Il museo della Ravensburger e l’isola di Lindau
Come forse ricorderete, la scorsa estate ci siamo concessi un tour on the road tra Svizzera, Germania e Francia.
Mentre stavamo organizzando questo giro ci siamo accorti che sulla nostra fida mappa (dei posti da vedere a ca…so) ci mancava un punto in cui fermarci per spezzare un po’ il viaggio di ritorno e così, come facciamo fin troppo spesso, ci siamo messi a guardare la mappa per decidere dove fermarci.
Il primo posto che ci ha colpiti è stato Lindau per il fatto che è un’isola sul lago di Costanza ma collegata alla terraferma e quindi facilmente accessibile. L’idea di passare la giornata al lago, visto il caldo estivo, ci solleticava molto ma, a causa della nostra incapacità di organizzarci per tempo, era già tutto prenotato.
Ci siamo rimessi a guardare la mappa e ci è caduto l’occhio su un nome: Ravensburg. Hey! Ma non sarà mica che la Ravensburger, la ditta che produce giochi e puzzle, si chiama così perché è nata qui?
E così, dovendo per forza trovare una risposta questa bruciante domanda, siamo andati proprio lì!
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VOTO NERD: ★★☆☆☆
Il museo della Ravensburger a Ravensburg è carino ma tutto in tedesco. L’isola di Lindau invece ospita un annuale convegno di premi Nobel ma… non ci interessa davvero!
VOTO POP-CULTURE: ★★★☆☆
La caccia alle streghe, con tanto di Malleus Maleficarum, sono un must della pop-culture ma a Ravensburg e Lindau, nonostante la loro storia, non ci sono posti da visitare legati a questi fatti.
Giochi in tedesco
La risposta alla domanda se la città di Ravensburg avesse qualcosa a che fare con la Ravensburger non abbiamo dovuto cercarla a lungo perché, proprio di fianco al nostro albergo, siamo incappati nel museo della Ravensburger .
Eravamo eccitatissimi all’idea di vedere questo posto e di scoprire di più su tutti quei giochi che ci hanno appassionato fin da quando eravamo bambini, così la nostra delusione è stata cocente quando abbiamo compreso che il museo è tutto in tedesco!
Siamo riusciti a Google-tradurre i pannelli esplicative ma la parte divertente del museo consiste nel toccare i giochi e usarli davvero e quello, in tedesco, era un po’ oltre le nostre possibilità.
Vi diciamo questo, subito all’inizio dell’articolo, perché se state organizzando un tour in queste zone e avete bambini al seguito, sappiate che la barriera linguistica potrebbe rendere questo posto un po’ meno divertente di quanto sia per i bambini che parlano e leggono tedesco.
La parte storica di questo museo era comunque molto interessante e siamo stati molto felici di scoprire come la lunga storia della città di Ravensburg, abbia dato i natali a una delle aziende che ancora oggi sono sinonimo di divertimento.

Una visita a Ravensburg e Lindau

E adesso passiamo a raccontarvi questa storia che, come sempre, cominciò mooooolto tempo fa, in un Impero lontano, lontano.
L’impero non era quello di Star Wars ma il Sacro Romano Impero di cui Ravensburg faceva parte, e il tempo lontano era poco dopo l’anno mille.
Fu a quel tempo che i Guelfi si installarono nella zona.
La casa di carta
La cosa curiosa è che noi, qui in Italia, siamo così abituati a usare la parola Guelfi per indicare quelli che al tempo erano i sostenitori del papato, in contrapposizione ai Ghibellini che sostenevano l’Impero, che non avevamo mai pensato al fatto che questi due termini derivano, in realtà, dai nomi di due famiglie nobiliari!
Il casato dei Welfen ad un certo punto del dodicesimo secolo si scontrerà con quella degli Hohenstaufen, signori di Waiblingen, e da quelle vicende noi italianizzeremo Welfen in Guelfi e Waiblingen in Ghibellini. Non è però di questo scontro che parla la nostra storia di oggi e questa era solo una curiosità en passant.
Una visita a Ravensburg e Lindau
Insomma, sebbene la zona fosse già abitata da molto tempo, furono i Guelfi a fondare la città vera e propria ma due secoli dopo, nel 1276, Ravensburg divenne una città imperiale.
Le città imperiali avevano il vantaggio di non essere soggette a un Signore feudale e rispondevano del loro operato direttamente all’Imperatore.
