Monasteri alle Meteore in Grecia. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla" dedicato alla cultura pop.

Storie curiose dei monasteri sulle Meteore greche

Tempo fa, mentre stavamo valutando un giro ad Atene, un’amica ci disse “Intanto che siete lì, perché non andate alle Meteore?”.

Noi, dopo aver dato un’occhiata a Google Maps, rispondemmo che sarebbe stato troppo impegnativo visitarle in giornata perché il viaggio prevedeva 4 ore all’andata e altrettante al ritorno, e per contro pensavamo che per una capitale come Atene servissero tutti i giorni possibili e non eravamo disposti a cambiare le nostre idee.

In realtà quel viaggio in Grecia saltò per motivi vari ma l’idea delle Meteore ormai si era radicata e così quest’anno, quando finalmente abbiamo deciso di voler vedere le terre di Alessandro Magno, ci siamo fatti due conti e, complice anche una distanza minore, abbiamo deciso di cedere e dedicare un po’ di tempo a questo posto che non solo è incredibile e scenografico ma che, per l’unicità della sua storia, è protetto dall’UNESCO.

🇬🇷 Meteora: quest completata a aprile 2026

Difficoltà: media


Se volate su Atene le Meteore disteranno circa 4 ore d’auto e da Salonicco circa tre. Da entrambe le città si possono prenotare tour in pullman in giornata ma… sono tante ore di pullman!

Noi abbiamo preferito raggiungerle con un’auto a noleggio ma per non rendere il viaggio troppo pesante abbiamo aggiunto questa meta al nostro itinerario nella regione greca della Macedonia.

I mezzi pubblici? Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate…

Miti e Leggende

Il buco mitologico

La zona dove si trovano le Meteore, a cui è stato cambiato il nome recentemente per allinearsi con la crescente richiesta turistica e che oggi è nota come “comune di Meteora” invece di Kalambaka, nome del centro più popoloso della zona, è scenicamente incredibile.

Le cosiddette Meteore (che significa “sollevato nell’aria”) sono dei sorprendenti colonnoni rocciosi che sembrano spuntare dalla terra all’improvviso, come per una qualche magia ancestrale.

Nonostante questo loro aspetto, però, la zona non ha mai fatto da sfondo ai classici miti greci e la cosa ha sempre sorpreso tutti, tanto che la gente del luogo ha pensato bene di “aggiungersi” ai miti senza nemmeno chiedere il permesso agli autori antichi ma facendolo per puro campanilismo.

Esiste quindi una leggenda secondo la quale le Meteore sono una testimonianza della Titanomachia, la prima guerra generazionale della storia occidentale.

Veduta delle Meteore in Grecia. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla" dedicato alla cultura pop.
Veduta delle Meteore

Nei miti classici la guerra si svolse più o meno così: all’inizio di tutto c’era Gea, la terra, che sentendosi un po’ soletta generò Urano, il cielo, e poiché l’incesto non era un concetto ancora esistente se lo prese come marito dandogli una dozzina di figli, i titani.

Tra un titano e l’altro però Gea partorì anche altri esseri che erano un pochettino difettosi: i ciclopi con un solo occhio e gli ecatonchiri con cento mani.

Già al tempo però ogni scarafone era bello a mamma sua, quindi Gea li amava anche se erano bruttini.

Urano però non li apprezzava e li buttò nel Tartaro, che era un luogo buio, umido e sotterraneo che su Booking aveva un feedback di 1 perché non gli si poteva dare di meno.

La titanomachia

Gea non prese bene l’esilio dei figlioletti e convinse Crono, uno dei titani, a far fuori il padre e a prenderne il posto.

Peccato che anche Crono non fosse un fan dei ciclopi e degli ecatonchiri, quindi li lasciò nel Tartaro e si prese una sorella, Rea, in moglie.

A quel punto però venne fatta una profezia secondo la quale uno dei figli di Crono lo avrebbe spodestato e così lui cominciò a mangiarsi i figli per prevenire possibili danni.

Si mangiò i primi cinque ma al sesto Rea, leggermente infastidita, si mise in combutta con Gea, che a sua volta teneva carogna per il trattamento riservato agli altri suoi figli, e di comune accordo diedero in pasto a Crono un sasso avvolto in fasce.

