Mausoleo di Santo Stefano con sarcofago e affreschi a Székesfehérvár (o Albareale) in Ungheria. Foto sul blog di viaggi Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri.

Da Santo Stefano a Mattia Corvino

Ma dove si trova ‘sto posto?

Ogni tanto può succedere di viaggiare in posti il cui nome, per noi, risulta impronunciabile. Uno di questi è Székesfehérvár.

Dopo un intero viaggio a cercare di pronunciare il nome di questa città, facendoci aiutare da google, abbiamo scoperto due cose: la prima è che questo nome significa “Castello bianco sede del re” e la seconda è che anche altri italiani hanno avuto il nostro stesso problema di pronuncia, risolvendolo con l’uso del nome Albareale… noi però siamo testardi e continueremo a tentare di pronunciare Székesfehérvár perché ormai ci abbiamo preso gusto!

Ora però voi vi starete chiedendo: ma che posto sarebbe questo? Dove si trova? Perché non ne ho mai sentito parlare?

Allora, Székesfehérvár si trova in Ungheria e probabilmente non ne avete mai sentito parlare perché oggi è una cittadina non troppo grande e decentrata rispetto alla sfavillante Budapest.

Non è sempre stato così perché un tempo Székesfehérvár era, come dice il suo nome, “sede del re”. Era la città in cui venivano incoronati e sepolti i re ungheresi e per questo era anche la “città reale” e aveva il privilegio di autogovernarsi, di conseguenza era superiore a tutte le altre città.

Statua di Santo Stefano a cavallo a Székesfehérvár (o Albareale) in Ungheria. Foto sul blog di viaggi Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri.
Statua di Santo Stefano a Székesfehérvár
Il barocco palazzo vescovile a Székesfehérvár (o Albareale) in Ungheria. Foto sul blog di viaggi Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri.
Palazzo vescovile con davanti il globo terracqueo (Országalma) in marmo rosso che ricorda il passato reale di questa città

La Basilica di Santo Stefano

Poco prima dell’anno mille il principe degli ungari Géza fondò Székesfehérvár, che divenne la capitale del regno sotto suo figlio István che noi, traducendo in italiano, chiameremo Stefano.

Segnatevelo perché, se girate per l’Europa attraversando gli stati che un tempo facevano parte dell’impero Austro-ungarico, lo sentirete spesso… be’, davanti al suo nome troverete anche il titolo di Santo piuttosto che di re, ma queste sono sottigliezze!

Allora, il nostro Stefano dovette sgomitare un po’ per diventare re ma, dopo esserci riuscito, decise di farsi incoronare. Fin qui tutto bene ma, da quel momento in poi, le certezze sono poche e quello che stiamo per raccontare sono perlopiù ipotesi molto dibattute.

Chiesa cistercense di San Giovanni Nepomuceno a Székesfehérvár (o Albareale) in Ungheria. Foto sul blog di viaggi Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri.
L’interno della Chiesa Cistercense di San Giovanni Nepomuceno a Székesfehérvár

Stefano era cristiano e, come tale, chiese la benedizione papale per la sua presa di potere e papa Silvestro II rispose inviando in Ungheria una corona per la cerimonia di incoronazione.

Non si sa se la famosa corona di Santo Stefano con la quale sono stati incoronati molti re sia proprio la stessa dell’incoronazione dello Stefano: alcuni sostengono che nel tempo sia stata rimaneggiata. Quello che sappiamo per certo è che le sue gemme sono ancora tutte quelle originali. Le altre reliquie dell’incoronazione dello Stefano (scettro, corona, globo terracqueo, mantello e spada cerimoniale) sono sopravvissute fino a noi, anche se non tutte si trovano nello stesso posto: per esempio la spada si trova nella cattedrale di San Vito a Praga!

Forse avrete intuito da alcuni altri nostri articoli che siamo un filino monomaniaci sulla città di Praga, visto che la visitiamo ogni anno, eppure questa cosa della spada non la sapevamo quindi aspettatevi un nuovo articolo perché la andremo a cercare il prima possibile!

Tornando all’incoronazione di Stefano, anche il giorno esatto è molto dibattuto perché mentre alcuni indicano come data il Natale dell’anno mille, altri sostengono che al tempo la nascita di Gesù coincidesse con il primo giorno dell’anno e che quindi l’incoronazione fosse avvenuta il primo gennaio.

