Galli cubani in Calle Ocho a Little Havana (Miami). Foto sul blog di viaggi dedicato al pop-culture tourism "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri"

Il quartiere di Little Havana e Calle Ocho

Miami è una metropoli tentacolare che nasconde di tutto, compreso un quartiere cubano dall’aspetto vivace e colorato. Il centro pulsante di Little Havana (o ‘La Pequeña Habana’detta in spagnolo) è calle Ocho che altro non è che l’8th Street, dove la gente vive di sogni, arte, musica e ovviamente… mojito!

Gli amici consigliano… Mojito!

Ale e Ciffy si sono sposati! Congratulazioni a tutti e due ma soprattutto in bocca al lupo a Ale che si è presa in casa una rogna non indifferente!

Lo scriviamo adesso, anche se ormai si sono sposati da mesi, perché Ale e Ciffy sono stati in viaggio di nozze negli Stati Uniti. Non appena sono tornati a casa e senza quasi dargli il tempo di disfare le valigie, li abbiamo ‘intervistati’ alla ricerca di idee su che cosa vedere in Florida.

Sono stati loro a consigliarci di visitare Little Havana e noi, ispirati dalle loro fantastiche descrizioni di murales colorati, di una via vivace…

Ehm… la verità è che ci hanno parlato di questi Mojito assolutamente imperdibili e noi abbiamo subito segnato tutto sulla nostra solita “Mappa dei posti da vedere a CA…SO”. Una volta giunti a Miami, come avremmo potuto resistere alla tentazione?

Prima di parlare del quartiere cubano è però necessario fare qualche precisazione. Come prima cosa bisogna dire che Miami è composta per il 70% da ispanici che, sebbene non provengano tutti da Cuba, condividono lo stesso linguaggio.

Gallo di Calle Ocho a Little Havana (Miami). Foto sul blog di viaggi dedicato al pop-culture tourism "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri"
Un gallo che vi ricorda che siete su Calle Ocho e alle sue spalle El Pub dove ci siamo fermati per un Mojito!
McDonald's in Calle Ocho a Little Havana (Miami). Foto sul blog di viaggi dedicato al pop-culture tourism "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri"
Anche McDonald’s si è adattato ai colori accesi di Little Havana!

A Miami lo spagnolo è più utilizzato dell’inglese e per noi scoprirlo è stato un vero shock. Molte persone, parlando con noi, spesso usavano intenzionalmente quella lingua, supponendo che, in quanto italiani, la capissimo meglio… il che non è del tutto vero ma tant’è…

Dopo aver compreso questo punto ci siamo diretti verso Calle Ocho (che poi è 8th Street detta in spagnolo), la via centrale del quartiere cubano.

Il caffè servito in un ditale

Prima di partire per Miami avevamo letto alcune guide americane ed eravamo davvero, davvero ansiosi di provare il cafecito. Questa bevanda era descritta come un caffè nero e fortissimo servito in tazzine grandi come ditali. La guida suggeriva addirittura di mangiare qualcosa prima di berlo, per non stare male a causa della troppa caffeina.

Ora dovete sapere che la Kry è una di quelle persone che, ancora prima di aprire gli occhi, ha bisogno di avere un caffè in mano e se non ce l’ha, il prezzo della sua antipatia mattutina lo pagheranno tutti quelli che si trovano intorno a lei.

Questa sua brutta dipendenza da caffeina ha spinto il Teo, nel corso degli anni, ad attrezzarsi con tutta una serie di ammennicoli atti a garantire la sua sopravvivenza all’estero, come caffettiere USB, caffettiere da campeggio e pocket coffee. Capirete quindi il suo sollievo nel poter sguinzagliare la sua dolce metà in astinenza in un luogo atto a soddisfare i suoi deliranti bisogni.

Prevedibilmente la Kry, al suo arrivo in Calle Ocho, già sbavava come un cagnone e non ha nemmeno avuto bisogno di usare Google Maps per capire in quale locale andare perché le è bastato seguire l’aroma fino a ‘La Colada Gourmet‘.

Con queste premesse è stato da una parte rincuorante e dall’altra deludente ottenere un ottimo caffè in una normale tazzina.

Eccccerto! Perché, ovviamente, per gli americani le nostre tazzine sono grandi come ditali… stupidi noi a non averlo afferrato subito!