Crono, che chiaramente non aveva un palato da gourmet, non si accorse di nulla e diversi anni dopo assunse come coppiere un giovane intraprendente di nome Zeus.

Il monastero di Varlaam alle Meteore in Grecia. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla" dedicato alla cultura pop.
Il monastero di Varlaam

Zeus, che in realtà era il suo sesto figlio, lo fece bere finché non vomitò tutto, compresi i suoi cinque fratelli e sorelle che vennero fuori interi, adulti e incazzati come bisce.

I sei figli di Crono cominciarono a combattere i titani e per rinfoltire i ranghi liberarono dal Tartaro i parenti reietti e questi, gratissimi dopo anni a vivere in una topaia, donarono a Zeus il fulmine, ad Ade un elmo che rendeva invisibili e a Poseidone un tridente.

Con queste armi gli dei Olimpi riuscirono ad abbattere i titani e a prendere il potere ma durante lo scontro, alcuni titani caddero dal cielo e, così ci raccontano le leggende locali, si conficcarono nel terreno rimanendo pietrificati e diventando quelle che oggi sono conosciute come Meteore.

Il monastero di Santo Stefano alle Meteore in Grecia. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla" dedicato alla cultura pop.
Il monastero di Santo Stefano
Veduta del monastero di Varlaam in Grecia. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla" dedicato alla cultura pop.
Veduta del monastero di Varlaam

La nascita dei monasteri

Dai Mirmidoni agli asceti

Nonostante questo aneddoto uscito dalla fantasia popolare locale, non ci sono altri accenni alle Meteore, nemmeno quando si parla dei Mirmidoni, il formidabile esercito della Tessaglia che seguì Achille e Patroclo nell’Omerica Guerra di Troia.

L’unica cosa che sappiamo è che i Mirmidoni erano grandi guerrieri perché provenivano da una terra dura in cui essere forti era l’unico modo per sopravvivere ma in nessun caso vengono mai citati i grandi pilastri rocciosi che spuntano dalla terra, facendoci così pensare che fossero una parte così nota del paesaggio che non ci fosse bisogno di nominarli.

Perché qualcuno cominci davvero a notare questo luogo e ad assegnargli una connotazione per così dire “soprannaturale” dovremo così aspettare pazientemente il IX secolo quando alcuni religiosi, in cerca di un contatto con il divino tramite l’eremitaggio, ebbero la bella idea di scalare queste rocce e di andare a vivere lassù in alto, ben lontani da qualunque tentazione materiale.

I monasteri di Varlaam e Roussanou alle Meteore in Grecia. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla" dedicato alla cultura pop.
I monasteri di Roussanou e Varlaam
Meteore in Grecia. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla" dedicato alla cultura pop.
Alcuni picchi delle Meteore

Questi enormi picchi rocciosi sono anche dotati di tantissimi anfratti e caverne e così furono diversi gli uomini che scelsero una vita di ascetismo in questo luogo, ben sicuri che comunque ci fosse abbastanza spazio per tutti, senza bisogno di incontrarsi mai.

Tutto rimase tranquillo fino al XIV secolo quando arrivò quel casinista di Atanasio.

Atanasio alla nascita non si chiamava mica così ma Andronico.

Fin da giovane gli era venuto il pallino di fare il monaco ma quando si era presentato con la valigia in mano alle porte del monastero del Monte Athos, gli era stato detto:

“Ma no, dai! Sei giovanissimo e belloccio, oltre che nobile! Torna a casa e metti su famiglia che qui la vita è dura!”

L’Andronico però fece orecchie da mercante e cercò un altro modo per ottenere ciò che voleva.

Eremitaggio di gruppo

Il giovane Andronico pellegrinò in giro e poi andò in eremitaggio a Creta, dove la voce che fosse un saggio asceta si diffuse. Lui si montò così tanto la testa che fu costretto ad andarsene per smettere di peccare d’orgoglio.

Tornò al Monte Athos che aveva trent’anni e riuscì finalmente a diventare monaco e a farsi un nome nuovo fiammante: Atanasio.

Purtroppo il Monte Athos soffriva del piccolo problema delle razzie da parte dei pirati e con tutta quella gente era difficile fare gli eremiti, così, con l’amico Gregorio, Atanasio decise di provare l’eremitaggio in Tessaglia.

