Rocco affrescata da Madoi. Anche la statua è dello stesso artista.
Sophia Loren di Madoi a Sesta Inferiore vicino a Corniglio (Parma). Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture
Tra i personaggi famosi ritratti da Madoi anche Sophia Loren in veste di Diana Cacciatrice

Walter Madoi era nato a Collecchio, in provincia di Parma, nel 1925 e sui pendii appenninici ci era arrivato quando ‘aveva preso la via dei monti’, come tanti altri giovani, durante la Seconda Guerra Mondiale.

Affresco nel museo all'aperto Madoi a Sesta Inferiore. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture
Ma se la Street Art non esisteva, allora questi cosa sono?

Finita la guerra però da quei monti era dovuto scendere, anche per seguire la sua vocazione d’artista. Era finito a fare il direttore creativo alla Motta ma ad un certo punto, in un giro sui colli parmensi, si era innamorato del piccolo borgo di Sesta Inferiore e lì aveva preso casa.

Affrescò tutta la piccola chiesetta ma poi gli scappò la mano e, uscendo dai bordi previsti, estese la sua arte ai muri delle case del borgo, usando come modelli molte delle persone che lì vivevano, mischiandole con volti noti del cinema del tempo, come Vittorio Gassman, Sophia Loren, Gino Cervi e molti altri.

Per un po’ di anni il piccolo borgo divenne noto come ‘il paese dell’affresco’ e si pensò di renderlo un luogo d’arte pronto ad ospitare ogni anno un artista diverso per abbellire le sue via con colori e forme nuove.

Purtroppo i grandiosi progetti non andarono in porto e, con il tempo, gli affreschi cominciarono a perdere il loro colore e a scomparire.

Gli unici attualmente restaurati sono quelli all’interno della chiesetta di San Rocco ma la sorte di quelli che si affacciano sulle strade sembra essere segnata.

Dove nascono le farfalle

Non sappiamo come siano andata davvero le cose ma mentre Sesta Inferiore perdeva con il tempo i suoi colori, nel paese vicino qualcosa stava nascendo.

A meno di due chilometri, a Mossale di Bosco di Corniglio, si stava creando una variegata comunità di artisti.

L’arte era nell’aria in questo borgo tra musicisti, pittori, ceramisti e poeti e, tra quelle vecchie case e quei verdi boschi, stava crescendo una bambina.

Si chiamava Elena e forse tutta quell’arte la rese selvaggia, pensatrice, anticonformista e testarda tanto da rifiutare anche solo l’idea stessa di una vita tranquilla, di un buon matrimonio e di una famiglia.

Lei voleva dipingere ma iscriversi a una scuola d’arte non era nei suoi progetti perché la sua arte si rifiutava di seguire schemi e regole, così Elena cominciò a frequentare lo studio di Arnaldo Bartoli e Cesare Zavattini.

Quando anche i confini italiani le divennero stretti partì. Prima andò in Francia e poi a Londra, mantenendosi insegnando italiano e illustrando libri per bambini mentre dedicava tutte le sue energie alla pittura.

“Madonna” di Elena Samperi dal sito del Victorina & Albert Museum
“Tango” di Elena Samperi dal sito del Victoria & Albert Museum

Nonostante la sua vita fosse ormai altrove ogni estate tornava a Mossale e poi ripartiva.

Negli primi anni ’80 i suoi quadri cominciarono a far discutere per il loro sentito femminismo ma questo non bastò a far sentire Elena completamente soddisfatta all’interno della comunità artistica londinese.

Londra, dove rimase per dieci anni, sembrò succhiarle ogni energia vitale.

Forse cercava qualcosa di diverso, una comunità di spiriti affini come quella della sua piccola Mossale, e così puntò gli occhi altrove e, come le farfalle alla base di alcune sue opere, volò via.

Arrivò in Brasile nel 1985 e, fin da subito, divenne chiaro che in quel paese, caldo e vivace, c’era un posto fatto su misura per lei. Un posto dove, finalmente, avrebbe potuto vivere della sua arte.

Molte erano le cose che voleva denunciare attraverso la sua arte, dalla deforestazione dell’Amazzonia alle regole rigide e insensate di un patriarcato borghese ma il suo tempo stava per scadere.

Nel 1987, a soli 36 anni, l’autobus sul quale Elena stava viaggiando si schiantò e lei, come una farfalla, volò via.