Noi propendiamo per questa seconda interpretazione perché al tempo c’era un po’ di panico da fine del mondo, poiché si sa che il cambio di millennio spaventa sempre (ve lo ricordate che anche nel 2000 doveva finire il mondo a causa del millennium bug?), quindi ci sembra plausibile che Stefano abbia aspettato fino a gennaio, giusto per essere sicuro che ci fosse ancora un mondo su cui regnare… e di essere ancora vivo, naturalmente!

Anche sul posto dove avvenne questa incoronazione ci sono dubbi ma Székesfehérvár è il luogo più gettonato e noi abbracciamo questa teoria anche solo perché stiamo scrivendo di questa città.

Comunque, dopo la sua incoronazione, Stefano fece costruire a Székesfehérvár la Basilica dell’Assunzione della Beata Vergine e dopo di lui tutti i re e le regine ungheresi furono tradizionalmente incoronati qui con la corona di Santo Stefano.

Non solo le incoronazioni avvenivano in questa basilica ma anche le sepolture reali. La tomba dello Stefano, però, non fu lasciata in pace a lungo perché nel 1083 fu canonizzato e, diventando Santo, il suo corpo vinse una bella riesumazione al fine di realizzare delle fantastiche reliquie!

Corona di Santo Stefano sul blog di viaggi Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri
Foto della corona di Santo Stefano su Wikipedia
Chiesa di Santo Stefano a Székesfehérvár (o Albareale) in Ungheria. Foto sul blog di viaggi Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri.
Chiesa di Santo Stefano a Székesfehérvár

Le diverse morti di Mattia Corvino

Facendo un grande balzo in avanti nel tempo, un altro re importante per Székesfehérvár, e per tutta l’Ungheria, fu Mattia Corvino.

Ecco, non vogliamo soffermarci su di lui perché ci sono altri posti (e molti castelli da lui costruiti) dove potremmo parlarne, ma siccome fu sepolto qui ci limiteremo a parlarvi della sua morte perché, come sempre capita con un uomo del genere, che tenne in scacco i nemici per tutta la vita passando da un campo di battaglia all’altro, le leggende sulla sua morte sono varie e tutte incredibili.

Attualmente pare che in realtà il Mattia sia semplicemente morto a causa di un ictus provocatogli dalla gotta ma detta così non sarebbe divertente, quindi è meglio parlare di avvelenamento, magari per mano di sua moglie Beatrice di Napoli.

Il Mattia, e questo è storicamente attestato, era un farfallone che correva dietro a ogni donna che vedesse fin dall’adolescenza, tanto che pure i suoi sudditi si erano lamentati del fatto che attentava alla virtù delle loro figlie e non mancava di rivolgere le sue attenzioni anche alle mogli, e già solo per quello la Beatrice magari avrebbe voluto farlo fuori.

Per aggiungere più peso alla teoria dell’omicidio da parte della moglie si può anche dire che lei era sterile, mentre il Mattia aveva già un figlio maschio, sebbene illegittimo, che avrebbe potuto ereditare il trono. Si sussurra che questa cosa alla Beatrice non stesse bene, in quanto al suo arrivo un Ungheria era stata incoronata regina (sempre a Székesfehérvár) e a lei il trono non avrebbe fatto per niente schifo, quindi con un po’ di veleno il gioco sarebbe stato fatto.

Altre teorie invece, senza tirare in ballo la moglie, sostengono che furono i suoi numerosissimi nemici ad avvelenarlo tramite un piatto di fichi.

palazzo delle terme in stile art nouveau a Székesfehérvár (o Albareale) in Ungheria. Foto sul blog di viaggi Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri.
Le terme in stile art nouveau della città di Székesfehérvár

La versione migliore tra le possibili morti di Mattia è però un’altra: pare che un giorno il re stesse parlando con i suoi consiglieri mentre si trovava nella ritirata (che è un modo carino per dire che era al cesso). Il re non si fidava di nessuno ed era molto sospettoso, quindi non avrebbe mai permesso a qualcuno di stargli alle spalle, così un sicario molto spregiudicato, e poco igienista – pensò bene di arrampicarsi lungo il cunicolo dello scarico e attendere. Quando il re si sedette sulla tavola il sicario lo accoltellò da sotto, proprio nell’ano. Diteci che non è una storia fantastica… e che non vi fa venire in mente almeno un’altra morte che avete letto in qualche libro fantasy come quella di Tywin Lannister (che comunque era meno splatter!).

