L’isola di Favignana e le sue storie
Non appena è uscita la notizia che Christopher Nolan stava usando alcune isole italiane, e in particolare Favignana, per girare il suo nuovo kolossal “Odissea”, il Teo è entrato in frenesia e ha cominciato a guardare i voli per la Sicilia.
La Kry, che in realtà aveva una gran voglia di un giro verso sud anche solo per sfuggire per una settimana al regno delle tenebre padane, ha acconsentito senza colpo ferire.
E così, a metà gennaio, siamo finiti sull’isola di Favignana.
Inizialmente pensavamo di parlarvi di questo posto solo una volta che il film di Nolan fosse ormai uscito nelle sale, ma a quel punto noi saremo in giro per l’Europa in un viaggio lungo e potremmo parlarvi di questo posto solo a settembre quando molti avranno ormai finito le ferie.
Così abbiamo deciso di anticipare un po’ l’uscita e, invece di approfondire/commentare il film, ci limiteremo a parlarvi di questo posto e a fare qualche accenno a quello che si sa a oggi su questo kolossal.
🇮🇹 Favignana: quest completata a gennaio 2026
Difficoltà: media
Non è particolarmente difficile raggiungere Favignana perché si può volare su Trapani e da lì prendere un comodissimo aliscafo per quest’isola delle Egadi.
Ci sono però un paio di considerazioni da fare: 1) se volete noleggiare un’auto e traghettarla sull’isola, i passaggi sono molto meno numerosi e più costosi rispetto a quelli che spostano i soli passeggeri. 2) Se dall’aeroporto prendete bus o taxi per arrivare all’imbarco degli aliscafi, poi una volta sull’isola sarete a piedi. L’isola è piccola, vero, ma NON così piccola!
Noi, notoriamente nati stanchi, abbiamo noleggiato un’auto a Favignana ma d’estate può essere comodo anche noleggiare altri mezzi come scooter o biciclette.
Indice
VOTO NERD: ★★★☆☆
Forse una volta uscito “Odissea” di Nolan aggiorneremo questo voto, ma per ora possiamo dirvi che c’è poco di nerd a Favignana, quindi, prudentemente, gli diamo solo 3 dadi su 5.
VOTO POP-CULTURE: ★★★☆☆
Favignana è una meta estiva molto ambita e in più ha fatto da sfondo a “Il commissario Lo Gatto” con Lino Banfi, un film che fa ancora ridere una generazione intera.
Favignana nell’Odissea
L’isola delle capre: la teoria di Butler
E come sempre prendiamo questa storia alla lontanissima e partiamo dal suo antico nome: Aegusa, ovvero “Isola delle capre”.
Ora, dovete sapere che nell’Odissea non ci sono nomi precisi di luoghi e questo, per molto tempo, ha scatenato la fantasia di tutti, cercando di capire esattamente quale fosse l’itinerario del primo best seller di viaggio della storia.
Fin dai tempi dei greci e dei romani tutti pensavano che i Ciclopi vivessero sull’Etna perché un vulcano attivo sembrava un buon modo di giustificare dei gigantoni che lanciavano rocce di qua e di là facendo tremare la terra.
E poiché tutti hanno sempre più stima degli antichi che dei contemporanei, visto che gli antichi li si può mitizzare mentre i contemporanei li si incontra al bar e si sa per certo che sono dei cretini, tutti diedero sempre ragione ai primi.


