Rocca (o castello) dei Rossi nel borgo di Roccabianca in provincia di Parma, Emilia-Romagna. Foto dal blog di viaggi Nerd in Spalla.

La storia d’amore di Bianca Pellegrini e Pier Maria Rossi

Distillati e calcinacci

Siamo a Roccabianca, nella bassa padana in provincia di Parma.

Roccabianca è così chiamata, molto probabilmente, in onore a Bianca Pellegrini, la dama per cui Pier Maria II de’ Rossi fece costruire la rocca che si trova in questo paese e che era destinata ai loro convegni d’amore invernali (per quelli estivi invece potete curiosare il nostro articolo sul castello di Torrechiara!)

La cosa divertente di questo posto è che per molti anni, in zona, questa rocca è stata simbolo e sinonimo di distillati alcolici.

Verso la fine del 1800, infatti, la rocca fu spogliata di tutto ciò che conteneva, compresi alcuni cicli di affreschi che furono portati al Castello Sforzesco di Milano. Nel 1968 venne poi comprata dal Cavalier Mario Scaltriti, proprietario delle distillerie Faled, che cominciò ad usarla per l’invecchiamento dei liquori.

Il logo delle distillerie è, a tutt’oggi, il profilo della rocca.

Ingresso alla rocca (o castello) dei Rossi nel borgo di Roccabianca in provincia di Parma, Emilia-Romagna. Foto dal blog di viaggi Nerd in Spalla.
Ingresso alla Rocca dei Rossi a Roccabianca (PR)
Logo delle distillerie Faled con il profilo della rocca dei Rossi di Roccabianca. Scopri di più sul blog di viaggi Nerd in Spalla.
Profilo della rocca nel logo delle distillerie Faled.
Loggiato all'interno della rocca (o castello) dei Rossi nel borgo di Roccabianca in provincia di Parma, Emilia Romagna. Foto dal blog di viaggi Nerd in Spalla.
E‘ da questo loggiato che era stato chiuso e usato per la stagionatura dei distillati che si staccò il primo pezzo di intonaco, dando inizio ai lavori di ristrutturazione.

Sapete come succede in questi casi, no? Hai lì una rocca perfettamente funzionante, con tutte le sue belle botti impilate a invecchiare, e un giorno comincia a staccarsi un pezzo di soffitto.

Cade un pezzo oggi, cade un pezzo domani, e tu cominci a chiederti ‘non è che qui viene giù tutto?’

Così mandi qualcuno a dare un’occhiata più da vicino, giusto per controllare e…

Oh, ma guarda che strano! Qui, sotto l’intonaco, ci stanno delle decorazioni che forse sono pure interessanti… ma sai che quasi quasi vale la pena controllare meglio?

Ebbene sì, in Italia succede sempre così: ti distrai un attimo e compare qualcosa di antico che non sapevi più che fosse lì.

A loro merito va detto che i proprietari della Faled ci si misero di buzzo buono e, dopo aver spostato le botti dalle sale principali della rocca, fecero restaurare quello che potevano.

Arrivarono pure a chiedere al Castello Sforzesco se, gentilmente, gli andava di restituire il ciclo di affreschi che originariamente si trovava qui ma quelli, a quanto pare, gli hanno risposto con una pernacchia.

Questo però non li scoraggiò e così nel 1997 ingaggiarono un pittore, tale Gabriele Calzetti, e lo spedirono a Milano a studiare gli affreschi originali per poi farglieli ridipingere su tele da sistemarsi nella sala dove si sarebbero dovuti trovare.

Dopo tutto questo lavoro, finalmente la rocca fu riaperta al pubblico nel 2003 ma a tutt’oggi, a spizzichi e bocconi, il restauro continua e ogni tanto compare una nuova stanza affrescata che, come le precedenti, nessuno sapeva che c’era…

Un amore da soap opera

Nell’attesa che un giorno tutto il recuperabile sia restaurato, possiamo visitare quello che già c’è e scoprire ciò che per secoli la rocca ha gelosamente nascosto, ovvero la storia d’amore di Pier Maria Rossi e Bianca Pellegrini.

Veduta della Rocca (o castello) dei Rossi nel borgo di Roccabianca in provincia di Parma, Emilia-Romagna. Foto dal blog di viaggi Nerd in Spalla.
Ingresso laterale della rocca.

Era da poco iniziato il quindicesimo secolo quando nacque Pier Maria. La sorte gli arrideva in quanto aveva un bel titolo nobiliare e un buon patrimonio e, come accadeva spesso in questi casi, quando Pier Maria aveva quindici anni la famiglia gli organizzò un proficuo matrimonio con Antonia, figlia del conte Torelli.

Antonia pare non fosse proprio chissà che bellezza ma i matrimoni combinati erano la norma, al tempo, così Pier Maria non se ne lamentò e cominciò subito a produrre eredi.