Anche la quantità di caffeina era del tutto standard per un normale caffè ma è stato comunque quasi commovente entrare in un posto che esibiva con orgoglio una macchina da tostatura nel mezzo del locale e una mensola di Bialetti Limited Edition in vendita!

Bialetti in Calle Ocho a Little Havana (Miami). Foto sul blog di viaggi dedicato al pop-culture tourism "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri"
Un po’ ci siamo commossi a vedere tutte queste Bialetti!

L’amichevole pollaio di quartiere

A parte questa bella scoperta, l’altra cosa che ci ha un filo sconvolti di Little Havana sono stati I GALLI.

I galli sono l’animale simbolo di Cuba e di conseguenza tutto il quartiere ne è pieno: enormi statue di galli, murales con i galli, souvenir di galli e anche tanti, tantissimi, forse troppi… galli in piume e ossa!

Noi capiamo che la gente sia affezionata al proprio animale simbolo ma, nonostante ciò, fatichiamo a comprendere come non ci siano tamponamenti a catena, visto che quei piccoli bastardi piumati sbucano in mezzo alla strada all’improvviso, gonfiando le piume come se fossero i padroni del posto e lanciando CHICCHIRICHÌ a più non posso!

Galli in Calle Ocho a Little Havana (Miami). Foto sul blog di viaggi dedicato al pop-culture tourism "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri"
Sono ovunque! Anche sui marciapiedi devi fare lo slalom tra galli e galline!
Un negozio in Calle Ocho a Little Havana (Miami). Foto sul blog di viaggi dedicato al pop-culture tourism "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri"
Uno dei caratteristici negozietti che si affacciano su Calle Ocho
Cuba de ayer in Calle Ocho a Little Havana (Miami). Foto sul blog di viaggi dedicato al pop-culture tourism "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri"
Noi crediamo in questo motto ottimista… e nel MOJITO!

La presenza di galli e galline dona al quartiere un’aria vagamente campagnola così è ancora più sconvolgente sollevare lo sguardo e vedere all’orizzonte i grattacieli di downtown.

Oltre a questo Calle Ocho richiama con prepotenza lo stereotipo della popolazione cubana come di gente che sa divertirsi a passo di danza e i ritmi delle più famose star cubano-americane escono da ogni locale della via.  Sui marciapiedi si vedono turisti e locali che accennano a passi di danza e la gente qui sembra più allegra, sorridente e colorata che altrove.

Tra un negozio di sigari e un caffè, e dopo esserci concessi un tour fotografico dei murales più belli, ci siamo fermati a El Pub per un meritatissimo Mojito (davvero spettacolare! Grazie Ale e Ciffy!).

Il motto di questo locale è ‘Donde La Cuba De Ayer Se Vive Hoy’. Segnatevi queste parole perché ne riparleremo più avanti!

Ci stanno i maiali alla Baia dei Porci?

La risposta a questa domanda è… non lo sappiamo!

Non ne abbiamo idea perché la Baia dei Porci si trova a Cuba e non a Miami, ma a Little Havana potrete trovare un monumento ai caduti nella battaglia che porta il nome di quel luogo.

Partiamo dall’inizio perché noi la storia di questa battaglia ce l’avevamo in mente giusto a grandi linee e abbiamo dovuto fare un ripassino per non farci bocciare, quindi condividiamo il bignami anche con voi perché non si sa mai quando potreste essere interrogati a sorpresa!

Monumento ai caduti nella Baia dei Porci in Calle Ocho a Little Havana (Miami). Foto sul blog di viaggi dedicato al pop-culture tourism "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri"
Il momumento alla battaglia nella Baia dei Porci con la sua fiamma perpetua
Domino Park in Calle Ocho a Little Havana (Miami). Foto sul blog di viaggi dedicato al pop-culture tourism "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri"
L’ingresso a Domino Park dove c’è sempre gente che gioca a Domino… in pratica è l’equivalente della briscola al bar

Cuba, tra il 1933 e il ’59, era governata dalla dittatura militare di Fulgencio Batista. Quando l’isola fu investita dalla Revolución, nel 1959, tutti quelli che avevano sostenuto il vecchio regime fuggirono verso gli Stati Uniti, in particolare nella vicina Florida.

Dovete capire che queste persone credevano che la rivoluzione non sarebbe durata e pensavano di poter tornare presto alle loro case. Quando le cose cominciarono ad andare per le lunghe, si organizzarono in un gruppo d’assalto. Il loro intento era quello di riprendersi la propria patria e scacciare il nuovo ordine che vi si era instaurato.