Con questo status arrivavano anche altre grandi concessioni, quali il poter battere moneta e il poter ospitare un libero mercato.
Grazie a questa libertà nei commerci nacque, nel 1380, la “Grande Compagnia Commericale di Ravensburg” che portò enormi ricchezze alla città. Vi basti pensare che in questo luogo non esistono nemmeno i costumi tipici che quasi ogni zona può vantare, proprio perché qui era possibile, già al tempo, acquistare i vestiti di moda in Italia o in Francia e chi non poteva permetterseli ne faceva fare delle copie!
Le merci che passavano per Ravensburg erano tantissime ma i commercianti sono una razza instancabile, sempre lì a pensare a un modo per fare più soldi, così nel 1402 aprì in città la prima cartiera a cui ne seguirono molte altre.
La carta era un bene prezioso e la sua produzione non era così facile come potreste pensare e su questo materiale Friburgo basò buona parte della sua fortuna per i quattro secoli successivi, tanto che potremmo definirla una vera ‘casa di carta’.


Dai libri ai giochi
Quando si ha una sovrabbondanza di carta il naturale passo successivo è usarla per pubblicare libri, così a Ravensburg anche quell’attività rimase fiorente fino alla metà dell’ottocento.
A quel punto la produzione della carta e anche i metodi di stampa erano cambiati e forse fu per quel motivo che, quando un tale di nome Otto Robert Maier ereditò dai genitori una casa editrice, pensò bene di portare un certo rinnovamento.
Otto, invece di occuparsi dei classici libri, cominciò a pubblicare giochi. All’inizio si trattava perlopiù di piccole brochure con istruzioni tecniche o artistiche ma in breve le cose si evolsero.
Era il 1884 quando uscì il primo gioco di società di questa casa editrice e nei quindici anni successivi ne furono realizzati e stampati altri ottocento. Per vedere brevettato il nome “Ravensburger Spiele”, ovvero i famosi “Giochi Ravensburger” che conosciamo ancora oggi, dovremo però aspettare fino al 1900.
Una visita a Ravensburg e Lindau
Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata tanta ma questa ditta è ancora controllata dalla terza generazione della famiglia dell’Otto Maier che, nel frattempo, ha prodotto alcuni dei giochi più famosi di sempre.
Di certo tutti conoscono i puzzle della Ravensburger ma crediamo che anche “Memory” sia un gioco a cui chiunque prima o dopo ha giocato. I più vecchiotti tra di voi potrebbero inoltre ricordare con affetto i vari “Scotland Yard” o “Labyrinth”.
Anche negli ultimi anni però la Ravensburger non ha smesso di regalarci giochi sempre più nerd e una fortunata collaborazione con la Disney ha dato vita al gioco di carte Lorcana.


E sempre restando in ambito strettamente nerd è notizia recente che presto uscirà una nuova versione del gioco Horrified.
Horrified è un collaborativo dove i giocatori affrontano dei nemici che, a seconda della versione, possono essere i mostri della mitologia greca, quelli americani ma anche quelli di ambientazioni più pop come Nightmare Before Christmas.
La grande notizia del momento è che nel prossimo futuro, e per la nostra gioia, agli altri mostri si aggiungeranno anche quelli di Dungeons & Dragons. Non vediamo l’ora!
Le streghe di Ravensburg
Alla città di Ravensburg i giochi piacciono talmente tanto da ospitare ogni anno una fiera del gioco, la Ravensburg Spielt che è molto simile alla nostrana Modena Play ma si svolge in giro per tutto il centro cittadino.
Se volete partecipare sappiate che le date per il 2025 sono già state fissare e questa edizione si terrà il 13 e il 14 settembre.
Purtroppo però questa città non è sempre stata un bel posto pieno di giochi, mercanti e cartiere perché sul suo passato si stende un’ombra molto oscura.
Fu infatti proprio a Ravensburg che, nel 1484, ebbe luogo la caccia alle streghe che mise le basi per tutte quelle che sarebbero seguite nei secoli successivi.
Questa “caccia-a-delle-povere-tizie-colpevoli-perlopiù-di-passare-di-lì-per-caso-giusto-in-tempo-per-farsi-accusare-di-ogni-nefandezza-esistente-sotto-il-cielo”, fu capeggiata dal priore domenicano Heinrich Kramer, (italianizzato in Enrico Institore) uno così misogino che anche a cercar bene non avreste trovato nessuno in grado di batterlo.