La meta era molto in voga tra i locali ma mancava di un serio influencer che la rendesse nota a livello nazionale.

Grande Meteora in Grecia. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla" dedicato alla cultura pop.
Il monastero della Grande Meteora
Il monastero della Santissima Trinità alle Meteore in Grecia. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla" dedicato alla cultura pop.
Veduta del monastero della Santissima Trinità

Gregorio tentò subito di fare da promoter dichiarandosi abate della comunità locale mentre Atanasio, che voleva starsene per conto suo, scalò il picco più alto e si radicò là in cima, felice come una pasqua.

Se ne stava là a digiunare per cinque giorni alla settimana e per migliorare il suo ascetismo dormiva solo poche ore per notte e nel giro di breve questa vita di privazioni diede i suoi frutti e lui divenne chiaroveggente.

Pure noi lo diventeremmo a non mangiare per cinque giorni su sette.

Manco a dirlo, non appena si sparse la voce degli indubbi benefici di questa vita da eremita si presentarono subito a rapporto un bel gruppetto di monaci pronti a seguire le orme di Atanasio e così sorse, lassù sul roccione più alto, un bel monastero dedicato alla Trasfigurazione di Gesù.

Atanasio, ormai Santo, morì proprio lì, nel luogo che lui aveva designato come Meteore e che dopo di lui mantenne quel nome.

Monastero di Varlaam alle Meteore in Grecia visto dal basso. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla" dedicato alla cultura pop.
Il monastero di Varlaam visto dal basso

La moda monastica

Dopo che Sant’Atanasio diede il via a questa moda dell’eremitaggio, un bel giorno si presentò sul suo picco un uomo di nome Ioannis che si disse pronto a diventare eremita pure lui.

Anche se Atanasio di solito era molto selettivo, perché se uno vuol fare l’eremita mica vuole gente che gli ciarla intorno, prese Ioannis sotto la sua ala, pronto a insegnargli i segreti dell’ascetismo.

Ma cosa aveva questo Ioannis, che come monaco fu poi ribattezzato in Ioasaph, di speciale?

Probabilmente nulla a parte una grande fede e… uhm… un impero alle spalle.

Ebbene sì, Ioannis Ouresis Doukas Palaiologos era l’imperatore dei Serbi e dei Greci e quando arrivò alle Meteore lo era ufficialmente già da tre anni ma aveva abdicato al titolo proprio per ritirarsi in convento, lassù tra le nuvole.

Attenzione: Ioannis aveva sì abbandonato la vita materiale ma non aveva mai rinunciato ai suoi soldi, e questa è una distinzione importante!

Donò ai monasteri esistenti delle ricche doti e, quando divenne, alcuni anni dopo, il capo della comunità monastica locale, usò le sue ricchezze per far costruire altri monasteri.

Questo afflusso di denaro e questa smania costruttiva fece sì che, nel XVI secolo, i monasteri attivi sulle Meteore fossero ormai ben ventiquattro, popolati da tantissimi altri asceti in-training.

Oggi i monasteri visitabili sono solo sei perché gli altri sono scomparsi o in rovina, anche se si sta lavorando per ristrutturarne alcuni.

Noi, fortunelli come sempre, abbiamo centrato il giorno di chiusura della Grande Meteora (o Trasfigurazione di Gesù).

Il dominio ottomano

Se paghi va bene

Quando Ioannis abdicò, lo fece in favore di un parente che faceva parte dell’ormai decadente Impero Bizantino ma la Tessaglia non rimase a lungo nelle sue mani perché poco tempo dopo entrò a far parte dell’Impero Ottomano e vi rimase per circa quattro secoli.

In questo periodo, sebbene la zona fosse sotto la dominazione turca, i monasteri cristiani fiorirono senza problemi e viene un po’ da chiedersene il motivo perché, dopotutto, erano tanti i tesori (tra reliquie e oggetti preziosi) custoditi in questi luoghi che avrebbero potuto far gola ai nuovi dominatori.

Gli ottomani però erano bravi a far di conto e, evidentemente, avevano valutato che assediare dei picchi rocciosi sui quali si poteva salire solo scalandoli, non fosse un’opzione economicamente praticabile.

Dall’altra parte i cristiani si erano rifugiati su quei picchi proprio per separarsi dalla vita pubblica e politica della regione e quindi, finché se ne stavano là in alto, non davano fastidio a nessuno.

