Alligatori vestiti al Gator Park nelle Everglades in Florida (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism

Un tour in idroscivolante e una nonna d’eccezione

Avete presente tutti quei film e telefilm americani dove un omicida, che deve sbarazzarsi di un cadavere, lo butta nelle paludi sperando che il primo alligatore di passaggio gli risolva il problema?

Ecco, buona parte di questi scenari sono ambientati nelle Everglades, la grande zona verde che ricopre il sud della Florida, come ci hanno insegnato otto stagioni di Dexter.

Nel nostro immaginario questo posto è un’impenetrabile palude infestata da animali feroci e da zanzare formato elicottero dove si spingono solo i più intrepidi individui o i più loschi criminali in cerca di un nascondiglio sicuro.

Ma nella realtà le Everglades come sono fatte? Sono davvero così selvagge come suggeriscono le storie?

Come visitare le Everglades in ciabatte

Per rispondere a questa domanda era necessario visitare il Parco Nazionale delle  Everglads ma… ehm… diciamo che la nostra attitudine a visitare la natura selvaggia è pari a quella di un chihuahua da borsetta.

Il Teo è stato un bambino di città, tanto che fatica a riconoscere le verdure più comuni se non legge l’etichetta sulla confezione.

La nonna della Kry, invece, diceva spesso: “Sono una donna da marciapiede!”. Non in quel senso, sciocchini! Nel senso che era nata e cresciuta in città e camminare dove non c’era asfalto non era tra le sue abilità.

Sebbene i genitori della Kry abbiano cercato in ogni modo di abituarla a ad aggirarsi per fungosi boschi, lei ha sempre opposto strenua resistenza, abbracciando il credo della nonna.

Insomma, noi non possediamo le abilità per aggirarci fuori strada e manchiamo pure della necessaria attrezzatura! Non abbiamo scarpe e abbigliamento adeguati manco per farci un giro nel boschetto dietro casa, figuriamoci per affrontare un’immensa palude americana!

Ninfee nelle Everglades in Florida (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
Erba e ninfee nelle paludi delle Everglades
fiume d'erba nelle Everglades in Florida (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
Capite perchè chiamano le Everglades ‘Il fiume d’erba’?

Poi però veniamo sfiorati da un pensiero: i turisti americani sono tra i più sprovveduti al mondo e, nonostante ciò, riescono ad arrivare ovunque in ciabatte… quindi un modo per visitare le Everglades deve esserci, giusto?

Ebbene sì, un modo per visitare le Everglades anche senza essere esperti di natura selvaggia c’è! Basta recarsi comodamente in auto in uno dei tanti posti che offrono tour in idroscivolante all’interno delle paludi.

Detto fatto. Ci siamo messi in auto e in circa un’ora dal nostro motel a Miami siamo arrivati a Gator Park, che si trova sulla Route 41, la strada che taglia in due l’immensa zona palustre delle Everglades.

Qui si può salire sugli idroscivolanti in ciabatte e fare un giro nelle paludi senza problemi.

Idroscivolando qua e là

Gli idroscivolanti sono quelle barche dal fondo piatto, dotate di una grossa elica, che sembrano volare sull’acqua. Nel caso delle Everglades poi, sembrano levitare su un prato verde perché le paludi sono così piene di saw grass (letteralmente erba sega, nome dovuto ai suoi bordi frastagliati. Che cosa avete oggi con i doppi sensi?) che viste da lontano sembrano una pianeggiante distesa erbosa.

Ci sono due cose da sapere sugli idroscivolanti: la prima è che quell’enorme elica fa un casino pazzesco per cui, prima di salire, i passeggeri vengono dotati di tappi per le orecchie.

La Kry, che è cresciuta osservando dalla finestra della sua cameretta l’ameno paesaggio dei binari della linea Bologna-Milano, non si è preoccupata di mettere i tappi. Il Teo, che ha taroccato la marmitta ogni motore a sua disposizione a partire dal cinquantino fino ad arrivare alla Mustang, ha lanciato i tappi nel primo cestino.

Idroscivolante del Gator Park durante il tour Everglades in Florida (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
Giro in giostr… ehm… no, scusate! Volevamo dire giro in idroscivolante
Idroscivolante del Gator Park durante il tour Everglades in Florida (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
Qui andavamo piano ed eravamo tutti intenti a cercare di avvistare qualcosa!