Il casus belli di questa caccia alle streghe era stata una grandinata che aveva distrutto i raccolti e alla fine la colpa ricadde su due donne, Anna Von Mindelheim e Agnes Baderin.

Una visita a Ravensburg e Lindau
Le due si dichiararono innocenti e già questo fece saltare la mosca al naso all’Enrico perché, parole sue:
“l’unico modo in cui una donna può evitare di soccombere alle sue passioni – e diventare una strega – è abbracciare una vita di devota castità in un ritiro religioso”
L’Anna e l’Agnes erano due donne normali e non vivevano in convento, quindi a parere dell’Enrico erano automaticamente streghe. Loro come tutte le altre donne sulla faccia della terra, con solo rarissime eccezioni.
Dopo un giorno di torture Anna e Agnes confessarono la loro colpevolezza e addirittura Agnes raccontò per filo e per segno tutto il rituale che aveva eseguito, su suggerimento di Satana in persona, per evocare la grandine. Il diavolo poi, come ricompensa per il lavoro ben riuscito, le invitò ad un orgia a cui parteciparono tutte insieme appassionatamente.
A colpi di martello
Anna e Agnes finirono sul rogo con grande piacere dell’Enrico che però, sentendo di avere una missione divina, partì subito verso altri lidi per sradicare la stregoneria dal mondo.
Al suo arrivo a Innsbruck l’Enrico trovò subito prove che la stregoneria dilagava in città perché una tale Helena Scheuberin aveva osato sorpassarlo, sputare nella sua direzione chiamandolo “cattivo monaco” e augurargli un brutto male.
Lui subito l’accusò di stregoneria insieme ad altre tredici persone e aveva già in mano il sacco con la carbonella quando la brava gente di Innsbruck, che evidentemente non condivideva le sue idee, le prosciolse tutte rifiutandosi di riconoscere la sua superiore autorità di inquisitore.
Poco tempo dopo il vescovo ebbe anche l’ardire di buttarlo fuori dalla città dichiarandolo malato di mente perché, durante il processo, l’Enrico si era dimostrato fin troppo interessato alle abitudini sessuali dell’Helena, subissando la donna di domande inopportune che avevano scandalizzato gli altri presenti .


Una visita a Ravensburg e Lindau
Lui si risentì così tanto per questo affronto che si mise d’impegno finché non ottenne dal papa una bolla, la Summis desiderantes affettibus, che dichiarava la sua autorità di inquisitore superiore a quella dei vescovi.
Con la bolla in mano, e il fuoco sacro della vendetta che gli scorreva nelle vene, prese la penna e si mise a scrivere di buona lena. Mai come in questo caso il detto “ne uccide più la penna della spada” si è rivelato vero perché nel 1486, grazie alla sua esperienza con le streghe di Ravensburg, diede alle stampe il Malleus Maleficarum (il martello delle streghe), il testo sul quale si baseranno tutti gli inquisitori dopo di lui per giustificare il loro operato.
Grazie anche alla carta prodotta a Ravensburg questo testo si diffuse benissimo e rimase in uso per i secoli successivi, tanto che anche noi lo abbiamo incrociato più volte in vari posti, come ad esempio a Riegersburg nella caccia alle streghe del 1673.
Le streghe di Lindau
Purtroppo, nonostante i grandi rinnovamenti apportati al sentire comune nel diciottesimo secolo grazie all’illuminismo, molte zone ci misero un po’ di tempo per abbracciare tali innovazioni culturali.
Lindau, per esempio, è un’isola sul lago di Costanza che dista pochi chilometri da Ravensburg, e in questo posto ameno l’ultima strega fu condannata a morte solo nel 1730.
Maria Madlener era una donna infame per gli standard dell’epoca, perché era stata accusata inizialmente di gravidanza prematrimoniale che prevedeva a sua volta il reato di fornicazione.
La Maria aveva anche cercato di nascondere la sua colpa abortendo e questo aveva aggiunto l’infanticidio alle accuse contro di lei.
Gli esseri umani sanno essere infami e, appena la Maria fu accusata, arrivarono altri ad aggiungere benzina al fuoco. Venne fuori così che quella gravidanza prematrimoniale non era stata nemmeno la prima, perché i gestori di un albergo in una cittadina non troppo lontana da Lindau dissero che Maria, tempo addietro, aveva partorito presso di loro un bambino forse nato morto.