Comunque a questo grande re la città di Székesfehérvár ha dedicato un bellissimo monumento su Fő utca, la via centrale. Questo monumento, realizzato dall’artista Miklós Melocco e inaugurato nel 1990, richiama nelle forme l’idea delle cattedrali gotiche e a suo modo, mentre celebra i cinquecento anni dalla morte del Mattia, ricorda anche la Basilica perduta… sì, perché in effetti, sebbene ne stiamo parlando dall’inizio dell’articolo, questa strabiliante costruzione, il cuore stesso della nazione ungherese, non esiste più.

Monumento a Mattia Corvino a Székesfehérvár (o Albareale) in Ungheria. Foto sul blog di viaggi Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri.
Monumento a Mattia Corvino realizzato dall’artista Miklós Melocco
Scaffali del museo della farmacia all'aquila nera a Székesfehérvár (o Albareale) in Ungheria. Foto sul blog di viaggi Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri.
Uno degli scaffali originali del millesettecento nel Museo della Farmacia all’Aquila Nera

La fine di un’era

Tutto questo lungo preambolo era solo per dirvi che c’è un motivo se non conoscevate il nome di questa città (che resta impronunciabile)! In fatto è che, a causa di un particolare evento storico, Székesfehérvár passò dall’essere capitale a divenire una città di ben più modeste dimensioni.

Quell’evento fu la dominazione turca che la città subì a partire dal 1543.

Alla presa da parte dei turchi la Basilica dell’Assunzione della Beata Vergine, sebbene fosse stata spogliata di tutti i suoi tesori, inizialmente sopravvisse e fu destinata a divenire una moschea.

Certo, tutte le tombe dei re erano state aperte e depredate ma almeno la struttura era ancora lì, più o meno integra… ma poi, nel 1601, l’esercito cristiano riuscì a riprendere brevemente la città e i turchi, per non lasciare ai nemici la polvere da sparo che avevano accumulato nella torre della basilica, le diedero fuoco facendo saltare in aria tutto.

La basilica distrutta non fu restaurata ma venne invece usata come cava di materiali per riparare le mura cittadine, anche se questi rattoppi servirono a poco perché l’anno dopo i turchi presero di nuovo la città e, tra alti e bassi, la tennero fino al 1688.

Museo della farmacia all'aquila nera a Székesfehérvár (o Albareale) in Ungheria. Foto sul blog di viaggi Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri.
Uno degli scaffali originali del millesettecento nel Museo della Farmacia all’Aquila Nera

A quel punto della basilica restavano solo macerie che, di nuovo, furono utilizzate sul finire del settecento come cava per la costruzione del Palazzo Vescovile. Oggi quel palazzo è uno dei monumenti più belli della città, con le sue forme barocche e l’orbe terracqueo posto davanti ad essa nel 1943 per ricordare gli antichi fasti della città, e visitandolo potrete intravedere alcuni fregi dell’antica Basilica.

Anche se a Székesfehérvár non avete più la possibilità di visitare la Basilica, che si dice fosse una delle meraviglie del suo periodo, troverete però molte altre chiese di epoche successive, per la maggior parte barocche, come la cattedrale di Santo Stefano,  la chiesa del seminario e quella dei cistercensi, intitolata nientemeno che a San Giovanni Nepomuceno (se ve lo siete persi, abbiamo molto da dire su questo Santo nel nostro articolo su Praga).

Il giardino delle rovine

Tutte queste chiese sono davvero belle, e ognuna di loro ha particolari interessanti, ma la sensazione generale è quella di un vuoto al centro di questa città, di una mancanza che è rimarcata dal grande “giardino delle rovine”.

E’ questo infatti il vero motivo per visitare Székesfehérvár: visitare la zona, lasciata ancora oggi vuota e con solo le mura perimetrali ancora visibili, dove un tempo sorgeva la Basilica che era il cuore del regno e che ora è monumento nazionale ungherese.