La seconda cosa da sapere sugli idroscivolanti è che quegli affari vanno davvero veloci e che le guardie del parco che li guidano credono, esattamente come il Teo, che le curve vadano affrontate sempre e comunque in derapata. Se siete di quelli che stanno male sulle montagne russe noi vi consigliamo di evitarli perché tutta la prima parte del tour è una corsa folle sulle paludi.

Quando l’idroscivolante finalmente rallenta avrete la possibilità di vedere vari animali. Ovviamente non è garantito che ci siano animali ad allietare il vostro passaggio ma le Everglades sono davvero ricche di fauna selvatica, quindi le possibilità sono alte.

Noi abbiamo incrociato due alligatori, un Anhinga Americana (è un uccello piuttosto grosso), una tartaruga e vari altri volatili più piccoli.

Anhinga nel parco delle Everglades in Florida (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
Crediamo sia un’Anhinga Americana… ma chiunque ne sappia più di noi è pregato di farci sapere se la nostra supposizione è valida!
Una tartaruga nel parco delle Everglades in Florida (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
Durante il tour in indroscivolante abbiamo visto anche una tartaruga che prendeva il sole

Baby alligatori splatter

Dopo il giro nelle paludi il tour continua con una lezione da parte dei ranger su vari animali ma i veri protagonisti sono gli alligatori. In un recinto sono tenuti diversi esemplari ENORMI che, a detta della guida, sono amichevoli e tranquilli.

Vengono poi mostrati anche i cuccioli e qui c’è da dire una cosa: sul sito internet del Gator Park (e di molti altri) è specificato che non è più possibile farsi i selfie con gli alligatorini in mano.

La chiave di questa frase è “non è più”. Vuol dire che prima si poteva.

Solo a noi viene istintivo immaginarci lo scenario per il quale ora è vietato? Solo a noi compare davanti agli occhi, chiara come il sole, l’immagine di qualcuno che cerca di fotografarsi mentre da un bacino sul naso dell’alligatorino?

Comunque è meglio così, anche perché alcuni dei presenti si sono messi a urlare di paura appena i cuccioli sono stati mostrati e sono quasi svenuti alla vista del primo serpente…

Baby Alligatori al Gator Park nelle Everglades in Florida (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
Ed eccoli qui in tutta la loro dolcezza: I BABY ALLIGATORI!
Serpenti al Gator Park nelle Everglades in Florida (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
Ed ecco un ranger che mostra i serpenti ai visitatori.

Incontri ravvicinati del terzo tipo

Noi, galvanizzati da così tanti animali, appena finito il tour abbiamo deciso di percorrere la Loop Road Scenic Drive, una strada bianca di circa 40 chilometri che attraversa le paludi.

O noi siamo stati particolarmente fortunati o davvero non si fa fatica a vedere moltissimi animali lungo il percorso ma propendiamo per la seconda ipotesi.

Ora immaginatevi questa scena: la Kry vede uno scorcio particolarmente instagrammabile e con voce stridula urla in un orecchio al Teo di fermarsi. Deve urlare forte perché entrambi sono ancora un po’ sordi dopo l’idroscivolante senza tappi.

La Kry scende dall’auto e si avvicina al ciglio della strada che affaccia sulla palude e comincia a filmare. Parte da sinistra e filma il panorama verso destra fino ad arrivare al terreno proprio sotto i suoi piedi.

A questo punto, con uno salto degno di un campione olimpionico, la Kry risale sull’auto e, chiudendo la portiera di colpo, urla al Teo: “Parti!! Parti!!! C’è un alligatoreeeeee!!!”

Era proprio lì, a meno di un metro e senza barriere tra loro, subito dopo che il ranger le aveva spiegato che quegli affari, per quanto grossi, sanno saltare benissimo!

Alligatori a Gator Park nelle Everglades in Florida (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
Questi bestioni enormi erano nel recinto del Gator Park… in sicurezza (più o meno)
Alligatore sulla Loop Road Scenic Drive nelle Everglades in Florida (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
Questo no. Questo era lì, a un metro sotto i nostri piedi e senza niente a separarci!