Ci si mise pure d’impegno perché, durante il loro matrimonio, l’Antonia gli diede ben dieci figli, un numero tondo tondo.

In cuor suo però Pier Maria ambiva a un amore come se ne leggeva nelle migliori novelle di amor cortese in voga al tempo e così, quando per migliorare la sua istruzione e la sua posizione la famiglia lo mandò a Milano, alla corte dei Visconti, lui tra una cosa e l’altra rimase folgorato dalla bellezza ultraterrena di Bianca Pellegrini che incarnava, a suo dire, tutto quello che si potrebbe desiderare in una donna.

Se la Bianca fosse stata una con la testa sulle spalle magari avrebbe potuto dirgli: “Oh bello, son sposata e non c’ho tempo per ‘ste manfrine”. Invece lei la pensava come lui, tale e quale: stesso desiderio di romanticismo smaccato e irreale e stessa sorte in quanto sposata con uno di cui non le poteva fregare di meno, così da cosa nacque cosa.

I divorzi al tempo non erano all’ordine del giorno ma i due si accordarono e decisero di vivere lo stesso la loro storia d’amore come se fossero in una telenovela di quelle che tanto piacciono alle nonne.

Le papere pettegole

Pier Maria fece costruire per l’amata due castelli, quello di Roccabianca destinato ai loro incontri invernali e quello di Torrechiara loro nido d’amore estivo, e per tutta la loro vita portarono avanti una relazione nemmeno troppo clandestina.

Dico non troppo clandestina perché ‘sti due erano quel tipo di piccioncini che si amava e volevano farlo sapere al mondo, una roba che le pubblicità dei baci perugina spostati!

E come si fa a dire a tutti che stai vivendo una grande storia d’amore senza però mandare in acido i rispettivi coniugi? Si fa un bell’affresco, ecco come si fa!

Affresco nella rocca (o castello) dei Rossi nel borgo di Roccabianca in provincia di Parma, Emilia-Romagna. foto dal blog di viaggi Nerd in Spalla.
Nell’affresco si possono vedere le papere casiniste e appena sopra, ormai quasi cancellata, la sagoma di una pellegrina

Per questo motivo appena si entra all’interno delle rocca non è difficile individuare un loggiato a tre arcate tutto dipinto.

Sul muro di fondo del loggiato si notano un gruppo di paperelle che nuotano beate e, come tutti sanno, le paperelle sono delle casiniste per natura e non tacciono mai, quindi la loro presenza segnala che c’è qualcosa di nascosto (ma non poi così tanto) che si può intuire dalle pitture circostanti e infatti, appena sopra, si vede la figura di una tizia dalla pelle pallida in abiti da pellegrina… non è che ci volesse un genio per capire che  l’amante del castellano avrebbe potuto chiamarsi… Giovannona Coscialunga? Uhm… no… magari potrebbe essere… chessò… Bianca Pellegrini?

Come se non bastasse questo, tutto il portico riporta il simbolo di tre nespoli avvolti in un cartiglio con la scritta “già acerbo or dolce che maturo”, a simboleggiare che l’amore tra i due era travagliato ma, come i frutti del nespolo sono immangiabili quando acerbi ma dolci da maturi, la loro attesa per poter gustare il loro amore lo rendeva alla fine dolce… ah, che roba romantica!

La romantica (?) storia di Griselda

Pensate che questi due abbiano finito qui di sbandierare la loro storia d’amore? Macché, nemmeno per sogno!

Dal loggiato infatti si entra nella loro camera da letto che, cosa strana per il tempo, era posta al piano terra e vicino all’ingresso. Questa ubicazione era dovuta al fatto che la rocca era un ritrovo per l’inverno e siccome i due ci dovevano dare dentro quando potevano, se in camera c’era caldo era meglio e la loro stanza si trovava proprio sopra le cucine, rendendola in questo modo sempre accogliente anche se era l’unico locale della rocca a non avere un camino.

In questa stanza troviamo i famosi affreschi i cui originali sono a Milano e che rappresentano, in un meraviglioso ciclo pittorico, l’ultima novella del Decameron, Griselda.

A occhi moderni questa novella è quasi blasfema e a una persona normale farebbe pure un po’ ribrezzo il pensiero di avercela dipinta in camera da letto, ma al tempo la cosa aveva perfettamente senso.

La storia racconta più o meno questo: Gualtieri, marchese di Saluzzo, non ha famiglia e passa il tempo a godersela finché la corte non gli fa pressioni per prender moglie. Visto che non deve render conto a nessuno lui sceglie Griselda, una popolana che però per bellezza e buon carattere è amata da tutti. Peccato che da lì in poi a questa poveretta gli farà vedrà i sorci verdi.