Una visita a Ravensburg e Lindau
Maria fu interrogata per giorni e sotto la minaccia della tortura confessò la fornicazione con ben dodici uomini i quali, essendo appunto uomini, se la cavarono con delle pesanti multe.
Come se le cose non stessero già andando male, una della guardie della prigione accusò Maria di essere una strega e così si passò alla tortura vera e propria per estorcerle tutte le informazioni del caso.
Mentre lei rimaneva incosciente sul pavimento per ore, dopo le torture, il sindaco e il consiglio comunale del paese che si erano erti a giudice e giuria, per assicurarsi di fare tutto per bene chiesero l’esperto parere sulla questione alla facoltà di giurisprudenza dell’università di Tubinga che raccomandò la pena di morte.
Detto fatto e pochi giorni dopo la Maria fu condannata alla pena capitale ma, poiché i tempi erano cambiati, invece di bruciarla la passarono a fil di spada.
A quanto pare le sue ultime parole furono:
Chiedo a Dio e desidero con tutto il cuore che la mia cara patria non debba più sperimentare esempi così tristi.
Molto probabilmente Maria, con le parole “esempi così tristi”, si stava riferendo a se stessa ma noi, lettori del futuro, vogliamo invece vederci una forte critica alla società del tempo.

L’amena Lindau
Non vorremmo che questa storia vi avesse tolto la voglia di visitare Lindau! Non era quella la nostra intenzione perché da quegli antichi fatti molta acqua è passata sotto il ponte che oggi collega l’isola di Lindau alla terraferma.
Questo borgo infatti è un luogo fantastico dove passare le vacanze estive a vista lago, con anche il benefit che, essendo sulla sponda tedesca, i prezzi sono più accessibili rispetto alle rive svizzere.
Il porto di Lindau è una meta molto apprezzata e nei suoi paraggi troverete anche diversi biergarten dove, sotto alberi frondosi, potrete bervi una birra e mangiare un boccone rinfrescati dalle brezze del lago.
Qui troverete anche il faro più meridionale della Germania che, non avendo il mare a sud, doveva ovviamente essere posizionato sul lungo lago.
Il monumentale accesso al porto, con il faro da una parte e il poderoso leone bavarese simbolo della famiglia Wittelsbach dall’altra, è un progetto realizzato a metà ottocento ed è particolarmente scenico.
Una visita a Ravensburg e Lindau
Prima che quest’opera fosse costruita era la Torre del Mang, che noterete lì vicino perché svetta bella alta e con un tetto tutto colorato, a servire da faro per le imbarcazioni. La torre del Mang svolse il suo compito di faro per un periodo davvero lunghissimo, dal 1180 al 1856.
Se poi vorrete indagare il passato medievale di quest’isola vi consigliamo di visitare il municipio vecchio e quello nuovo, che si trovano uno affiancato all’altro in Bismarckpaltz.
Sulla facciata del municipio vecchio noterete delle stupende decorazioni che celebrano la Dieta che si tenne qui a Lindau nel 1496, indetta dall’Imperatore Massimiliano I, lo stesso che era uso lasciare la moglie in pegno quando contraeva troppi debiti, come vi abbiamo raccontato parlando di Friburgo.
Fu in questo edificio che fu processata la Maria e fu qui che, per un periodo, fu imprigionata prima di essere trasferita alla Torre del Ladro. Anche questa torre è sopravvissuta fino ai giorni nostri e potrete vederla ai margini del centro cittadino, verso la zona dove si trovano le linee ferroviarie che arrivano sull’isola.
Il municipio nuovo invece, rinnovato nell’ottocento, è dotato di una carillon che suona tutti i giorni alle 11.45 ma oggi è un palazzo residenziale e non svolge più la sua funzione pubblica.
Una visita a Ravensburg e Lindau
Relax e Nobel
Questa cosa di andare al lago per una vacanza rilassante non è estranea a noi italiani ma a Lindau hanno preso questa idea e l’hanno trasformata in qualcosa di molto più interessante e importante.
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale la Germania era stata ‘punita’ in molti modi diversi, oltre a quelli decisi dai processi di guerra. Per anni, ad esempio, non si era più tenuto un convegno scientifico o medico di rilievo internazionale all’interno dei suoi confini.