Quello era solo il primo dei molti alligatori che abbiamo visto perché lungo la strada. Quasi ogni volta che ci siamo fermati, ce n’era qualcuno spiaggiato a prendere il sole e noi, obiettivamente, manchiamo del gusto per l’avventura necessario per goderci appieno il contatto con rettili zannuti che si aggirano vicini ai nostri piedi.

Una volta sopravvissuti a questo giro, e ritornati alla urbanissima civiltà di Miami, abbiamo indagato meglio il parco delle Everglades per capire appieno la sua importanza naturalistica. E’ stato a questo punto che ci siamo imbattuti in un personaggio fantastico: Marjory Stoneman Douglas.

La giovane ‘nonna delle Everglades’

La Marjory era nata nel 1890 in Minnesota ma si era trasferita in Florida a venticinque anni perché lì viveva suo padre, che era redattore della neonata testata giornalistica Miami Herald.

Se avete letto il nostro articolo su Miami Beach forse ricorderete che la città, nel 1915, era solo un paesone di cinquemila anime, ben lontano dalla metropoli che sarebbe diventata da lì a poco.

La Marjory però ci si trovò bene e cominciò a lavorare al giornale ma poco dopo, essendo in corso la Prima Guerra Mondiale, entrò nella Croce Rossa come volontaria e fu spedita in Francia.

Al suo rientro in patria ricominciò a lavorare come giornalista, appassionandosi a diversi temi di attualità come il diritto di voto per le donne e la pianificazione urbana responsabile visto che Miami, in poco più di dieci anni, era diventata una città con oltre centomila abitanti.

Con una colonna quotidiana sul Miami Herald, Marjory era diventata una celebrità locale ma la sua fama si cementò negli anni ’40, quando un editore la contattò chiedendole se voleva contribuire alla serie di libri ‘River of America’.

Marjory Stoneman Douglas giornalista e scrittrice di 'The Everglades: the river of grass' su Wikipedia
La giovane Marjory Stoneman Douglas (Foto da Wikipedia)
The Everglades: river of grass da Wikipedia
La copertina del libro da Wikipedia

Questa collana aveva lo scopo di istruire l’americano medio sul proprio paese attraverso opere letterarie scritte da romanzieri e poeti, piuttosto che da storici. La serie ebbe un così grande successo che alla fine si compose di sessantacinque opere pubblicate nel corso di ben trentasette anni.

Marjory accettò la proposta e cominciò a studiare il fiume Miami che però, parole sue, era “lungo circa un pollice”. Non molto impressionata dal corso d’acqua locale, la Marjory spostò la sua attenzione sulle Everglades e nel 1947 pubblicò il libro per cui è ancora oggi ricordata “The Everglades: River of Grass”.

Okay, direte voi, questa ha pubblicato un libro sulle paludi… e quindi?

Quindi il libro apriva con questa iconica frase:

Non ci sono altre Everglades al mondo

Dopo questo inizio ad effetto la Marjory cominciava ad argomentare, spiegando che non solo le Everglades erano uniche ma anche che l’acqua di queste paludi era la stessa che riempiva la falda acquifera Biscayne, l’unica che riforniva di acqua potabile il sud della Florida.

Il parco delle Everglades in Florida (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
Volete sapere se nella parte in basso fuori dall’inquadrature c’era un alligatore? Certo che c’era!
Loop Road Scenic Drive nelle Everglades in Florida (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
Alberi ai lati della strada sulla Loop Road Scenic Drive

Da lì ad affrontare lo spinoso tema dell’inquinamento delle acque e dell’imminente scomparsa di questo delicato ecosistema il passo era breve e lei, impietosa, lo compì senza esitazione.

Era un’ecologista in anticipo sui tempi e, proprio per questo, nei decenni successivi in molti la definirono addirittura una profetessa.

Diventare ‘la nonna delle Everglades’

Quando il tema dell’ecologia arrivò finalmente al grande pubblico la Majory aveva quasi ottant’anni ma questo non le impedì di fondare l’associazione ‘Friends of the Everglades’ e di partire per un tour attraverso tutti gli Stati Uniti per protestare contro l’imminente costruzione di un nuovo enorme aeroporto, che avrebbe irrimediabilmente distrutto le Everglades.