Ricostruzione della camera di "Griselda" nella rocca (o castello) dei Rossi a Roccabianca, in provincia di Parma, Emilia-Romagna. Foto sul blog di viaggi Nerd in Spalla.
La sala di Griselda ricostruita alla rocca dal pittore Gabriele Calzetti. Gli affreschi originali sono visitabili al Castello Sforzesco di Milano
Camera che racconta la storia di "Griselda" nella rocca (o castello) dei Rossi a Roccabianca, Parma in Emilia Romagna. Foto sul blog di viaggi Nerd in Spalla.
In basso, sopra la porta, si vede il finto banchetto nuziale con Griselda seduta vicino a Gualtieri e davanti a loro la baby fidanzata e il suo paggetto.

Lei gli da una figlia e lui gliela porta via dicendole che la farà ammazzare e Griselda, buona come un pezzo di pane, manco commenta.

Dopo un po’ nasce un figlio e Gualtieri ripete la stessa manovra e di nuovo lei muta.

Poi le dice che il loro matrimonio è sciolto e la rimanda a fare la popolana. Griselda chiede se almeno una camicia per coprirsi la può tenere e poi se ne va. Piange ma se ne va.

E’ finita qui? Ma nooo! Lui la va a riprendere e le dice che si sposa con una che ha meno della metà dei suoi anni ma vuole che Griselda gli organizzi il matrimonio, così intanto può complimentarsi con la baby fidanzata superfiga. A questo punto una femmina normale si sarebbe presa a sberle da sola piuttosto che acconsentire e invece quella niente, prende su baracca e burattini e va.

E va be’… alla fine si scopre che Gualtieri era anche più stronzo di quanto sembrasse, perché tutte ‘ste cattiverie erano solo prove per vedere se Griselda era davvero la moglie perfetta. Viene fuori che la ragazzina super gggiovane in realtà era la figlia che non era mica stata ammazzata ma solo mandata lontano e il paggetto di questa era il figlio, ugualmente vivo, e dopo vissero tutti felici e contenti… una roba che al giorno d’oggi se gli fai anche solo il primo di questi sgarbi, a tua moglie, ti conviene cominciare a dormire in camere separate e con un occhio sempre aperto perché l’evirazione è dietro l’angolo… ma erano altri tempi e al Pier Maria e alla Bianca sembrava una bella storia d’amore.

Un po’ li si poteva pure capire: il Pier Maria era uno che in vita sua non aveva mai potuto scegliere un cazzo. Sposato a quindici anni, spedito a Milano a imparare il mestiere e poi via a fare il condottiero in nome d’altri… la vita di Gualtiero, uno che poteva fare  tutto quello che voleva e nessuno gli diceva mai niente, era una roba da sogno per lui.

Dall’altra parte la Bianca era lì che guardava la Griselda e si consolava perché a lei mica era andata così male: va be’, aveva un marito cornuto e un amante che magari non vedeva quanto avrebbe voluto ma in fin dei conti forse era pure meglio così, no?

Almeno quando stavano sdraiati sul letto si potevano godere il soffitto, dove erano dipinte quelle che si dice fossero le stelle nel giorno in cui i due amanti si erano incontrati…

Soffitto della camera di "Griselda" alla rocca (o castello) dei Rossi a Roccabianca in provincia di Parma, Emilia-Romagna. Foto sul blog di viaggi Nerd in Spalla.
soffitto della camera con le rappresentazioni delle costellazioni e al centro il sole

Comunque questi due si erano giurati amore eterno e magari, nonostante gli anni e l’età, si sarebbero pure sposati una volta rimasti vedovi ma invece niente, non gli è andata bene e la Bianca è morta prima del marito e il figlio che aveva avuto da Pier Maria è morto prima del padre e non ha potuto ereditare.

Nel frattempo a noi resta la rocca… e i liquori! Non scordiamoci dei liquori!

Nocino e grappa delle distillerie Faled con sullo sfondo la Rocca dei Rossi di Roccabianca sul blog di viaggi Nerd in Spalla.
Foto dal sito delle distillerie Faled… ma se lo chiedete al Teo la “Grappa di nebbia” è il meglio!

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3 commenti

  1. Ahahah mi ha divertito moltissimo questo racconto!!! Mi ha irretito il sottotitolo Amori&distillati, ma subito dopo ho iniziato a ridere alle vicende di questi due amanti… soprattutto colpisce come fosse tutto (quasi?) alla luce del sole!!!

    1. In realtà sì, questi due se ne fregavano alla grande del giudizio altrui e la loro ‘tresca’ era ben pubblicizzata!

  2. Un’altra bella scoperta e un altro bellissimo racconto di vicende sconosciute che diventano un romanzo. E’ sempre un piacere leggerti

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