Affresco al monastero di Varlaam alle Meteore in Grecia. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla" dedicato alla cultura pop.
Un affresco con monaci al lavoro sotto le Meteore
Il monastero di San Nicola alle Meteore in Grecia. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla" dedicato alla cultura pop.
Veduta col monastero di San Nicola

Era però una specie di smacco per l’Impero avere quei luoghi pieni di ricchezze proprio lì e non guadagnarci nulla, così decisero di farli diventare dei millet.

Erano definite millet tutte le comunità religiose non musulmane all’interno dell’Impero Ottomano che venivano riconosciute come nazioni a sé stanti.

I Rūm, la comunità dei greci ortodossi, era quindi un millet riconosciuto che veniva protetto dallo stato finché continuava a pagare le tasse necessarie che erano fondamentalmente due, una sui possessi fondiari e una per l’esenzione dal servizio militare.

Insomma, non è mica vero che l’impero Ottomano non era tollerante! Tollerava benissimo tutti quelli che non erano evasori fiscali!

Alì Pascià e le sue atrocità

Nel Cinquecento i monasteri delle Meteore giunsero al loro massimo momento di espansione e splendore e ormai i tempi di eremiti che digiunavano peggio di una modella e di asceti che chiaroveggevano a furia di isolamento erano ben lontani.

Nel corso del Settecento però il controllo da parte degli Ottomani si fece meno rigido e cominciarono a dilagare nella zona banditi e briganti che spesso mettevano in difficoltà le comunità agricole che davano sostentamento ai monasteri.

In questo clima già non molto felice alcuni monasteri cominciarono a perdere il loro lustro ma il colpo di grazia arrivò quando la zona finì sotto il controllo di Alì Pascià, il governatore che aveva ottenuto un regno semi-indipendente da quello ottomano, mantenendone però tutte le caratteristiche.

Con Alì Pascià la tassazione dei monasteri, già alta, arrivò a cifre insostenibili e quando le comunità monastiche non riuscivano a racimolare gli importi dovuti l’esercito si presentava puntuale, razziando le campagne circostanti, appropriandosi di raccolti e bestiame.

Scala per il monastero di Varlaam alle Meteore in Grecia. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla" dedicato alla cultura pop.
Scala per il monastero di Varlaam

Senza più l’appoggio dei paesi agricoli ai piedi delle Meteore i monaci, che ormai non vi erano più abituati, dovettero tornare al digiuno forzato.

Questi però non furono i crimini più atroci perpetrati da Alì Pascià, perché l’uomo governava con il pugno di ferro. Per esempio fece giustiziare tutti gli uomini delle città di Gardhiq e Hormova per aver commesso il crimine di discendere da coloro che avevano ucciso suo padre e stuprato sua madre molti anni prima.

In un altro caso fece affogare in un lago un grande gruppo di donne cristiane perché, a suo parere, colpevoli di adulterio.

Insomma, va da sé che non fosse il più amato dei governanti e così ad un certo punto anche i miti monaci cominciarono ad averne abbastanza.

Chiesa al monastero di Varlaam alle Meteore in Grecia. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla" dedicato alla cultura pop.
Chiesa del monastero di Varlaam

Il sacerdote guerriero

Nel 1808 il regno del terrore di Alì Pascià era al suo massimo e, prevedibilmente, nacquero tutta una serie di patrioti “ribelli” pronti a contrastarlo.

Tra questi c’era anche Papathymios Vlachavas, un sacerdote la cui famiglia, anni prima, aveva donato molti soldi per ristrutturare uno dei monasteri delle Meteore, quello di Ypapanti.

Questo monastero era costruito all’interno di una grotta e dal basso era praticamente invisibile, cosa che lo rese la base segreta perfetta dove ammassare armi e uomini in attesa di poter combattere contro l’esercito di Alì Pascià.

La strategia di Papathymios era semplice: unire sotto di sé tutte le bande di Armatoli, i gruppi armati di cristiani che fino a poco tempo prima avevano l’indipendenza dall’esercito regolare ma che venivano assoldati in caso di bisogno.

Pensando però che questo non fosse ancora abbastanza, prese anche contatto con i russi e con i ribelli greci e pianificò attacchi contemporanei contro le legioni ottomane per dividere le forze nemiche mentre altri gruppi avrebbero bloccato i passi montani per impedire l’afflusso di truppe di supporto.