In questo luogo, nell’ottocento, qualcuno cominciò gli scavi per un canale e all’improvviso venne alla luce qualcosa… i lavori furono fermati e cominciarono gli scavi archeologici. Nessuno in realtà credeva che sarebbe stato trovato qualcosa di valore, perché troppi erano passati nei secoli a depredare il luogo eppure, per un incredibile gioco del destino, venne alla luce una sepoltura ancora intatta, quella di re Béla e di sua moglie Anna di Antiochia.

Ovviamente, al tempo, di chi fossero quelle tombe era oggetto di grande dibattito, mentre oggi sappiamo che erano di Béla e Anna grazie a degli approfonditi studi antropologici che si sono svolti durante i primi anni duemila.

Chiesa del seminario a Székesfehérvár (o Albareale) in Ungheria. Foto sul blog di viaggi Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri.
L’interno della Chiesa del seminario a Székesfehérvár
Mausoleo di Santo Stefano con vetrata e affreschi a Székesfehérvár (o Albareale) in Ungheria. Foto sul blog di viaggi Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri.
Mausoleo di Santo Stefano con sarcofago e affreschi del pittore Aba-Novák Vilmos

Insieme a queste fortunate tombe, con il loro prezioso corredo di informazioni, furono rinvenuti molti resti umani che non era però possibile identificare. Con il tempo fu costruito un apposito ossario per mantenere quei resti in perfetto stato di conservazione, nella speranza che il progredire delle tecniche scientifiche possa un giorno dare loro dei nomi.

Nel “giardino delle rovine” troverete anche un’altra cosa, oltre a queste, che probabilmente non vi aspettereste: il sarcofago di Santo Stefano.

“Ma la sua tomba non era stata scavata nel 1083?” Vi chiederete voi. Ebbene sì ma il sarcofago, per quanto ne sappiamo, rimase a Székesfehérvár solo che, come tutto il resto che si trovava nella Basilica al momento della sua distruzione, se ne persero le tracce.

Fu così con grande stupore che, molti secoli dopo, spuntò fuori tra i bene archeologici conservati a Budapest un sarcofago che era etichettato come un’opera del primo periodo cristiano proveniente da Székesfehérvár.

Dall’esame di questo sarcofago pare che sia stato usato per lungo tempo come abbeveratoio, una cosa che è successa spesso in giro per l’Europa, (ne abbiamo incontrato uno ancora in uso come fontana a Settimo Vittone!)  ma grazie a molte dettagliate descrizioni storiche della sepoltura dello Stefano, in molti sostengono che sia proprio il suo.

Anche in assenza di prove definitive il grande pezzo di marmo è stato riportato a Székesfehérvár e nel 1938, durante i festeggiamenti dei novecento anni dalla morte,  allo Stefano è stato costruito un incredibile mausoleo dove oggi potete vedere il suo sarcofago all’interno di una grande camera affrescata dal pittore Aba-Novák Vilmos , un artista che oltre ad aver ricevuto molti riconoscimenti in vita, sia a Venezia per la Biennale sia a Parigi durante l’Esposizione Universale, era anche definito da Picasso un “genio barbaro”.

Altre cose da vedere a Székesfehérvár

Ora, dopo aver dedicato quasi tutto questo articolo a divagazioni su com’era Székesfehérvár nel medioevo, passiamo rapidamente a dirvi un paio di cose che renderanno più piacevole una vostra visita in tempi moderni.

La città è tranquilla, con ottimi ristoranti e uno stabilimento termale di inizio secolo in stile art nouveau, ma la cosa che più colpisce è che, passeggiando per le vie del centro, troverete alcuni interessanti posti da visitare.

Per i più appassionati di storia il museo archeologico è ovviamente un must e per chi invece ama le passeggiate e l’estetica in generale, i posti più instagrammabili sono di certo l’orologio floreale e l’Órajáték, l’orologio meccanico.

Orologio con carillon a Székesfehérvár (o Albareale) in Ungheria. Foto sul blog di viaggi Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri.
L’Órajáték o orologio con carillon creato da Jenő Kovács e adiacente al museo dell’orologio
Orologio con carillon a Székesfehérvár (o Albareale) in Ungheria. Foto sul blog di viaggi Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri.
L’Órajáték, con i suoi colori accesi, è anche molto instagrammabile!