O almeno così fu fino all’avvento di Samuel Butler, uno che avrebbe voluto fare il marinaio e che invece si era ritrovato in seminario per accontentare il padre, solo per poi trasferirsi in Nuova Zelanda per mettere più distanza possibile tra sé e la famiglia.
Uno così pare subito ovvio che fosse leggermente anticonformista e infatti partorì una teoria tutta sua sull’Odissea. All’inizio le sue idee potrebbero sembrarvi strampalate ma… ascoltate bene: l’Odissea non l’ha scritta Omero ma una donna di Trapani!
La teoria è davvero interessante e avvincente e prende l’avvio proprio dalla descrizione dell’isola delle capre che Butler ritiene essere Favignana.
Seguendo le descrizioni omeriche si deduce poi che la città dei feaci dotata di due porti sia Trapani e, seguendo questa teoria, il fatto che questa zona sia stata descritta più minuziosamente delle altre indica che l’autore sia nativo del luogo.
Nausicaa e Omero: chi ha scritto il mito?
Nell’Odissea Ulisse, naufragato nelle terre dei feaci, incontra Nausicaa che gli presta soccorso e gli indica la strada. Butler vede in lei l’autrice che inserisce se stessa all’interno della storia e di conseguenza sostiene che sia la stessa Nausicaa ad aver scritto questa grande storia.
Personalmente a noi non sembra un così gran salto logico credere che l’Iliade e l’Odissea possano essere scritte da persone diverse, perché tutti sanno che quando esce un best seller sia gli spin-off sia le fanfiction sono dietro l’angolo!
Ulisse si era dimostrato uno dei personaggi più amati dell’Iliade quindi una donna particolarmente romantica avrebbe potuto indulgere nella scrittura di un libro che vedeva l’eroe superare numerosi ostacoli solo per tornare a casa.
Butler espose le sue teorie in un libro pubblicato nel 1897, “L’autrice dell’Odissea”, nel quale spiegò tutte le coincidenze geografiche che aveva notato.


Tra le altre c’era anche il fatto che Poseidone, per punire i feaci dell’aiuto prestato a Ulisse, pietrificò una barca all’ingresso del porto della città e a Trapani si trova, in effetti, lo Scoglio del Mal Consiglio che, se lo si guarda con un occhio aperto e uno chiuso, storcendo il naso e saltando verso destra, potrebbe pure sembrare la chiglia di una nave capovolta.
Ai tempi di Butler però i letterati trapanesi non furono per nulla lusingati dalle rivoluzionarie idee di questo inglese strampalato e le rifiutarono ritenendole ridicole.
Altre persone, successivamente, valutarono accettabile l’idea di spostare l’Odissea nella Sicilia occidentale ma per trovare sostenitori al fatto che la scrittrice fosse una donna ci vollero ancora molti anni.
È comunque interessante notare che Nolan ha usato moltissime location che si trovano sulle coste del Tirreno e non dello Ionio.


Le cale leggendarie
Cala Rossa
Abbandoniamo i tempi omerici e arriviamo al periodo romano durante il quale le isole Egadi giocarono un importante ruolo strategico.
Nel 241 a.C. erano ormai vent’anni che si stava combattendo la prima guerra punica e, per tutti quelli che a scuola dormivano sui banchi anche se in prima fila perché ciechi come una talpa (ad es. la Kry), ricordiamo che lo scontro vedeva contrapposti due dominatori dei mari: i romani e i cartaginesi.
La storia racconta che lo scontro finale avvenne nelle acque davanti a Favignana. La flotta romana, guidata da Gaio Lutazio Catulo, aveva preso il porto di Trapani in un momento in cui i cartaginesi non si aspettavano una rappresaglia.
Mandarono da Cartagine la loro flotta, comandata da Annone, carica di derrate alimentari per la città assediata. Annone però non voleva affrontare i nemici appesantito dal carico e sperava di liberarsene lasciandolo sull’isola di Marettimo, vicina a Favignana.


Catulo, sapendo di avere navi leggere e veloci, armate di molti uomini addestratissimi, decise di attaccare Annone prima che questi potesse liberarsi del carico e nascose la sua flotta nella baia di Favignana in attesa di assalire i nemici al momento giusto.
La battaglia, vinta dai romani, fu talmente cruenta che le correnti spinsero a riva cadaveri e sangue, tingendo una delle cale di Favignana di rosso, tanto che ancora oggi si chiama appunto Cala Rossa.
Sebbene la battaglia sia realmente avvenuta, oggi sappiamo grazie al ritrovamento di diversi rostri di barche romane e cartaginesi sul fondale marino nel 2008, che si svolse in un punto diverso. È quindi improbabile che Cala Rossa debba il suo nome a questo scontro, mentre appare più plausibile che sia stata così chiamata per le sue rocce rossicce… ma l’altra versione ha un impatto maggiore, no?
Cala del Bue Marino
La Cala del Bue Marino è il posto di Favignana che ci è piaciuto di più e non solo perché Nolan ha usato le sue grotte ma perché è scenicamente incredibile.
C’è poi da dire che il nome “Bue Marino” sembra quasi qualcosa uscito da un bestiario medievale o da Animali Fantastici e viene subito da chiedersi da dove provenga una denominazione così curiosa.
Dovete sapere che in passato in questo luogo c’erano numerose insenature naturali tra gli scogli e alcune grotte naturali che erano abitate da un animale che, effettivamente, oggi è quasi leggendario: la foca monaca del Mediterraneo.
Questo animale era chiamato anche Bue Marino perché i suoi versi gutturali, uditi attraverso l’acustica delle grotte, sembravano il mugghiare di un bue.
Purtroppo per queste foche però Favignana era un’isola ricca di calcarenite, una roccia molto usata per le costruzioni.