Il piano era pronto e la data stabilita per l’insurrezione era stata fissata ma Papathymios non aveva tenuto conto di un fattore cruciale: la fedeltà degli uomini coinvolti.

Ioannis Deligiannis, il comandante della regione di Metsovo, era ricco e influente e ci mise poco a capire che, in caso di disfatta, avrebbe perso tutto e così preferì fare il doppio gioco e, invece di schierare le sue truppe, inviò ad Alì Pascià i nomi dei congiurati e la data dell’insurrezione.

Deligiannis lasciò poi passare le truppe del figlio di Alì Pascià che si avventarono sull’esercito di Papathymios proprio all’ombra delle Meteore, sconfiggendo i ribelli e soffocando la rivolta nel sangue.

I buoni e i cattivi

Papathymios non fu catturato nello scontro sotto le Meteore ma riuscì invece a fuggire e a mettere in piedi una banda di pirati che assaltarono per diverso tempo le navi del Pascià.

Anche quell’ultimo tentativo di rivolta fu però stroncato con l’inganno quando l’ammiraglio della flotta turca gli promise un salvacondotto e la grazia.

Dopo anni di guerriglia Papathymios accettò, affidandosi alla parola d’onore dell’ammiraglio… che lo consegnò ad Alì Pascià per direttissima.

Il governante dimostrò di nuovo di essere un uomo temibile per un motivo e fece giustiziare Papathymios aggiogandolo a quattro cavalli che, spronati in direzioni diverse, ne squartarono il corpo.

Le parti del cadavere vennero poi appese in varie parti della città di Giannina come monito per chiunque anche solo pensasse di ribellarsi.

Questi avvenimenti accadevano nel 1809 ma undici anni dopo fu lo stesso Alì Pascià a diventare il “ribelle” agli occhi degli Ottomani che assediarono la sua città per detronizzarlo.

Cortile del monastero di Varlaam alle Meteore in Grecia. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla" dedicato alla cultura pop.
Cortile del monastero di Varlaam

Alla fine lui si asserragliò proprio in un monastero e, esattamente come Papathymios, fu ingannato con la promessa di un salvacondotto a cui lui, che aveva usato lo stesso stratagemma molte volte, decise di credere.

Finì morto crivellato di colpi e la sua testa, conservata sotto sale, fu presentata su un piatto d’argento al Sultano.

Se però preferite leggere la versione romanzata della fine di questo despota, allora non vi resta che dare una rispolverata alla vostra copia de “Il conte di Montecristo” dove la protetta del conte, la bella Haydée, altri non è che figlia di Alì Pascià, cresciuta in schiavitù a Costantinopoli e liberata dal protagonista del quale si innamorerà perdutamente.

I monasteri distrutti

Agios Georgios Mandilas

 Dal monastero, oggi diroccato, di Ypapanti, passiamo ad Agios Georgios Mandilas.

Questo luogo non era un monastero ma un santuario rupestre dedicato a San Giorgio che si trovava in un anfratto naturale a 30 metri di altezza, affacciato sul vuoto.

Narra la leggenda che sotto questo santuario crescesse un bosco sacro. Un bel giorno un ricco proprietario terriero musulmano decise di tagliarne gli alberi e, nonostante le proteste delle genti del luogo, non volle sentire ragioni.

Poco dopo aver iniziato la sua opera un albero però lo travolse, lasciandolo a terra ferito mortalmente.

Le sue urla di dolore richiamarono la moglie che si chinò su di lui disperata ma senza poter fare nulla per aiutare l’amato.

Veduta del monastero di Varlaam in Grecia. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla" dedicato alla cultura pop.
Veduta del monastero di Varlaam
Il monastero di Roussanou alle Meteore in Grecia. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla" dedicato alla cultura pop.
Il monastero di Roussanou

Fu a quel punto che una persona del luogo suggerì alla donna di pregare San Giorgio per un miracolo e lei, nonostante fosse musulmana, pregò il Santo e gli promise il suo bene più prezioso se avesse salvato la vita del marito.

Il marito guarì e la donna donò a San Giorgio la sua mandilas (il suo velo).