Entrambi questi orologi sono mantenuti in perfetto stato dalla famiglia Kovács , che vive e lavora in città dagli anni trenta del novecento, anche se la loro ditta è stata aperta solo nel 1977. L’orologio floreale in realtà è di fattura tedesca e risale agli anni ’70, mentre l’Órajáték è molto più recente ed è stato realizzato nel 2007 da Jenő Kovács insieme ad altri artisti, ceramisti e fabbri. Ha tutto il sapore dei grandi orologi astronomici con carillon ma in una cornice perfettamente moderna, affacciato su un tranquillo giardino che potreste mancare se non lo cercate appositamente.

Un altro punto che non dovrebbe mancare in una visita a Székesfehérvár è il Museo della Farmacia all’Aquila Nera, uno di quei posti che è a metà tra un museo e l’aula di pozioni di Hogwarts con il suo arredo storico ancora perfettamente conservato.

La farmacia si trova qui dalla fine del milleseicento ma molti degli arredi e dei mobili sono del settecento, quando il posto era gestito dai Gesuiti.

So che ci sono farmacie storiche in molti posti e che probabilmente ne avrete visitate altre ma questa, tra tutte quelle che abbiamo visto, è di certo la meglio conservata e la più evocativa, quindi se siete nei paraggi fateci un giro!

Ci sarebbe ancora molto da dire su questo posto impronunciabile ma pieno di storia ma il tempo è tiranno e per oggi vi abbiamo tediati abbastanza! Alla prossima, gente!

12 commenti

  1. Adoro le cittadine decentrate rispetto alla capitale che però hanno davvero tanto da mostrate! Questa mi ricorda vagamente Maribor, in Slovenia, con questo fascino così mitteleuropeo e la sua eleganza storica! Da visitare sicuramente, io poi non posso farmela mancare data la mia passione per la storia!

    1. Forse è perchè siamo passati da Maribor mentre tornavamo da Székesfehérvár ma in effetti alcune somiglianze le vedo…

  2. Che luogo meraviglioso…un piccolo gioiello dal nome impronunciabile. Bellissima anche la storia dei suoi regnanti, che non conoscevo assolutamente. Il veleno purtroppo a quei tempi era una costante, e forse l’unica arma che avevano le donne per poter affermare la loro supremazia.. quindi un pò la capisco

    1. Be’ dai… magari non è nemmeno stata lei! Magari era innocente! 😇

  3. Ammetto di essere andata a Székesfehérvár più che altro incuriosita dal suo impronunciabile nome! 😀
    Però poi ho scoperto una cittadina davvero bella, interessante, ben tenuta e quindi una piacevolissima scoperta!
    E assolutamente il nome va pronunciato all’ungherese, magari male, ma niente traduzioni, son buoni tutti così! 😛

    1. Anche noi l’abbiamo trovata davvero piacevole e il nome ormai è diventato un modo di dire tra noi quando qualcosa va male! Ti cade il latte? Székesfehérvár! Pesti la coda al gatto? Székesfehérvár! E via di seguito! 🙂

  4. Quanto amo queste curiosità! Pensavo che probabilmente hanno cambiato capitale proprio il nome troppo difficile! Scherzi a parte, sono stata Budapest e l’ho trovata meravigliosa, ma non sapevo di questa città!

    1. In realtà siamo finiti qui perchè in città c’è un castello molto particolare di cui parleremo prossimamente, ma prima di partire nemmeno noi la conoscevamo!

  5. Ho letto questo articolo con le lacrime agli occhi! Ho vissuto tre mesi della mia vita tra Székesfehérvár e Budapest e non avrei mai pensato che un giorno qualcuno ne avrebbe mai parlato! Grazie, mi hai fatto tornare alla mente ricordi indimenticabili.

    1. In realtà, essendo una città così importante per la storia ungherese, un po’ ci ha stupiti l’assenza di articoli su Székesfehérvár ma l’abbiamo imputata alla mancanza di collegamenti aerei diretti dall’Italia (oltre al fatto che per noi resta un po’ impronunciabile!😂)

  6. Sono stata a Budapest e l’ho adorata, eppure questa cittadina non la conoscevo proprio. Direi che opterei per la versione Albareale 🙂

    1. Noi, che siamo rimbambiti, ci siamo resi conto che esisteva un nome italiano solo dopo averla visitata per intero… però ci è rimasta l’abitudine di usare Székesfehérvár come amichevole imprecazione casalinga!😂

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