Per questo motivo la zona fu utilizzata per una nuova cava che prevedeva di scavare le grotte esistenti per estrarre il materiale.
Le attività della cava scacciarono dalla zona le foche e la caccia a questo animale, in quasi tutto il bacino del Mediterraneo, le portò sull’orlo dell’estinzione con solo un centinaio di esemplari rimasti.
Grazie ai molteplici sforzi fatti per la preservazione di questa specie, a oggi la popolazione di foche è risalita a circa 700-800 esemplari.
Alcuni di questi, negli ultimi anni, sono tornati a farsi vedere nell’Area Marina Protetta delle Isole Egadi, anche se non propriamente sulle coste di Favignana.
Dall’isola però qualcuno le ha avvistate in lontananza, quindi è possibile che in futuro tornino di nuovo a vivere in questa baia che porta il loro nome.
Dai Normanni ad Azkaban
Castello di Santa Caterina
Dopo la caduta dell’Impero Romano Favignana divenne una zona turistica molto ambita da un sacco di popolazioni diverse: prima ci andarono in ferie i vandali, dandosi poi il cambio con i goti e poi divenne meta preferita dei saraceni.
Fu solo con l’arrivo del nuovo millennio, nel 1081, che l’isola finì saldamente in mano ai Normanni che subito ne capirono l’importanza strategica.
Il tratto di mare davanti a Trapani era infatti spesso battuto dai pirati saraceni che non erano molto felici di aver perso una delle loro mete turistiche preferite e così i Normanni, nella persona di Ruggero I di Sicilia, pensarono bene fosse il caso di fortificare Favignana e usarla come base per mettere un freno a quel tipo di fastidioso overtourism piratoso.
Sorsero così due forti, quello di San Giacomo e quello di Santa Caterina.
Il Castello di Santa Caterina, oggi in rovina, si trova sul punto più alto dell’isola, a 314 metri di altezza, ed è una delle location usate da Nolan nel suo film.


Lo sappiamo per certo perché in paese ci hanno raccontato che il regista, oltre a far spostare troupe, attori e attrezzature con gli elicotteri, non pago ha fatto costruire anche una funivia per portare i materiali di scena al forte.
La funivia è stata poi smontata alla fine delle riprese e per chi volesse salire fin lassù l’unico mezzo sono i piedi… e il fido drone del Teo!
L’altro forte, quello di San Giacomo, si è invece conservato meglio anche se in maniera un po’… bislacca.
Forte di San Giacomo
Durante la dominazione borbonica dell’isola, nel corso del XVIII secolo, sia il Castello di Santa Caterina che il Forte San Giacomo furono utilizzati come prigioni.
Dopotutto Alcatraz e il suo corrispettivo fantasy Azkaban, ci insegnano che non c’è posto migliore di un’isola per installare una prigione, no?
Il Castello di Santa Caterina, a causa della sua posizione elevata e del fatto che non aveva contatti con il borgo, divenne il luogo di detenzione di quei prigionieri politici che bisognava a tutti i costi isolare il più lontano possibile dalla popolazione.
Il Forte di San Giacomo invece fu semplicemente trasformato in una prigione normale con detenuti normali.
Ovviamente furono aggiunti muri di cinta, sicurezza ed edifici adiacenti e il forte rimase “inglobato” all’interno della nuova struttura.
L’Unità d’Italia, l’arrivo del regime fascista e pure della Repubblica Italiana non cambiò le cose nemmeno di un millimetro.
Certo, il carcere fu aggiornato nei sistemi di sicurezza, furono fatti i necessari ammodernamenti ma a oggi il Forte di San Giacomo è ancora una prigione.