In ricordo di questo miracolo ogni anno il 23 aprile, per il giorno dedicato a San Giorgio, i fedeli portano foulard e fazzoletti colorati ai piedi della rupe dove i giovani del villaggio, chiamati in questo caso Mandilarades, se li legano intorno alla vita prima di scalare la roccia fino alla fenditura dove si trovano le rovine del santuario.

La scalata avviene senza l’ausilio di dispositivi di sicurezza ma grazie solamente a forza fisica e funi, e una volta in cima i Mandilarades legano tutti i drappi ricevuti a delle funi e li stendono, dopo aver tolto le stoffe dell’anno precedente che riporteranno a terra, dove saranno distribuite per buona fortuna.

Cortile del monastero di Santo Stefano alle Meteore in Grecia. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla" dedicato alla cultura pop.
Cortile del monastero di Santo Stefano

San Nicola di Badovas

Tra le distruzioni dei monasteri, quella di San Nicola di Badovas è una delle più recenti perché è avvenuta nel corso del secolo scorso.

Durante la Seconda Guerra Mondiale l’esercito italiano controllò una parte della Grecia, compresa la zona delle Meteore ma, come sa chi ha visto il bel film “Il mandolino del capitano Corelli”, i nostri soldati non erano particolarmente dittatoriali.

Dopo la firma dell’armistizio del 1943 le truppe italiane si ritirarono e la zona finì sotto l’esercito tedesco che cercò in ogni modo di sradicare ogni ribelle arrivando a scatenare feroci rappresaglie contro i civili sospettati di aiutarli.

Fu allora che il monastero di San Nicola di Badovas, costruito in una grotta naturale poco profonda, divenne il luogo perfetto dove nascondere sia i combattenti della resistenza sia i civili che cercavano di sfuggire alle rappresaglie naziste.

L’intera area ai piedi delle Meteore era un focolaio di resistenza e i comandi nazisti, sapendolo, iniziarono a rastrellarla fino a quando non notarono dei movimenti sospetti attorno alla falesia che ospitava l’eremo di San Nicola di Badovas.

Non potendo raggiungerlo facilmente, decisero di usare la forza: bombardarono la grotta con l’artiglieria e la incendiarono.

Le parti più esterne furono completamente distrutte mentre si salvò la chiesa principale del monastero che era stata costruita in profondità nella roccia.

Oggi l’eremo è parzialmente ristrutturato ma non visitabile.

I monasteri visitabili

A oggi i monasteri visitabili sono sei: quello della Trasfigurazione (o Grande Meteora), Varlaam, Santissima Trinità, Roussanou, Santo Stefano e San Nicola Anapavsas.

Ogni monastero ha orari di visita diversi e differenti giorni di apertura e noi purtroppo non abbiamo potuto visitare la Grande Meteora perché abbiamo centrato il giorno di chiusura.

Degli altri cinque abbiamo visitato il Monastero di Santo Stefano e quello di Varlaam ma ci siamo rifiutati categoricamente di prendere in considerazione quello della Santissima Trinità.

Se volete sapere il perché di questa decisione è presto detto: per raggiungere il monastero della Santissima Trinità bisogna prima scendere una lunga rampa di scale fino a metà dell’altezza della roccia su cui è costruito e poi risalire dall’altra parte.

Ci è dispiaciuto non visitarlo, soprattutto perché questo monastero è stato il covo del malvagio Aristotle Kristatos nel film di 007 “Solo per i tuoi occhi” interpretato da Roger Moore nel 1981.

Hotel Pyrgos Adrachti vicino ai monasteri delle Meteore in Grecia. Foto sul blog di viaggi "Nerd in Spalla" dedicato alla cultura pop.
L’Hotel Pyrgos Adrachti sotto le Meteore è la nostra scelta
Colazione nella zona delle Meteore in Grecia. Foto sul blog di viaggi dedicato alla cultura pop "Nerd in Spalla".
Colazione sotto i picci rocciosi all’Hotel Pyrgos Adrachti

Ci è però bastato dare un’occhiata al percorso per decidere che non era pane per i nostri denti… e noi non siamo provetti scalatori come il James Bond del film!

Al contrario il monastero di Santo Stefano si raggiunge comodamente attraversando un ponte in piano ed è accessibile senza grandi sforzi.