A chi le chiedeva perché si stesse incaponendo così tanto sulla questione, questa vecchietta magra e piccina rispondeva serafica:

“E compito di una donna interessarsi all’ambiente. E’ una forma estesa di gestione della casa.”

Inappuntabile.

Anhinga nel parco delle Everglades in Florida (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
Noi continuiamo a sospettare che questi uccellacci (sono grossi!) siano Anhinga
Stazione di servizio sulla Loop Road Scenic Drive nelle Everglades in Florida (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
Un vecchia stazione di servizio vintage sulla Loop Road Scenic Drive. I cartelli sulla porta dicono ‘Closed – go fishing’ e ‘Do not feed the REDNECKS!’.

Il fatto è che la Marjory era invecchiata benissimo e aveva consapevolmente deciso di approfittarsene. Sono sempre sue infatti le parole:

“La gente non può essere scortese con me perché sono una povera vecchietta. Ma io posso essere scortese con loro, poveri cari, e nessuno può fermarmi.”

E lei, forte di questa inarrestabile potenza, scosse gli animi e non risparmiò parole taglienti a nessuno. A un colonnello dell’esercito che si era chinato per raccogliere una penna caduta durante un suo intervento disse:

“Colonnello! Puoi strisciare sotto quel tavolo e nasconderti, ma non puoi sfuggirmi!”

Tanto disse e tanto fece, radunando persone e protestando a destra e a manca, che alla fine il Presidente Nixon ritirò i finanziamenti per l’aeroporto e questo non vide mai la luce.

A quel punto, forte del suo successo, pensate che si sia fermata? Macché!

Gator Park trading post nelle Everglades in Florida (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
Non so a voi, ma a noi gli alligatori vestiti da contadini del sud mettevano allegria (forse perchè almeno questi non erano vivi!)
La Kry e il Teo nelle Everglades in Florida (USA). Foto sul blog di viaggi 'Nerd in Spalla: viaggiatori poco seri' dedicato al pop-culture tourism
Secondo noi un po’ si vede che il giro in idroscivolante ci è piaciuto un sacco!

Negli anni ’80, quando era novantenne, se la prese con Ronald Reagan e, implacabile, lo attaccò senza riserve per il suo dubbio approccio alla conservazione ambientale.

Per il suo centesimo compleanno chiese, e ottenne, che in suo onore fossero piantati alberi in tutta la Florida. Ne furono piantate centomila, tra cui un cipresso calvo sul prato della villa del governatore dello stato.

A centodue anni la sua campagna per estirpare dalle Everglades le piante aliene ottenne infine successo e a centotre il Presidente Bill Clinton le assegnò la Medaglia Presidenziale per la Libertà.

A centotto anni si vociferò di inserirla nella National Women’s Hall of Fame e lei, ancora perfettamente in grado di replicare, commentò che era ingiusta anche solo l’esistenza di una Hall of Fame dedicata alle donne invece di una unica per tutti i cittadini.

Morì il 14 maggio 1998 e qualcuno disse che la sua morte era l’unica cosa che aveva potuto metterla a tacere.

Oggi la chiamano ‘La nonna delle Everglades’ ma la verità è che, nonostante tutto il suo attivismo, Marjory non amava passare del tempo nel Parco Nazionale che, con le sue parole, aveva contribuito a creare.

In realtà lei, sebbene comprendesse l’importanza di preservare quella zona, la pensava esattamente come noi:

“Nelle Everglades ci sono troppe buche, sono troppo umide e, generalmente, sono troppo inospitali!”

L’angolo dello shopping:

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14 commenti

  1. cari Kry e teo, siccome sono la vostra mamma affidataria, non posso esimermi dallo sgridarvi anche questa volta: escursioni in ciabatte? Guai a voi se vi vedo! Non mi dite che guidate in infradito! Spero che il simpatico alligatore che vi ha sorriso dalla laguna vi abbia fatto riflettere! Bacioni!

    1. E’ stata una svista!
      Ecco… siamo partiti presto al mattino, non eravamo ancora svegli e… ehm… no. Ci stiamo nascondendo dietro un dito. Ci sono bastati due giorni con i local per adottare le loro peggiori abitudini! Il Teo si è pure assuefatto alla pizza all’ananas😭
      Posso almeno tranquillizzarti su un singolo punto: non guidiamo in ciabatte. Erano sandali chiusi dietro, giuro!