Dall’esterno è quasi impossibile riconoscere l’antica struttura originale di questo posto, che divenne una cittadella fortificata già nell’Ottocento e a cui furono poi aggiunte altre mura lungo tutto il perimetro, ma all’interno è ancora lo stesso.
Non pensiamo che finire in gaglioffa sia un affare simpatico, ma se proprio accadesse, volete mettere il poter dire di essere detenuti in un forte normanno dell’XI secolo?
E visto che stiamo parlando di prigioni, tanto vale che parliamo anche di evasioni.
Come finire in gaglioffa
Uno dei prigionieri più famosi di Favignana fu Giovanni Nicotera.
Il Giovanni era uno che, durante il Risorgimento italiano, aveva aderito alla sua Giovine Italia, l’associazione insurrezionista fondata da Mazzini durante il suo esilio in Sicilia.
Nel 1857 il Giovanni si era poi arruolato nel gruppo di Carlo Pisacane per realizzare un’impresa che entrambi gli uomini ritenevano degna: rovesciare il Regno borbonico delle Due Sicilie.
Il piano era talmente stupido che un po’ viene da chiedersi chi lo avesse ideato. L’idea era di andare a Genova e salire sul piroscafo Cagliari, prenderne possesso armi alla mano manco fossero un gruppo pirata all’arrembaggio. Con la nave si sarebbero diretti verso l’isola di Ponza, che era una colonia penale, per liberare i prigionieri politici e rinfoltire così il loro gruppo. Il loro obiettivo finale era poi quello di arrivare a Sapri e scatenare una rivolta popolare che avrebbe rovesciato il governo borbonico.


Se sei lì a ideare cotale piano, magari prima di partire fai una conta di chi c’è davvero rinchiuso a Ponza, no?
No.
Sui più di trecento prigionieri di Ponza quelli che erano lì per motivi politici erano una dozzina. Gli altri erano tutti normali tagliagole condannati.
Giovanni e Carlo li presero comunque con sé ma quando sbarcarono a Sapri i contadini, ottimi giudici del carattere, invece di ritenerli un esercito di liberazione, pensarono fossero un’armata di galeotti tagliagole pronta a razziare il paese e li randellarono con una certa foga.
All’arrivo dei borbonici dell’esercito di liberazione non restava in piedi quasi nessuno: il Carlo era già morto (o si uccise per la situazione o la folla lo randellò troppo forte, di preciso non lo sappiamo), mentre il Giovanni fu arrestato e condannato alla pena capitale.
Come fuggire da Azkaban (senza essere animagus)
Per sua fortuna il Giovanni aveva una fidanzata, Gaetanina Poerio, che lo amava davvero.
La Nina, discendente da una famiglia che aveva agganci in tutta l’Europa, sapendo che appellarsi direttamente al governo borbonico sarebbe stato inutile, scrisse all’ex Regina di Francia Maria Amalia, che viveva in esilio in Inghilterra.
Maria Amalia, sebbene anziana, era imparentata con mezzo mondo e in particolare era la zia del re delle Due Sicilie Ferdinando II a cui scrisse qualcosa del tipo:
Caro nipote imbecille, ma lo sai che tutti ti odiano già per aver messo in galera lo zio della Nina? E adesso tu che fai? Le ammazzi il ganzo? Ma sei scemo?
Grazie a questa lettera Ferdinando II graziò il Giovanni che, invece di finire ammazzato, fu rinchiuso nei sotterranei del Castello di Santa Caterina.