Non vale la stessa cosa per quello di Varlaam che invece è un po’ più impegnativo a livello di scale ma lo abbiamo affrontato con calma e anche grazie ai tanti balconcini panoramici durante la salita, dove fermarsi per qualche scatto, siamo arrivati in cima senza problemi.

Questo è anche il monastero che vi consigliamo caldamente di visitare perché è quello che forse rende meglio l’idea di come si vivesse anticamente in questi luoghi tra le nuvole.

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Gita in giornata da Salonicco

A nostro parere, con 6 ore di pullman in un giorno, sono massacranti.

Se però non potete fare diversamente qui torvate diverse opzioni!

8 commenti

  1. Avete fatto bene a scegliere un hotel proprio a ridosso delle Meteore, non so davvero come si possa fare tutto in giornata! O meglio, lo so perché significa turismo di massa, e come direbbe Bruno Barbieri… ORROREEEE!
    Peccato per il giorno di chiusura di jno dei templi, però mi sembra che vi siate comunque goduti questa splendida esperienza che da tanto ho voglia di provare!

    1. Purtroppo sì: ORROREEEEE!!!
      Le Meteore non erano una delle tappe che avevamo inizialmente pensato di inserire in questo viaggio, ma abbiamo voluto infilarcele a forza perchè la curiosità era tanta e… abbiamo sbagliato!
      La zona è incredibile ma meriterebbe almeno tre o quattro giorni per essere apprezzata appieno, mentre noi l’abbiamo vista in toccata e fuga.
      Per darti l’idea di quanto eravamo di fretta, sappi che appiamo coccolato solo quattro dei nove gatti presenti presso il nostro alloggio😻😻😻

  2. Come sempre rinnovo i miei complimenti sulle vostre doti narrative, siete unici! Tanti dettagli storici e completi su questo luogo che da tempo vorrei visitare, mi sembra di capire che sia un pò impegnativo ma sicuramente ne vale proprio la pena

    1. Sì, se si vuole “scalare” tutti i monasteri la cosa può diventare impegnativa ma almeno quelli con le salite più facili noi li consigliamo perchè sono luoghi incredibili, sia dal basso che dall’alto!

  3. Oltre il fatto che trovo il tuo blog davvero unico e i miei complimenti ve li meritate tutti, questo articolo mi ha aperto un mondo sui monasteri delle meteore, tante informazioni e punti di vista utilissimi per un luogo che voglio visitare da tanto.

    1. Il luogo è stupendo ma le strade per raggiungere i monasteri sono un vero incubo: gli enormi bus non dovrebbero passare su strette stradine di montagna perchè ogni volta che ne incroci uno perdi un anno di vita!😂

  4. Questo è uno dei racconti più precisi e completi che abbia letto sulle Meteore. Non si limita alla descrizione dei monasteri visitabili, ma riesce a tenere insieme geologia, mito, storia monastica, dominazione ottomana, leggende locali e persino riferimenti pop come James Bond, senza mai perdere il filo.

    Alle Meteore siamo stati diverse volte e ogni visita ci ha restituito un’esperienza diversa. La prima volta domina lo stupore davanti alle rocce e ai monasteri sospesi; poi, tornando, si iniziano a cogliere altri livelli: la vita degli eremiti, il ruolo dei monasteri durante i secoli più difficili, le storie meno note come quella di Agios Georgios Mandilas o di San Nicola di Badovas.

    Varlaam è anche per noi uno dei monasteri più rappresentativi, perché permette di immaginare meglio la vita quotidiana in questi luoghi. Santo Stefano, invece, ha il vantaggio di essere più accessibile e regala comunque una prospettiva molto bella sul paesaggio.

    La qualità del contenuto si vede proprio dai dettagli: orari, difficoltà delle visite, contesto storico e aneddoti sono raccontati con una precisione rara. Le Meteore non sono soltanto uno dei luoghi più spettacolari della Grecia, ma uno spazio dove natura, spiritualità e storia si sovrappongono in modo unico.

    1. Questa era la nostra prima visita e purtroppo avevamo tempi strettissimi perchè il focus del tour era altrove, quindi ci toccherà tornare con tutta calma per rivedere tutto quello che ci siamo persi: in particolar modo ci dispiace tantissimo non essere riusciti a visitare il monastero di San Nicola e gli affreschi di Teofane il Cretese… ma sarà per la prossima volta!❤️

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