Il Victoria and Albert Museum, per non perdere il contributo di questa giovane artista al movimento artistico femminista inglese degli anni ’80 del secolo scorso, comprò due delle sue opere, “Madonna” e “Tango”.

Colori che non svaniscono

La vita di Elena pare scolorire come gli affreschi di Sesta: le sue opere restano disperse tra Brasile, Londra e Italia e, con il passare degli anni, il suo ricordo sfuma. Come le farfalle che amava dipingere, sembra che anche la sua arte sia stata effimera.

Il padre tiene le sue opere in un locale al piano terra della casa e le mostra a chi lo chiede ma Mossale, come tanti borghi appenninici, pian piano si spopola e sempre meno persone si ricordano di Elena.

Restano però gli amici e le persone che la conoscevano e che non sono pronte a lasciar andare la sua memoria. Tra gli altri c’è Gabriella Bussandri che, con grande spirito di iniziativa, mette in moto le cose: da lì a poco nasce l’Associazione Elena Samperi che è ben decisa a ricordarla. Il padre dona all’Associazione i quadri che ha in casa e altri Gabriella li va a prendere a dagli amici di Elena che ancora vivono a Londra.

Ora serve un posto dove esporli e lo si trova nella ex colonia montana di Corniglio, dove oggi potete vederli.

Una farfalla all'esposizione di Elena Samperi a Corniglio. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture
La farfalla è un po’ il simbolo di Elena Samperi e della sua arte, come dimostra quest’opera

Chi non è del posto però non conosce né Elena né la sua arte e serve qualcosa di più per incuriosire e attirare il pubblico. Serve la Street Art.

Nel 2022 parte un bando internazionale: Mossale è alla ricerca di artisti che portino nuovo colore sui suoi muri! Rispondono alla chiamata ben in 62.

Sembra che a distanza di un paio di chilometri, e di sessant’anni, il sogno di Madoi possa rinascere, quasi come vecchie radici da cui spunta una nuova pianta.

Il tema richiesto è uno di quelli cari a Elena, quello del mito panamense della dea Mu, principio femminile incarnato in una farfalla e dal cui accoppiamento col sole viene generato il mondo.

Gli spazi disponibili alla fine vengono assegnati e se li aggiudicano i talentuosi artisti: La Mona di Fabriano, Quack_Zean, il duo Vërnis e Zulia.

Una donna all'esposizione di Elena Samperi a Corniglio. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture
Uno dei dipinti di Elena Samperi all’esposizione nella ex colonia montana di Corniglio.
Bella, la protagonista di Mistero Verde di Elena Samperi a Corniglio. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture
Bella è la strega buona della favola Mistero Verde

Segui le farfalle…

Vogliamo raccontarvi questi quattro murales sperando che presto se ne aggiungano altri perché l’iniziativa è bellissima e ci piace credere che possa continuare anche in futuro.

Per vederli dovrete salire dalla strada provinciale n. 40 verso Mossale Inferiore (di Bosco di Corniglio! Non sbagliatevi con Mossale di Beduzzo!). La prima cosa che troverete sarà il cartello che proclama questa località “Borgo degli artisti” e che è accompagnato da una grande pannello che vi presenterà tutti gli artisti, compresa Elena Samperi, che hanno vissuto qui.

Subito dopo troverete i primi due murales, vicini uno all’altro.

Street art di Quack_zean a Mossale vicino a Bosco di Corniglio. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture
Street Art: il murales di Quack_zean è il nostro preferito!
Street art di Zulia a Mossale vicino a Bosco di Corniglio. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture
Street Art: il murales di Zulia a Mossale di Bosco di Corniglio

Quello dell’artista messicano Quack_Zean è il primo e il nostro preferito perché con i suoi colori e la sua storia ci ricorda tanto il film Disney “Coco”.

 Quack_Zean non si è limitato a illustrare il mito della dea Mu ma ha voluto mischiarlo con la mitologia della sua terra d’adozione, dove la farfalla monarca simboleggia il dio Mictlantecuhtli, signore degli inferi e dio dei morti, che in quest’opera apre le porte dell’aldilà per permettere agli spiriti di visitare i propri cari durante il dia de los muertos (il giorno dei morti).