  2. Te lo dico sinceramente, non è proprio posto per me! Anche se cerco gite da fare da Miami interessanti, per spronare il marito a portarmici, a everglades c’è troppo umido e animali che non gradisco 😉 Poi mi chiedo… Se soffro il mare e non riesco a salire su barche, navi e traghetti, riuscirei a non stare male su un idroscivolante?

    1. Ah! Ma io ti capisco! Secondo me ho sviluppato una seria allergia agli alligatori durante questo tour!😖
      La cosa buona è che non c’era così umido come potresti temere… ma forse il mio parere non conta, visto che abito nel regno delle nebbie perenni!
      Per il mal di mare invece non saprei. Forse lo sentiresti meno che su altri battelli perchè gli idroscivolanti vanno davvero forte. Io li paragono a una giostra più che a una barca. Tu stai male in giostra?

  3. Io ho visto i coccodrilli in Australia ma a dire il vero sono un pò refrattaria ai rettili per cui oltre ad averne paura mi fanno anche senso non mi sarei mossa tanto agevolmente nel parco, interessante però il modo di visitarlo anche se rumoroso

    1. Credimi, nemmeno noi eravamo molto agili nel parco… ci siamo blindati in auto e mettevamo fuori solo il palo con sopra la telecamera!🤣

  4. Io sto ancora ridendo per il “sono una donna da marciapiede”. A parte le battute, sicuramente questa esperienza la farei anche io seppur con un pò di timore verso i cari alligatori.

    1. La battuta era della nonna… aveva un certo spirito, lei!
      I cari alligatori invece, diciamo che li considero come i cavalli: da vivi li evito volentieri ma nel piatto sono una delizia!🤤

  5. Posso confermarti che l’uccello che hai immortalato nella prima foto è Anhinga Americana, quelli dell’ultima foto invece non te lo so dire perché non riesco a vederli bene e non conosco così bene l’avifauna americana: nel dubbio puoi aprire un account gratuito INaturalist e inserire il dato con le specifiche, ci sarà qualcuno che te lo confermerà di certo! Le Everglades sono ciò che più mi richiama nella Florida, mi piacerebbe andarci solo per queste!

    1. Sapevo di poter contare su di te per l’Anhinga! Quelli della seconda foto mi sembravano davvero uguali ma non avendo portato i teleobiettivi le foto fanno tutte schifo… sigh & sob

  6. Che mito la Marjory! Comunque voi prima di buttarvi in una strada bianca che costeggia la palude e scendere disinvoltamente a fare foto non avete trovato neanche un cartello che vi mettesse in guardia? Per fortuna è un’esperienza che puoi raccontare. Io ho un vero terrore degli alligatori e quando sono andata (a piedi perché) nella palude della Louisiana mi immaginavo da un momento all’altro un bestione che attraversava la passerella

    1. L’unico cartello che abbiamo visto diceva, testuali parole, “Alligator is real”. Il punto è che c’era davvero tanta gente che faceva il percorso in auto e tutti si fermavano e scendevano tranquillamente. Gli unici impanicati eravamo noi!
      In realtà i ranger ci hanno spiegato che gli alligatori, se non avvicinati o molestati, sono tranquilli. Quelli pericolosi sono i coccodrilli ma nelle Everglades ce ne sono solo un migliaio… ma noi mica li sappiamo distinguere così bene gli uni dagli altri, quindi dopo il primo siamo rimasti fermamente in auto e abbiamo filmato dal finestrino!

  7. Ho sempre amato rettili e alligatori e sarebbe davvero pazzesco riuscire a vederli nel loro habitat naturale, possibilmente da lontano e in tutta sicurezza. Per quanto io ami gli animali so per certo che anche un cigno, se stuzzicato male, può diventare un assassino. Non oso immaginare la collera di un coccodrillo. Avete fatto davvero un esperienza di viaggio pazzesca. ah, nemmeno io avrei messo i tappi sull’idrovolante!

    1. Noi siamo particolarmente fifoni e quindi dopo il primo alligatore gli altri li abbiamo filmati/fotografati senza nemmeno scendere dall’auto. E’ stato l’unico momento in cui ci siamo pentiti di non aver portato i teleobiettivi (ma sai… il peso delle valigie…)!

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