L’America, che non vedeva di buon occhio la rivoluzione e le sue idee socialiste (per non dire comuniste che in USA è una bestemmia di quelle grosse!) appoggiò le forze di invasione che approdarono nella Baia dei Porci il 17 aprile del 1961.

A quel punto le cose si fecero confuse e, tra le proteste dell’URSS e il disorientamento del neo eletto presidente americano Kennedy, la forza d’invasione non ottenne il sostegno promesso e la battaglia si trasformò in una totale disfatta.

Alla fine poco importa di chi fosse la colpa perché, come disse Kennedy al tempo citando un vecchio adagio:

“la vittoria ha cento padri ma la sconfitta è orfana”

Rimane però il fatto che in quella battaglia perirono persone che avevano combattuto per la loro patria e che oggi vengono ricordate con un monumento con fiamma perpetua su Calle Ocho.

Murales del Bacardi. Street Art in Calle Ocho a Little Havana (Miami). Foto sul blog di viaggi dedicato al pop-culture tourism "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri"
Un dei tanti murales che riempiono Calle Ocho di colori!
Celia Cruz in Calle Ocho a Little Havana (Miami). Foto sul blog di viaggi dedicato al pop-culture tourism "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri"
Celia Cruz viene ricordata un po’ ovunque qui a Little Havana

Celia Cruz e la terra natia

Ora inoltriamoci tra le stelle della musica che hanno impreziosito con la loro presenza Calle Ocho, partendo da Celia Cruz.

La Celia è stata la diva che più di tutte le altre ha incarnato la gioia di vivere che viene accostata alla popolazione cubana.

Nel grande murales a lei dedicato su Calle Ocho campeggia la scritta Azúcar! (zucchero) a ricordare la famosa esclamazione della star che voleva a tutti i costi portare gioia e dolcezza a chiunque, restando sempre ottimista nonostante le sue tragedie personali.

La Celia era già famosa quando la rivoluzione arrivò a Cuba ma lei, indipendente e sicura si sé, non sopportò a lungo le nuove e retrittive regole. Complice una grande tournée in Messico nel 1960, decise di non fare ritorno in patria e si trasferì negli Stati Uniti.

Per questa sua scelta, e per diversi interventi polemici nei confronti di Fidel Castro, a Celia non fu mai più permesso rientrare a Cuba, né per i funerali dei genitori né per altro motivo.

Quando Celia morì nel New Jersey nel 2003, il suo corpo fu avvolto nella bandiera cubana e portato a Miami. Rimase qui per due giorni, permettendo così a tutti gli esuli cubani, suoi amici e ammiratori, di renderle omaggio prima della sepoltura a New York.

Prima dell’inumazione fu sparso sulla sua bara lo stesso sacchetto di terra che la diva aveva raccolto nella sua perduta patria.

Azucar! L'esclamazione di Celia Cruz in Calle Ocho a Little Havana (Miami). Foto sul blog di viaggi dedicato al pop-culture tourism "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri"
Un grande murales ricorda Celia Cruz e la sua esclamazione preferita: Azucar!
Gelateria Azucar in Calle Ocho a Little Havana (Miami). Foto sul blog di viaggi dedicato al pop-culture tourism "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri"
La gelateria Azucar fa gola anche a guardarla da fuori!

La Cuba De Ayer Se Vive Hoy

Celia Cruz non fu la sola grande cantante nata a Cuba perché anche la famiglia di Gloria Estefan era arrivata a Miami, con la loro bambina di soli venti mesi, in seguito alla rivoluzione.

La fuga della famiglia Estefan era comprensibile, soprattutto perché il nonno di Gloria era stato guardia del corpo e autista della moglie del dittatore Batista.

Poco tempo dopo il padre della cantante, José, fu tra quegli esuli che, credendo fermamente di poter riconquistare la propria patria, aveva partecipato all’invasione della Baia dei Porci.

Per darvi l’idea di quanto fosse grande la portata della rivoluzione cubana e quando avesse diviso gli animi, vi basti pensare che José Estefan fu fatto prigioniero dal suo stesso cugino, militante nell’esercito di Fidel Castro. Questa parentela non gli portò nessun vantaggio e rimase imprigionato per quasi due anni prima di essere rilasciato.