Non pago di averci regalato questa bella interpretazione Quack_Zean ha voluto aggiungere, dopo una serata passata a Mossale, un tocco particolare: se girerete l’angolo potrete vedere le lucciole che costellano questi boschi durante l’estate!

Il murales successivo, quello dell’artista romana Zulia, ci dona invece un’interpretazione della dea Mu nella sua forma femminile mentre si fonde nel blu del creato e comanda il sole e la luna come fossero le sue marionette.

Street art del duo Vernis a Mossale vicino a Bosco di Corniglio. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture
Street Art: il murales di Vernis.Lab
Farfalla nel bosco a Mossale vicino a Corniglio. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture
Questa farfalla segna l’inizio del percorso di opere realizzate a Mossale “Sulle tracce delle farfalle”

Il murales successivo si trova più a monte quindi dovrete salire ancora un po’. Questa è l’opera del duo Vërnis che ha letteralmente invaso il muro con un’opera floreale, proseguendo un prato ideale dove correre a piedi nudi.

L’ultimo murales, che è diviso in due parti, si trova sul finire del paese ma salendo lo vedrete da lontano.

E’ stato realizzato da La Mona di Fabriano, un’artista italiana che ora vive in Brasile. La poetica delle sue opere è sempre ispirata alla femminilità ancestrale e il tema proposto a Mossale sembrava tagliato su misura per lei. Il suo murales racconta, nella parte bassa, la metamorfosi da bruco a crisalide e, nella parte alta, la trasformazione da crisalide a farfalla, usando questa metafora per simboleggiare il passaggio da bambina a donna.

Ognuna di queste opere merita di essere vista dal vivo nella verde cornice del borgo di Mossale (HEY! Mossale di Bosco di Corniglio! Ricordatevelo!).

… continua a seguire le farlalle

Il borgo di Mossale e i suoi murales sono stati il traino ideale per portare curiosi e appassionati fino a qui ma non dimenticate di visitare anche la ex colonia montana della vicina Corniglio, dove vi aspettano le opere di Elena Samperi e… una sorpresa!

L’esposizione dedicata a Elena occupa tutto il primo piano dello stabile ma al vostro ingresso non vi troverete subito davanti alle sue opere più trasgressive e sconvolgenti ma in quella che sembra un’aula di asilo con tanto di piccoli e colorati tavoli a misura di bambino.

Street art di La Mona di Fabriano a Mossale vicino a Bosco di Corniglio. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture
Street Art: il murales di La Mona di Fabriano a Mossale

Quella è la sala dedicata al “Mistero Verde”, una delle favole illustrate da Elena, pubblicata postuma nel 2020, di cui vedrete le tavole sui muri.

Non soffermatevi subito su queste opere ma passate alle sale successive dove sono esposti i dipinti di Elena.

Poiché l’Associazione Elena Samperi ha attualmente una grande quantità di materiale ancora in magazzino, non tutto è esposto ma ogni anno viene aggiunto qualcosa e, recentemente, sono state rese disponibili una serie di opere raccolte nella collezione “mostri”. Sopra le chimere e gli animali leggendari signoreggia il più abietto dei mostri, “Lo Stupro”.

Per ritrovare la serenità dopo questi mostri troppo veri tornate alla stanza de “Il Mistero Verde”. Dopo aver osservato le tavole colorate e allegre potrete uscite dalla colonia montana e… sorpresa!

Mistero Verde, un percorso nel bosco a Corniglio.  Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture
L’inizio della strada de “Il Mistero Verde”
Street Art a Corniglio per Elena Samperi e per il percorso "Mistero Verde". Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri" dedicato alla pop culture
Davanti alla ex colonia montana dove si trova l’esposizione di Elena Samperi inizia anche il percorso “Mistero Verde”.

Un percorso di circa un chilometro, pensato per allietare famiglie, bambini e anche molti altri curiosi, vi permetterà di immergervi nel verde del vicino bosco fino ad arrivare alla casetta di Bella, la strega buona della favola.

E’ solo un vecchio essiccatoio ristrutturato ma se siete ancora in grado di vedere le cose con gli occhi dei più piccoli, o degli artisti, scoprirete che il paesaggio qui intorno continua a mantenere le suggestioni che un tempo hanno ispirato Elena Samperi.

Informazioni pratiche:

  • Associazione Elena Samperi

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