La cosa turbava particolarmente due medici di Lindau che si misero di buona lena per invertire questa tendenza. Lindau non è l’unica isola sul lago di Costanza perché un’altra, quella di Mainau, apparteneva al tempo al conte svedese Lennart Bernadotte che (ma guarda un po’ che combinazione!) era in ottimi rapporti con il comitato svedese per i Nobel.
Sfruttando questa conoscenza i due medici riuscirono ad organizzare, nel 1951, un incontra tra i premi Nobel per la medicina e la fisiologia.


Una visita a Ravensburg e Lindau
L’incontro ebbe un buon successo e si ripeté anche negli anni successivi allargando gli inviti ai Nobel di altre discipline.
Oggi questi incontri a Lindau vedono la partecipazione, oltre ai premi Nobel, anche di studenti delle più svariate discipline provenienti da oltre 80 paesi diversi.
Ma il clima piacevole delle rive del lago di Costanza non fa gola solo ai premi Nobel perché già nel 1922 qui sorgeva una delle prime cliniche di psicoterapia, diretta da tale Ernst Kretschmer.
Dopo un primo tentativo a Tubinga nel 1949, l’anno seguente Ernst Kretschmer organizzò un convegno di psicoterapia a Lindau e da allora si tengono qui sull’isola, periodicamente, le Settimane di psicoterapia di Lindau.
Se volete visitare Lindau, controllate prima del date di questi due importanti eventi perché, durante il loro svolgimento, potreste faticare non poco a trovare un posto dove alloggiare!
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A parte la storia dell’ultima “strega” Lindau sembra un posto splendido dalle tue foto. Quasi mi dispiace non averlo neanche considerato durante il mio on the road sul lago di Costanza! Ravensburg invece l’avevo visitata, ma non mi aveva colpita. Forse per i giorni di maltempo, forse per la simpatia tedesca o per il pessimo appartamento da condividere che avevano scelto i miei amici interessati più al risparmio che al design, chissà. Vorrei dirti che magari le darò un’altra chance, ma no, a meno di non ripassarci per caso o forza maggiore!
Noi il lago lo abbiamo girato a spizzichi e bocconi mentre eravamo diretti in altri lidi, quindi mai dire mai!🤣
Il mio compagno è un patito di puzzle e a casa ha allestito un’ala dedicata solo a quello. Non vi nego che non mi dispiacerebbe fare un salto a Ravensburg e non mi stupisco neanche più di tanto del fatto che nel museo i pannelli siano solo in tedesco. Potrebbe scapparci un bel viaggetto in macchina.
La zona intorno è stupenda e pienissima di cose da visitare quindi un giro in auto è assolutamente consigliato!
Il tuo articolo è una vera e propria chicca vivace e colta, che mescola storia, curiosità e ironia con maestria. Ravensburg, tra giochi e streghe, prende vita in un modo affascinante. La leggerezza della narrazione non toglie nulla alla profondità. Complimenti per aver trasformato un viaggio in una riflessione intrigante e divertente!
Lo ammetto: appena ho letto nel titolo del tuo articolo “Ravensburg” mi è subito balenato in testa il jingle “RA-VENS-BURGER”! XD Sono stata a Lindau, di cui ho apprezzato l’amenità ignorando totalmente la storia di streghe e torture, e invece mi manca Ravesburg, dove a sto punto dovrò andare per vedermi il museo che mi attira parecchio. Per fortuna la lingua non è un problema, essendo io dottore in germanistica! :)
Il jingle della Ravensburger era MALEFICO! Ti restava (e ti resta) in testa per ore! Anche se noi abbiamo capito pochissimo, durante la visita al museo, quel motivetto ci ha perseguitati per ore… e non lo trasmettevano nemmeno, semplicemente noi lo sentivamo lo stesso!😂
Peccato per il museo tutto in tedesco! Data la fama dei giochi Ravensburger mi sarei aspettata almeno una lingua come l’inglese. Ma nonostante questo lo visiterei comunque, soprattutto perché essendo vecchiotta ricordo bene Scotland Yard…
I giochi Ravensburger (e sopratutto i puzzle) sono indimenticabili e infatti anche noi non abbiamo resistito a una visita!