Non era una sistemazione comoda perché si trovava in buco nel terreno, e lì il Giovanni rimase per più di due anni, fino a quando nel 1860 Garibaldi non sbarcò a Marsala, vicinissima a Favignana.
Prendendo la palla al balzo gli abitanti di Favignana presero a mazzate la disorganizzata legione borbonica e liberarono i prigionieri, tra cui il Giovanni.
Nicotera ebbe almeno la buona grazia di andare subito a Milano per sposare la Nina ma invece di portarla in viaggio di nozze, andò a incontrare Garibaldi e si mise ai suoi ordini.
Prima radunò un esercito in Toscana, poi corse a combattere in Aspromonte e poi, non ancora pronto per la vita matrimoniale, andò pure ad attaccar briga con gli austriaci.
Se fossimo stati nei panni della Nina a questo punto due bestemmie gliele avremmo pure tirate.
Tutto questo però ci insegna che non conta cosa fai nella vita, la cosa importante è avere la fidanzata giusta!
La donna, il pesce e lo splendore
Tonno rosso, mare rosso
La polvere dell’Unità d’Italia non aveva ancora finito di posarsi quando la famiglia Florio comprò l’isola di Favignana e tutta la zona di mare circostante.
I Florio erano la più importante famiglia siciliana dell’Ottocento e difficilmente sbagliavano un investimento.
Sull’isola fu costruito lo Stabilimento Florio delle Tonnare, oggi considerato un capolavoro di archeologia industriale, e lì si cominciò a produrre tonno in scatola.
Forse non lo sapete ma la frase precedente è semplicemente rivoluzionaria perché, fino a quel momento, il pesce si conservava sotto sale e questo ne alterava il sapore.


Nello stabilimento Florio si pensò invece di unire il meglio delle invenzioni del tempo, ovvero i bollitori per la sterilizzazione delle latte e le scatolette apribili oltre al tonno rosso e all’olio di oliva siciliano, per creare un prodotto nuovo che divenne subito un successo planetario.
Per darvi l’idea della portata di questa invenzione vi basti sapere che il tonno in scatola Florio fu addirittura presentato all’Esposizione Universale di Palermo nel 1891 e che ancora oggi tutti mangiamo il tonno in scatola realizzato con questa geniale idea.
La materia prima era poi facilmente reperibile nel mare intorno a Favignana, dove vivevano i grandi banchi di tonno pescati durante la mattanza.
Il termine “mattanza” nacque proprio per indicare la cruentissima uccisione dei banchi di pesce radunati nelle tonnare, che erano un insieme chilometrico di reti che servivano a spingere i tonni nelle cosiddette camere della morte, dove poi i pescatori li infilzavano con gli arpioni. Da lì il pescato veniva portato nello Stabilimento dove era poi lavorato.
La stella d’Italia
Oggi l’ex Stabilimento Florio è visitabile ma non è l’unico luogo dell’isola a ricordare la storia della famiglia Florio perché a Favignana c’è anche Palazzo Florio.
Questo palazzo fu realizzato in uno stile neo-gotico mooooolto eclettico dall’architetto Giuseppe Damiani Almeyda, lo stesso che progettò il Teatro Politeama di Palermo.
La sua bellezza però non fu quasi nulla rispetto allo splendore delle persone che lo popolarono perché, sebbene fosse stato voluto da Ignazio Florio, lo stesso che aveva comprato l’isola, in realtà furono il figlio Ignazio Jr. e sua moglie gli abitanti più famosi.
Per darvi un’idea delle frequentazioni della famiglia, nientemeno che l’imperatore Guglielmo II chiamava Donna Franca, la moglie di Junior, “la stella d’Italia”.
Pure il solito prezzemolino di D’Annunzio aveva un soprannome per lei e questo era “L’unica”.

Tutti questi complimenti non erano dovuti solo alla bellezza di Donna Franca ma anche al suo stile inimitabile che è giunto fino a noi oggi tramite i due ritratti che di lei ha fatto il pittore Boldini dove la si vede con indosso la sua famosa collana di perle.
Si diceva che questa fosse lunga addirittura otto metri! In realtà non era vero e la figlia confermò poi che si trattava di 365 perle divise su due collane la cui misura era di “soli” due metri… ma comunque…
Donna Franca e suo marito Junior animarono per anni le estati favignanesi, invitando nel loro palazzo tutti i più grandi nomi d’Europa, senza mai badare a spese.
Purtroppo Junior non riuscì a tenere a galla le numerose attività di famiglia e le loro spese pazze alla fine ridussero i Florio in miseria… ma quella è un’altra storia.