Ancora oggi a Little Havana potete intravedere, tra i muri colorati e il profumo di caffè, quel desiderio di ‘Cuba de ayer’ (Cuba di ieri). E’ il sogno di quegli esiliati che hanno idealizzato la loro patria, cristallizzandola nel mito di un mondo perfetto e desiderabile che è entrato nell’immaginario collettivo come un paradiso perduto.

Quel vago sogno aleggia ancora a Domino Park, dove la gente si ritrova per una partita di domino all’aperto e qualche chiacchiera, è quasi palpabile.

Noi però preferiamo il tranquillo ottimismo di El Pub, con il loro saggio slogan ‘La Cuba De Ayer Se Vive Hoy’ (la Cuba di ieri si vive oggi), perché è in questo quartiere che sono nati i figli degli esuli, ed è partendo da qui che si  creeranno il proprio futuro. Chissà, magari alla fine riusciranno anche a ricostruire un nuovo e vero paradiso sulle ceneri dei sogni altrui.

Domino Park come nella la 'Cuba de ayer' in Calle Ocho a Little Havana (Miami). Foto sul blog di viaggi dedicato al pop-culture tourism "Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri"
Una signora che gioca a Domino sui tavoli del Domino Park

L’angolo dello shopping:

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10 commenti

  1. Io non bevo né caffè né mojito, quindi il giorno che visiterò Little Cuba dovrò trovare qualche altra specialità locale da assaporare! Comunque visto le Bialetti vendute a 70 $, ne porterò qualcuna da rivendere!

    1. La so! La so! Le empanada guava&cheese! Una roba da leccarsi i baffi!
      Comunque sì, l’idea di aprire lì un negozio Bialetti potrebbe funzionare🤣

  2. Wow! E lo ripeto, wow! Non sono mai stata a Cuba ma in questo quartiere credo che voi abbiate respirato la vera essenza dell’isola! I miei genitori ci sono stati e anche loro mi hanno detto che il gallo è proprio il simbolo dell’isola. Quanti colori: dalle foto che avete scattato mi sembra di poter sentire la tipica musica caraibica e immaginare il sorriso di chi è qui da molto tempo ma non ha mai perso le proprie radici!

    1. Il quartiere cubano ci è piaciuto tantissimo con tutti i suoi colori e aromi e la gente allegra e sorridente! E’ stato forse uno dei luoghi più caratteristici tra quelli che abbiamo visitato in Florida!

  3. Che viaggio incredibile che ci avete fatto fate. Ho scoperto tante curiosità che non sapevo come il proliferare di galli per la strada. Ripercorrere la storia di Celia Cruz poi, che meraviglia!

    1. Sono dei maledetti! Puoi stare certa che se trovi un posto auto vuoto è perchè c’è un galletto altezzoso che lo sta occupando e a te tocca scendere e spostarlo… e lui protesta pure!🤬

  4. I locali che vi parlano più spagnolo che inglese devono essere cugini alla lontana dei francesi!! Ahahah
    Comunque a Calle Ocho un giretto ce lo farei eccome anche se una Bialetti a 70$ non la prenderei mai, mi sembrano un po’ esagerati.
    L’unico mio problema sono i galli che se spuntano dal nulla e iniziano ad agitarsi, sono pericolosissimi.

    Dovrò anche cercarmi qualcosa su Celia Cruz perché sono ignorante in materia e non l’avevo mai sentita.
    Bellissimo invece il motto la cuba de ayer se vive hoy, con l’augurio che le nuove generazioni possano coronare quel sogno di ricostruire quel paradiso cristallizzato nei sogni della vecchia guardia.

    1. Non ci avevo pensato ma sì… quei local hanno qualcosa di francese, ora che mi ci fai pensare!🤣
      La cosa della Bialetti a 70$ me l’hanno detta in tanti ma immagino che se abitassi lì e non ci fosse altra soluzione, li spenderei volentieri piuttosto che limitarmi al caffè americano!

  5. Io non. mi muovo mai senza i Pocket Coffee! Quei pochi caffè che ho avuto il coraggio di ingerire all’estero per poco non mi avvelenavano. Per chi è caffeinomane è una vera sofferenza. Bellissimo questo articolo mi ha fatto conoscere una realtà davvero molto particolare.

    1. Pensa che invece al Teo piace (gli piace davvero!) il caffè IN LATTINA!!!
      … ho sposato un eretico…😭

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