Mi attira molto questa zona e bella anche questa tappa a Ravensburg, i puzzle sono stati parte della nostra crescita per cui mi piacerebbe visitare anche il museo, certo tutto in tedesco capisco che perda molto
Noi siamo stati felici di averlo visitato e la cittadina è rilassante e piena di curiosità… però sì, la lingua ci ha un po’ frenati!
Ma la cappelletta con il pedone gigante davanti? 😂 (ma poi cos’è, un cestino?) Grande fan dei puzzle, e con Scotland Yard mi hai aperto uno dei cassetti dell’infanzia!! Che storie medievali inquietanti, però! Che brutto uso della bella carta Ravensburger
Non è un cestino! E’ proprio un pedone fine a se stesso e in giro per la città ci sono diversi richiami a vari giochi perchè… è la città del gioco, no?
Ma che peccato che il museo della Ravensburg sia tutto in tedesco, soprattutto considerando che il marchio è assolutamente globale! Avevano almeno qualche puzzle o qualche giorno per intrattanere i bambini? Lindau proprio un gioiellino, avete fatto bene a visitarla
In realtà di giochi per intrattenere i bambini ce ne sono tantissimi, con pure piccole casette da gioco, tavoli, banchi e quant’altro… ma tutte le istruzioni sono in tedesco😭
Ma come tutto in tedesco??? Con la mole di turisti che attira non hanno pensato di mettere pannelli in inglese per lo meno?? Quanto sono ostici questi tedeschi… Mi piacerebbe vedere il borgo delle streghe, sono sempre stata affascinata dai loro rituali, meno dalla caccia che per centinaia di anni è stata data loro. Caccia che purtroppo ancora oggi, in forme diverse, continua ad imperversare sull’universo femminile. Non credo Si sia fermata al 1730!!!
In realtà noi, sebbene fosse i primi di settembre, il clima fosse gradevole e le scuole ancora chiuse, abbiamo trovato pochissimi turisti. Probabilmente non è una meta così ambita rispetto ai paesi sulle sponde del lago e da lì la mancanza di traduzioni.
La Germania ultimamente mi attrae sempre di più e leggendo il tuo articolo, avrei un motivo in più a farlo, legato ai “Giochi Ravensburger”. Il mio compagno è innamorato di questi “luoghi a tema giochi” e mi sa che gli proporrò come prossima meta la visita di Ravensburger e quella di Lindau. Per fortuna (lui) conosce la lingua tedesca, così mi farò tradurre tutto il museo della Ravensburger
Noi abbiamo un debole per la Germania per via della birra, inutile negarlo, ma anche perchè è piena zeppa di posti favolosi e spesso anche poco conosciuti qui da noi… il neo è appunto che in tali posti, essendoci più turismo locale che straniero, è difficile trovare spiegazioni anche solo in inglese. 😭
Per me Ravensburg era proprio sinonimo di puzzle! E’ stato molto interessante leggere della sua storia e, ancora una volta, scoprire che le donne hanno avuto una vita difficilissima. Nonostante questa tristezza concordo con te sul fatto che Lindau sia davvero un luogo estremamente piacevole
Purtroppo le varie storie di cacce alle streghe sono diffuse un po’ ovunque e spesso non sono piacevoli… resta il fatto che sia Ravensburg che Lindau siano dei borghi incantevoli, per fortuna!
Che peccato che il museo sia tutto in tedesco e che scarsa visione della potenzialità di questo posto: non lo sanno che mezzo mondo ha giocato con i loro puzzle? Facciamo una petizione e facciamoli sbarcare nel mondo digitale, con pannelli riconfigurabili in base all’utenza
Per quanto noi di solito siamo sempre propensi a pannelli digitali di ogni genere, forse perderebbero un po’ di significato in un museo dedicato a giochi da tavolo assolutamente non elettronici… però almeno una piccola traduzione in inglese sarebbe stata gradita!
É da una vita che non faccio un puzzle o gioco a un gioco in scatola e queste attività, devo ammetterlo, mi mancano da morire! Peccato che il museo fosse solo in tedesco ma è una cosa che ho notato nei numeri minori anche ad Heidelgerg e in Baviera (non è una scusante ma ahimé una prassi comune).
Il borgo mi sembra a dir poco delizioso!
Sia Lindau che Ravensburg sono borghi davvero interessanti… ma la cosa del museo in tedesco ci brucia ancora un pochino…