Favignana nel cinema
Ulisse e il gatto
Vogliamo raccontarvi una storia.
Era il 1986 quando in Vaticano avvenne un brutale omicidio.
Lo zelante commissario chiamato a indagare sul caso le tentò tutte e, volendo escludere ogni possibilità si recò da Giovanni Paolo II per chiedergli… quale fosse il suo alibi!
Anche solo insinuare che il Papa possa essere legato a un crimine nella nostra Italia è un crimine, quindi lo zelante commissario si ritrovò, a stretto giro di posta, trasferito da Roma all’isola isolata di Favignana.
No, non è una storia vera, è la trama di un vecchio film che, nonostante non sia mai stato un grande successo al botteghino, nel corso degli anni ha sempre mantenuto una sua forte base di appassionati: “Il commissario Lo Gatto”, interpretato da Lino Banfi.
Ben prima di Nolan, tantissimi italiani hanno scoperto dell’esistenza di Favignana proprio grazie a questo film e, anche se magari non l’hanno mai confessato per una certa sorta di vergogna per chi apprezza ancora le commediacce italiane degli anni ’80, molti turisti hanno pensato al Commissario Lo Gatto mentre visitavano l’isola durante le vacanze estive.

Se però cercate qualcosa di più moderno che sia stato girato a Favignana, allora potete volgere lo sguardo su Disney+ e cercare “I leoni di Sicilia”, una serie TV italiana del 2023 diretta da Paolo Genovese e tratta dall’omonima saga di libri di Stefania Auci.
I Leoni del titolo altri non sono che i summenzionati Florio che la storia segue da quando il capostipite della famiglia, Paolo, lasciò la Calabria per la Sicilia dopo un disastroso terremoto, dando il via a una saga famigliare che ha dell’incredibile.
E per tutti gli altri che ancora non hanno visto Favignana sullo schermo, l’appuntamento al cinema è il 16 luglio 2026 per l’Odissea di Christopher Nolan.
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Ammetto che non avevo mai preso in considerazione Favignana fuori stagione proprio per via della Tonnara Florio chiusa, ma il focus sulle location cinematografiche tra le cave di tufo e i vicoli del centro offre una prospettiva del tutto nuova. Un contenuto utilissimo per scoprire un lato dell’isola che va ben oltre i classici itinerari estivi.
Non poter vedere la tonnara ci è dispiaciuto molto ma visitare l’isola mentre non c’erano turisti ed era quasi deserta, è stata un’esperienza fantastica!
Alla fine?! Avete visto il film? Secondo voi ha reso giustizia a Favignana?
Io non ci sono mai stata (shame on me visto che mio padre è siciliano), ma sarebbe molto interessante organizzare un tour alla scoperta sia dei luoghi dei Florio (lo sceneggiato non mi è piaciuto ma vorrei scoprire la vera storia della famiglia partendo dalla tonnara) sia delle sue calette più nascoste!
Il film, se lo prendi come un action movie e elidi dalla tua mente ogni pregresso ricordo dell’Odissea, in realtà non è male (gli diamo un 7) e la fotografia è pazzesca!
I luoghi usati per le riprese a Favignana sono ben riconoscibili e l’isola a noi è piaciuta da impazzire, tanto che ci torneremmo proprio volentieri perchè purtroppo non siamo riusciti a visitare la tonnara e nemmeno Palazzo Florio.
Va detto però che noi abbiamo viaggiato a gennaio, un periodo fantastico se non si ama la confusione… non oseremmo mai visitarla in piena estate con le folle di turisti!
Non ci saranno luoghi nerd a Favignana, ma direi che posti bellissimi non mancano! Non ci sono ancora mai stata, quindi per ora mi accontenterò di ammirarla nel film di Nolan, che spero stavolta sarà più comprensibile da capire rispetto a quelli precedenti
Sulla comprensibilità dei film di Nolan non possiamo dire nulla ma Favignana ci è piaciuta tantissimo! Non ci andremmo mai in estate perché sospettiamo che sia un po’ troppo affollata per i nostri gusti ma un giro in primavera e/o autunno lo rifaremmo davvero volentieri!
Sono stata a Favignana l’estate scorsa e il caldo mi ha impedito di raggiungere il Castello di Santa Caterina. In compenso tutti, ma proprio tutti parlavano dell’Odissea e delle location del film per cui era saltata fuori anche la teoria di cui ti parli e che Marettimo fosse in realtà Itaca. Alle Egadi con un mare, un cielo e un vento così anche le storie più assurde possono sembrare vere
Ormai manca poco a scoprire tutte le verità del film… e noi siamo già in fibrillazione!